Garlasco, le tv e il caso Poggi: tra porte a soffietto e «illusioni fotografiche»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il delitto di Garlasco, con la sua scia di ipotesi mai del tutto sopite e i nodi giudiziari che sembrano resistere al trascorrere degli anni, continua a rappresentare un formidabile catalizzatore per l’opinione pubblica, quella che si forma meno nei bar (dove le chiacchiere, per loro stessa natura, lasciano il tempo che trovano) e molto più nei salotti televisivi. Ed è proprio all’interno di questi ultimi – va detto – che si alimentano quelle che ormai possono essere definite delle vere e proprie «tifoserie», schieramenti emotivi e razionali che si nutrono di ogni nuovo dettaglio emerso, di ogni ricostruzione per quanto parziale, di ogni scontro tra i protagonisti di un caso che non smette di offrire sottotrame infinite. Tra le poche certezze e i moltissimi dubbi, i programmi di approfondimento hanno fatto dell’omicidio di Chiara Poggi un cavallo di battaglia, e non potrebbe essere altrimenti, data la complessità dell’intreccio.

La lite in diretta tra Giletti e Garofano: gradi e provocazioni

L’ultimo episodio destinato a far discutere arriva da «Lo stato delle cose», il programma di Rai 3 condotto da Massimo Giletti, dove il dibattito su Garlasco è degenerato in uno scontro acceso, furibondo quasi, tra il giornalista e l’ex comandante del Ris, Luciano Garofano. Al centro della discussione, uno degli elementi tecnicamente più controversi dell’intera vicenda: la porta a soffietto della cantina, il locale in cui fu ritrovato il senza vita della giovane. Garofano, con la fermezza di chi ha diretto gli investigatori scientifici, ha difeso il lavoro dei suoi uomini, parlando di analisi complete e respingendo le critiche mosse da chi, negli anni, ha contestato la gestione di quella scena del crimine. Secondo l’ex comandante, alcune immagini contestate non sarebbero altro che frutto di «illusioni fotografiche», una tesi che ha scatenato la reazione di Giletti. «Non me ne frega niente dei gradi – ha tuonato il conduttore –, sto facendo domande a cui lei non risponde». Dall’altra parte, la replica secca: «Lei vuole provocarmi, non merita nessuna risposta».

Striscia la notizia e il veterinario senza laurea: crudeltà e telecamere nascoste

Non solo Garlasco, però, nell’ecosistema televisivo che cavalca i fatti di cronaca. «Striscia la notizia», il tg satirico di Canale 5, ha portato alla luce un’altra storia dai contorni inquietanti, stavolta legata al mondo della cura degli animali. In un servizio del programma, l’inviato Luca Abete viene ripreso mentre corre dietro a un veterinario in fuga. L’uomo, si scopre grazie alle telecamere nascoste, non è affatto un professionista abilitato: non ha mai conseguito la laurea, sebbene i clienti – ignari della situazione – gli affidino i propri animali domestici con piena fiducia. E non finisce qui, perché le indagini televisive hanno documentato anche ben altro: lo stesso falso veterinario si sarebbe detto disposto a pratiche crudeli e illegali. A chi volesse abbandonare un cane, l’individuo avrebbe proposto niente meno che l’uccisione dell’animale, giustificandola poi ai proprietari come l’esito di una tac – inesistente – che avrebbe rivelato un tumore alle ossa. Un meccanismo di inganno spietato, smontato pezzo dopo pezzo dal lavoro di documentazione del programma.

La porta, i Ris e le «certezze» che dividono l’opinione televisiva

Tornando al caso di Garlasco, l’elemento della porta a soffietto rappresenta da sempre un crogiolo di interpretazioni divergenti. Da una parte, chi come Garofano rivendica la correttezza metodologica delle indagini, sostenendo che ogni rilievo fu eseguito secondo protocollo e che le foto contestate vanno lette con gli occhi del tecnico, non con quelli del profano. Dall’altra, chi invece – e Giletti in questo caso si fa portavoce di un certo scetticismo diffuso – ritiene che quelle stesse immagini, quelle della cantina, siano state valutate con superficialità o, peggio, che alcuni particolari siano stati trascurati. La lite in diretta, con frasi come «indagini fatte con i piedi» pronunciate nel corso della trasmissione, ha messo in luce quanto sia profondo il solco tra le diverse posizioni. I toni si sono scaldati al punto che lo scambio di battute è diventato quasi un faccia a faccia giudiziario, con i gradi militari dell’ex comandante da un lato e la spregiudicatezza giornalistica dall’altro. Nessuna mediazione è riuscita a emergere, e il dibattito si è chiuso senza che le rispettive tesi facessero un passo l’una verso l’altra.

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