Roma blindata per il corteo “No Kings”, la piazza contesta il governo e le politiche di guerra
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Redazione Interno
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La capitale si è trasformata sabato in un teatro di dissenso diffuso, con il corteo nazionale promosso dal movimento “No Kings” che ha attraversato le strade centrali per tradursi, al termine di una giornata segnata da una massiccia operazione di sicurezza, in una manifestazione di massa la cui entità – trecentomila secondo gli organizzatori, venticinquemila secondo le stime delle forze dell’ordine – ha finito per ridefinire i parametri della mobilitazione prevista. L’appuntamento, nato originariamente come propaggine italiana di una protesta globale contro l’amministrazione Trump, ha assunto in transatlantico contorni specifici, catalizzando le energie di un fronte ampio che va dai sindacati ai collettivi studenteschi, dalle associazioni pacifiste ai centri sociali, in una cornice di forte critica all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. A rendere l’operazione di controllo particolarmente complessa, come emerso nei giorni precedenti durante il Comitato per l’ordine e la sicurezza in Questura, era stata la consapevolezza che il preavviso di quindicimila partecipanti potesse essere abbondantemente superato, anche alla luce della capacità di attrazione esercitata da frange antagoniste come i militanti di “Askatasuna”, il centro sociale torinese sgomberato lo scorso dicembre.
Un dispositivo di sicurezza imponente tra attese e sorprese
Oltre mille agenti tra Polizia di Stato, carabinieri e Guardia di finanza, supportati dalle unità della polizia locale di Roma Capitale, sono stati dispiegati lungo il percorso e nei punti nevralgici della città, con particolare attenzione agli arrivi dei pullman provenienti da fuori regione e ai caselli autostradali, dove i controlli si sono fatti più serrati. Nonostante il clima di massima allerta – alimentato anche dalle recenti vicende legate agli anarchici morti in un’esplosione al parco degli Acquedotti – la giornata non ha registrato particolari episodi di violenza di rilievo, se si escludono alcuni momenti di tensione circoscritti e la consueta ritualità della protesta estrema. Tra questi, l’accensione di fumogeni da parte di alcuni attivisti in Viale Manzoni, dove sono stati dati alle fiamme cartelloni raffiguranti le bandiere degli Stati Uniti e di Israele, accompagnati da scritte contro il genocidio, e la comparsa di una ghigliottina di cartone nei pressi di piazza Santa Maria Maggiore, dinanzi alla quale sono stati esposti a testa in giù i ritratti del presidente del Senato Ignazio La Russa e del ministro della Giustizia Carlo Nordio, oltre a quello della premier.
I simboli della protesta tra politica internazionale e carcere duro
Il corteo, partito nel pomeriggio da piazza della Repubblica con un corteo che ha sfilato al ritmo di cori come “Giù la corona, il Re è nudo” e “E anche la Regina”, in diretta riferimenti al capo del governo, ha visto sventolare una quantità imponente di bandiere palestinesi, segno di come la questione mediorientale costituisca uno dei punti di saldatura emotiva più forti per i manifestanti. I giovani della cosiddetta “generazione Gaza” hanno scandito slogan contro il riarmo, con la richiesta esplicita “se ci armate, non partiamo”, raccogliendo l’eco delle voci di chi, come il medico settantacinquenne arrivato da Messina, ha raccontato il proprio impegno in missioni di pace e il “senso di vergogna” nell’associare il proprio paese a una politica estera giudicata bellicista.
Non sono mancate le istanze legate al mondo dell’anarchismo e delle carceri: uno striscione esposto dagli attivisti in piazza dell’Esquilino chiedeva l’abolizione del regime di carcere duro (41 bis) con la scritta “Contro il 41 bis, Alfredo libero”, in riferimento all’anarchico Alfredo Cospito, mentre un altro gruppo ha voluto ricordare i due anarchici deceduti nella recente esplosione romana. La manifestazione ha anche offerto spunti di polemica politica già prima del suo inizio, quando l’europarlamentare Ilaria Salis, presente al corteo tra le fila di Alleanza Verdi e Sinistra, ha denunciato sui social di aver subito un controllo preventivo in albero da parte della polizia, episodio definito dalla diretta interessata come “l’effetto del decreto sicurezza” e sintomo di uno stato di polizia, mentre la Questura ha precisato che si è trattato di un semplice controllo documentale interrotto non appena accertata la qualifica istituzionale della persona.
Un percorso modificato per l’affluenza straordinaria
L’imponente partecipazione, che ha portato gli organizzatori a parlare di una marea umana di trecentomila persone, ha costretto a una modifica logistica del percorso concordata con la Questura: dopo essere passato per via Cavour, piazza Santa Maria Maggiore e via Merulana, il corteo non si è sciolto a piazza San Giovanni, ma ha proseguito verso piazzale del Verano, occupando per diverse ore un tratto della Tangenziale Est. Tra i partecipanti, oltre ai portavoce del movimento “No Kings”, figuravano il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, i deputati di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, oltre a una delegazione dell’Anpi e di Emergency, a testimonianza dell’ampio spettro sociale e politico che ha risposto all’appello. La piazza, animata da una variegata umanità che comprendeva intere famiglie e rappresentanze studentesche giunte da tutta Italia, ha voluto ribadire una distanza netta dalle politiche governative, con slogan come “Meloni vattene” che hanno accompagnato il serpentone fino al termine della giornata.




