Albania, scatta il primo rimpatrio. Piantedosi: «Presto altre partenze»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre le polemiche sull’accordo Italia-Albania continuano a infiammare il dibattito politico, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato ieri il primo rimpatrio effettuato dal centro di Gjader, struttura albanese dove vengono trasferiti i migranti trattenuti nei Cpr italiani. «Primo rimpatrio dall’Albania di un cittadino straniero», ha twittato il titolare del Viminale, sottolineando come si tratti di un passo avanti nell’applicazione del protocollo siglato con Tirana. L’uomo, un bengalese di 42 anni già trattenuto in un centro italiano, è stato rispedito nel suo paese d’origine dopo il trasferimento nel centro albanese, che il governo definisce «funzionante».

Tuttavia, proprio mentre il ministro rivendicava l’operazione come un successo, una sentenza della Corte d’appello di Tirana rischia di minare l’intero impianto dell’accordo. La decisione riguarda un migrante marocchino che, dopo essere stato trasferito da un Cpr italiano a quello di Gjader, ha presentato domanda d’asilo. I giudici albanesi hanno stabilito che in questi casi il trattenimento in Albania non è legittimo, costringendo il rimpatrio in Italia. Una circostanza che, se confermata in altri casi, vanificherebbe lo scopo stesso del patto, concepito per ridurre la pressione sui centri italiani.

L’annuncio di Piantedosi arriva dopo mesi di polemiche sull’effettiva operatività delle strutture albanesi, più volte descritte come semivuote nonostante gli sforzi del governo di «travasare» migranti dall’Italia. Se da un lato il ministro insiste nel presentare il rimpatrio del bengalese come l’inizio di un meccanismo ormai avviato, dall’altro la sentenza della Corte albanese solleva dubbi concreti sulla sostenibilità del progetto. Senza contare che, come dimostra il caso del marocchino, il trasferimento in Albania non blocca automaticamente le richieste d’asilo, lasciando aperta la possibilità di un ritorno in Italia.

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