Garlasco, le mail dei Ris sull'impronta e le nuove carte dell'inchiesta
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Dalla Procura di Pavia, dopo la seconda chiusura delle indagini del 28 settembre nei confronti di Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi, continua a non arrivare alcuna comunicazione ufficiale sul nuovo filone aperto sull'indagine del 2007. Il fascicolo, però, si arricchisce di documenti che finiscono puntualmente sui media, e l'ultimo in ordine di tempo riguarda lo scambio di posta elettronica tra l'allora comandante dei Ris di Parma, Luciano Garofano, e il capitano Aldo Mattei.
Al centro della corrispondenza, risalente all'agosto del 2008, ci sono le impronte di scarpa a pallini impresse nel sangue nella villetta di via Pascoli e l'attribuzione della misura a una calzatura Frau numero 42, poi riferita ad Alberto Stasi.
Le richieste contenute nelle email
Nelle mail mostrate nel corso della trasmissione Ore 14, Garofano invita il suo sottoposto a insistere su alcuni aspetti tecnici. «Se il capitano Mattei si spingesse un po' sull'unicità del disegno ed adombrasse una misura, con tutte le cautele del caso, sarebbe auspicabile», si legge in un passaggio della corrispondenza. Il comandante sollecita inoltre una trattazione sulla tipologia delle macchie che possa servire a «ridicolizzare le baggianate» del genetista Francesco Maria Avato, consulente della difesa dell'allora indagato.
La risposta di Mattei, datata 28 agosto, chiarisce i limiti dell'accertamento: le tracce parziali misurano al massimo 27 centimetri, una lunghezza che corrisponde a una taglia poco inferiore alla 42-43, ma proprio l'incompletezza del reperto rende le orme compatibili con la calzatura di Stasi. Se l'impronta fosse stata completa, precisa il capitano, l'analisi dimensionale avrebbe potuto ricavare una misura tra la 39 e la 40, e attribuirla in maniera univoca a un 42-43 sarebbe stata «un'assunzione aleatoria e assolutamente controproducente per il dibattimento».
Il nodo dei risultati sul Dna della bicicletta
Parallelamente alle mail, il nuovo filone di indagine affronta la questione dei dati grezzi relativi agli accertamenti sul Dna rinvenuto sui pedali della bicicletta di Stasi. Stando a quanto emerso, il 19 settembre 2007 un primo esame aveva prodotto un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi, risultato che aveva orientato le indagini delle prime fasi. Il giorno successivo, però, due ulteriori analisi avevano restituito esiti completamente negativi, senza alcun profilo genetico.
Della discordanza, secondo quanto comunicato dalla Procura di Pavia, non sarebbe stata trovata traccia negli atti del procedimento celebrato contro Stasi, circostanza che i consulenti della difesa hanno individuato attraverso l'esame dei dati grezzi acquisiti nel novembre 2025. La Procura ha aperto un fascicolo senza indagati per fare chiarezza sulle modalità di documentazione degli accertamenti e sulla mancata trasmissione di quei risultati alle parti.
Le difese di Garofano e la posizione dei consulenti
Sulla questione della mancata comunicazione, l'ex generale dei Ris ha replicato facendo riferimento a un verbale del 24 settembre 2007, nel quale si attesta che tutti i risultati ottenuti fino a quel momento erano stati messi a disposizione dei consulenti di parte, che avevano firmato di proprio pugno. Per Garofano, le contestazioni sollevate in queste settimane rappresentano «supposizioni strumentali non supportate dagli atti ufficiali».
Diversa la posizione degli ex consulenti della difesa Stasi, Avato e Matteo Fabbri, i quali negano di aver avuto conoscenza degli esiti negativi e hanno annunciato iniziative per tutelare la propria posizione, chiedendo di essere ascoltati dalla Procura. Il genetista Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, ha invece sostenuto che i risultati negativi sarebbero stati comunicati nel corso della riunione del settembre 2007.
Le dichiarazioni di Andrea Sempio
Nel frattempo, l'unico nuovo indagato per il delitto di Chiara Poggi è tornato a parlare in televisione. Intervistato a Porta a Porta, Andrea Sempio ha ribadito di ritenere «giusta» la condanna di Alberto Stasi, aggiungendo di non condividere il racconto alternativo che vorrebbe l'ex fidanzato della vittima innocente. «Ci sono cose che non mi convincono nel racconto alternativo che vedrebbe Stasi innocente», ha dichiarato, spiegando che alcuni elementi sollevati in queste settimane gli sembrano più logici nella versione fornita all'epoca.
Sempio ha poi affrontato il tema dell'impronta 33, quella traccia parziale sul muro delle scale a lui contestata: «È stata analizzata e non hanno trovato sangue. Per me la questione è finita lì», ha sostenuto, precisando di avere ancora la stessa misura di scarpe di allora, un 44. I suoi legali, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, hanno tempo fino al 18 ottobre per presentare eventuali controdeduzioni dopo l'avviso di chiusura indagini notificato il 28 settembre.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
