Borse asiatiche in forte rimbalzo, trainate dal calo del greggio e dagli spiragli sul conflitto
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Redazione Economia
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Un’ondata di acquisti ha attraversato i mercati azionari asiatici nell’arco della seduta odierna, invertendo nettamente la rotta rispetto al pesante sell-off di lunedì e regalando agli investitori un deciso recupero, con rialzi che in alcuni casi hanno superato di gran lunga le perdite accumulate appena ventiquattr’ore prima. A innescare questa vigorosa risalita, che ha visto l’indice MSCI per l’area Asia-Pacifico, Giappone escluso, guadagnare oltre il 2,6% -1, è stato principalmente un duplice fattore: da un lato, un significativo arretramento dei prezzi del petrolio, e dall’altro, le dichiarazioni rilasciate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale ha lasciato intendere che il conflitto in Medio Oriente potrebbe essere prossimo a una conclusione, affermando che la guerra è “praticamente completa”. Le parole del presidente americano, che hanno fatto da contrappeso alle tensioni geopolitiche e alle preoccupazioni per un’escalation, hanno agito come una potente iniezione di fiducia, placando, almeno temporaneamente, il panico che aveva dominato la vigilia e facendo crollare le quotazioni del greggio, con il Brent che è sceso fino a sfiorare quota 90 dollari al barile.
A Tokyo, l’indice Nikkei ha chiuso gli scambi con un progresso del 2,88% attestandosi a 54.248,39 punti -4-9, un balzo sostenuto non solo dal miglioramento del clima esterno ma anche da confortanti riscontri sul fronte macroeconomico domestico. La revisione al rialzo del prodotto interno lordo nipponico relativo al quarto trimestre del 2025, che ha mostrato una crescita dello 0,3% su base trimestrale contro lo 0,1% precedentemente stimato, ha infatti offerto agli operatori una solida ragione per scommettere sul made in Japan, suggerendo come l’economia del Paese stia chiudendo l’anno su basi più solide del previsto, grazie anche a una spesa per consumi superiore alle attese e a un aumento dei salari reali. Secondo alcune analisi tecniche, tuttavia, nonostante il brillante rialzo di ieri, che aveva visto l'indice nipponico guadagnare il 3,56%, permangono aree di resistenza da superare per una conferma definitiva del trend rialzista, con un supporto individuato a 52.776,7 punti e una resistenza a 56.095,7.
La performance più eclatante è stata però quella della piazza sudcoreana di Seul, dove l’indice Kospi ha letteralmente brillato con un balzo del 5,35% -7-9, un rimbalzo tecnico di straordinaria potenza se si considera che nella seduta precedente l’indice aveva ceduto quasi il 6%, subendo perdite talmente violente da innescare i meccanismi di interruzione delle contrattazioni. L’euforia odierna è stata tale che, subito dopo l’avvio delle negoziazioni, con il Kospi in rialzo di oltre il 5%, è scattato nuovamente il cosiddetto “sidecar” rialzista, il meccanismo che sospende per cinque minuti l'immissione di ordini programmati per raffreddare la volatilità. Un’oscillazione violenta, quella del mercato sudcoreano, che ben fotografa la fibrillazione degli investitori, divisi tra il timore per le ripercussioni di un conflitto allargato e la speranza, alimentata dalle parole di Trump, di una rapida de-escalation che scongiuri il peggio per un’economia fortemente dipendente dalle importazioni di energia e dalle esportazioni.




