Vanessa Scalera dice addio a Imma Tataranni: la chiusura del cerchio dopo cinque stagioni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è un’intensità ruvida, a tratti persino scomoda, nel modo in cui Vanessa Scalera ha vestito i panni di Imma Tataranni per sette anni. Nata a Mesagne il 5 aprile 1977 e cresciuta a Latiano, in quella Puglia che non ha mai dimenticato, l’attrice arriva a Roma nel 1996 insieme ai genitori, entrambi infermieri. Nessuna raccomandazione, nessun lasciapassare ereditario: solo la frequenza della scuola di teatro La Scaletta, un percorso formativo classico che l’ha tenuta lontana dalle scorciatoie. È quel contesto, privo di agganci nel mondo dello spettacolo, a forgiare un’interpretazione che non concede nulla alla gratificazione facile del pubblico.

Una carriera costruita sul palcoscenico prima della consacrazione televisiva

Prima che il grande pubblico la identificasse con il sostituto procuratore di Matera, Scalera ha accumulato decenni di esperienza tra le quinte e sul set. Il debutto teatrale risale al 1996, in Tamburi nella notte di Brecht, mentre le prime apparizioni televisive in serie come R.I.S. Roma e Distretto di Polizia l’hanno gradualmente affinata. Il salto di qualità, però, arriva con la fiction di Rai 1 che nel 2019 la lancia definitivamente. A distanza di cinque stagioni, il successo – misurato in ascolti solidi e costanti – non ha però scalfito una consapevolezza precisa: la decisione di fermarsi qui, quando il personaggio è ancora integro, è stata presa con lucidità dalla stessa attrice.

L’ultima puntata e il caso della cisterna antica

Questa sera, domenica 29 marzo, Rai 1 manda in onda l’episodio conclusivo della quinta stagione, un appuntamento che vale molto più di un semplice finale di serie. Il Titolo scelto, “Nessuno si salva da solo”, suggerisce già il disfacimento di equilibri consolidati: mentre Imma studia per diventare procuratore capo e si confronta con l’ipotesi di un trasferimento a Milano, si trova a indagare sulla morte di un uomo ritrovato senza vita nella cisterna antica di Matera. La vittima è stata freddata con un colpo di pistola alla nuca – l’esecuzione di un professionista – e l’indagine costringe la pm a muoversi tra il silenzio dei fornai della città vecchia e la realtà del carcere, luoghi dove la verità ha un costo.

Sul versante privato, la crisi tocca il punto più alto: la figlia Valentina decide di andare a vivere in comunità e, nel tentativo di contribuire alle spese, arriva quasi a vendere un oggetto prezioso tramandato dalla nonna. Solo l’intervento combinato delle due nonne e la mediazione di Pietro, l’ex marito interpretato da Massimiliano Gallo, riescono a ricucire lo strappo. È proprio in quel fragile ritrovarsi, durante il rogito per la vendita della casa, che tra i due riaffiora l’affetto sopito, quasi a dimostrare che il distacco è servito per misurare la profondità del legame.

Un addio annunciato senza possibilità di ripensamento

La notizia che la domanda per il ruolo di procuratore capo a Milano è stata accettata chiude l’ultimo episodio con una scelta obbligata, ma è fuori dallo schermo che si consuma il vero epilogo. Vanessa Scalera ha più volte ribadito di aver dato tutto a Imma Tataranni, sottolineando come l’idea iniziale prevedesse solo due stagioni e come le cinque realizzate rappresentino già un regalo per il pubblico. “Tirare la corda non fa bene agli artisti”, ha detto recentemente, spiegando che non c’è amarezza ma la consapevolezza di aver raccontato tutto ciò che c’era da raccontare. I venti episodi complessivi hanno chiuso tutte le linee narrative aperte, e con l’uscita di scena della protagonista – che ha sempre coinciso con l’anima stessa della serie – la produzione non prevede al momento un proseguimento.

Restano, nell’immaginario televisivo, le tracce di una figura femminile fuori dagli schemi: irruenta, libera, profondamente onesta. Scalera ha confessato di aver messo nel personaggio tratti di sé che nella vita reale tiene a freno, trovando in Imma il veicolo per esprimere un’intemperanza altrimenti inespressa. È stato un lavoro di osmosi, durato sette anni, che l’attrice ha deciso di interrompere mentre la percezione comune era ancora quella di un prodotto solido, prima che la ripetizione togliesse verità a quel ritratto.

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