Garlasco, nell'inchiesta sull'ex pm Venditti anche bonifici e versamenti per l'ex carabiniere Spoto
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Le indagini sul cosiddetto "sistema Pavia", che vede coinvolto l'ex procuratore Mario Venditti con l'accusa di aver percepito ingenti somme di denaro – si parla di una cifra compresa tra i venti e i trentamila euro – per favorire l'archiviazione del procedimento a carico di Andrea Sempio nel 2017, si arricchiscono di un nuovo, significativo tassello. Gli investigatori, infatti, stanno esaminando una serie di movimenti finanziari sospetti, tra cui bonifici e altri versamenti, riconducibili a conti correnti intestati a un ex carabiniere, identificato come Spoto, sui quali figurano causali che hanno attirato l'attenzione della magistratura, come un "regalo per Giuseppe". Questo filone bresciano del caso Garlasco, che si intreccia con le attività di una "squadra" di ex militari che faceva capo, secondo le ricostruzioni, allo stesso Venditti e all'allora pm Pietro Paolo Mazza, cerca di far luce su dinamiche opache che lambiscono l'amministrazione della giustizia.
Il giallo delle carte secretate e la testimonianza di Garofano
Un capitolo distinto ma profondamente collegato riguarda il mistero di come documenti riservati, in particolare quelli relativi alle analisi del Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi – la cui tragica scomparsa è al centro dell'intera vicenda –, siano potuti finire prematuramente nelle mani dei legali di Andrea Sempio. I pm di Brescia, in seguito all'annuncio del suo abbandono del ruolo di consulente tecnico, hanno audito l'ex capo del Ris Luciano Garofano. Quest'ultimo ha dichiarato di aver ricevuto dagli avvocati difensori del giovane, nel gennaio del 2017, non solo la consulenza disposta dalla difesa di un altro indagato, Stasi, ma anche la relazione della Skp, la quale menzionava le telefonate di Sempio alla casa della vittima. Garofano, pur confermando di aver preso in esame quei dossier, ha precisato di non essere a conoscenza di come i difensori se li fossero procurati prima del loro formale deposito in cancelleria.
L'identificazione del misterioso "Maurizio"
Le intercettazioni ambientali, che hanno scandagliato le conversazioni tra i genitori di Andrea Sempio nel corso del 2017, hanno fatto emergere ripetutamente il nome di un uomo, "Maurizio", già noto agli atti investigativi. Gli inquirenti, i quali lo considerano una persona di interesse per le indagini, avrebbero successivamente chiesto conto di queste menzioni ai familiari del 37enne, cercando di delimitarne il ruolo e le possibili connessioni con l'intricata matassa del caso. L'identità di questa figura, il cui profilo rimane per molti versi sfuggente, è stata portata all'attenzione del pubblico nel corso di una trasmissione dedicata, aggiungendo un ulteriore elemento di complessità a un'inchiesta già densa di ombre e di passaggi da chiarire.
Le consulenze tecniche e le questioni irrisolte
Tra i documenti che hanno sollevato maggiori interrogativi vi è, in particolare, la perizia disposta dalla difesa di un altro coinvolto, la quale attribuiva al Dna ritrovato sul Corpo di Chiara Poggi una provenienza riconducibile proprio ad Andrea Sempio. La circostanza che tali carte, la cui segretezza è fondamentale per la genuinità del confronto processuale, siano state esaminate dalla controparte in anticipo rispetto ai tempi stabiliti dalla legge, pone serie questioni sul rispetto delle regole e sulla trasparenza delle procedure. La magistratura bresciana, pertanto, prosegue il suo meticoloso lavoro di ricostruzione, incrociando i dati finanziari con le testimonianze e il materiale documentale per accertare l'esistenza di eventuali illeciti.




