La guerra in Iran travolge la Formula 1, verso l'addio ai Gp in Arabia Saudita e Bahrein

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il circus della Formula 1 si prepara a fare i conti con una sospensione forzata che ridefinirà le gerarchie e i programmi del mondiale 2026. Le voci, circolate con insistenza nelle ultime ore e riportate da testate internazionali come il Daily Mail e Sky Sports, stanno per trasformarsi in una realtà ufficiale: i Gran Premi in programma in Bahrein e in Arabia Saudita, previsti rispettivamente per il 12 e il 19 aprile, verranno cancellati. La decisione, attesa in via definitiva nel corso del fine settimana del Gran Premio di Cina a Shanghai, arriva al culmine di un’escalation militare che ha infiammato il Medio Oriente, con attacchi e rappresaglie che coinvolgono Iran, Stati Uniti e Israele, un contesto che ha reso impraticabile qualsiasi valutazione positiva sul fronte della sicurezza.

Non si tratta più, quindi, di una semplice ipotesi legata alla complessa gestione della logistica, ma di una presa d’atto della realtà sul campo. Il conflitto, che ha visto la chiusura di diversi spazi aerei della regione e ha già causato oltre mille vittime civili, secondo le autorità locali, ha costretto i promotori e la Federazione a rivedere i piani. La finestra temporale per organizzare il viaggio di attrezzature e vetture, che attualmente si trovano in Cina per la tappa di Shanghai e che successivamente dovrebbero spostarsi in Giappone a Suzuka, si è di fatto chiusa: spedire il materiale in Bahrein o a Gedda significherebbe ignorare i rapporti delle agenzie di intelligence e i rischi connessi al passaggio in aree ad alto rischio.

Un calendario stravolto e un buco di trentacinque giorni

L’annullamento delle due tappe mediorientali, che rappresentano un pilastro finanziario per la Formula 1 visti gli ingenti diritti di ospitalità pagati, creerà un vuoto significativo nel calendario. Dopo l’appuntamento di Suzuka, in programma per il 29 marzo, non ci sarà più alcuna gara fino all’inizio di maggio, quando è in calendario il Gran Premio di Miami. Si tratterà di una pausa forzata di trentacinque giorni, un intervallo anomalo che non si vedeva da tempo e che costringerà le squadre a rivedere i piani di sviluppo e di gestione del personale. Le conseguenze economiche, sebbene non quantificate con precisione nei bilanci dei singoli team, rappresenteranno una voce negativa, come ha ammesso Zak Brown, amministratore delegato della McLaren, sottolineando tuttavia come la sicurezza delle persone venga prima di qualsiasi altra considerazione finanziaria.

Alcune fonti avevano ipotizzato la possibilità di sostituire i due appuntamenti con gare alternative, magari in Europa, sfruttando circuiti come Portimão in Portogallo o Imola in Italia, opzioni già valutate durante la pandemia di Covid. L’ipotesi, però, è stata rapidamente accantonata: organizzare un Gran Premio in poche settimane è un’impresa titanica sotto il profilo logistico e burocratico, e i circuiti papabili, in questo periodo dell’anno, non godrebbero di condizioni climatiche ideali. La scelta più pragmatica, e ormai data per certa, è quella di ridurre il campionato a ventidue gare, accettando la battuta d’arresto e concentrandosi sulla sicurezza di piloti, meccanici e addetti ai lavori.

Le ripercussioni sul mondiale e la questione logistica

La decisione, che il presidente della FIA Mohammed ben Sulayem aveva lasciato intendere essere imminente già nei giorni scorsi attraverso un messaggio sui social incentrato sulla “sicurezza e il benessere” come priorità assolute, arriva in un momento delicatissimo per la logistica. Parte del materiale tecnico, come quello utilizzato per i test prestagionali, è ancora fermo in Bahrein dallo scoppio del conflitto, bloccato in un'area diventata improvvisamente off-limits e impossibile da recuperare senza correre rischi inaccettabili. I team, dal canto loro, si affidano alle direttive di chi governa il circus: Jonathan Wheatley, team principal dell'Audi, ha dichiarato che nessuno metterebbe mai a repentaglio l'incolumità delle persone e che, se la strada dovesse subire una "buca", ci si adatterà, gestendo l'imprevisto come si è sempre fatto in questi anni.

L’annuncio ufficiale, che potrebbe arrivare nelle prossime ventiquattro o quarantotto ore, metterà nero su bianco ciò che nel paddock è ormai un segreto di Pulcinella: il Medio Oriente, in questo momento, è una polveriera e la Formula 1 non può e non vuole diventarne bersaglio o spettatrice involontaria. Lo stop ai Gran Premi di Bahrein e Arabia Saudita non è solo una questione di calendario, ma il riflesso di una crisi geopolitica che, di fatto, ha travolto lo sport, imponendo un brusco cambio di rotta e costringendo la categoria a rinunciare a due dei suoi appuntamenti più discussi ma anche più ricchi.

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