Automotive, l’allarme Fiom su Cassino: «Servono garanzie per l’occupazione»
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Redazione Economia
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L’eventuale arrivo di gruppi cinesi nell’automotive a Cassino deve partire da una condizione precisa: garantire occupazione e produzione nello stabilimento laziale. È la posizione espressa da Di Traglia della Fiom Cgil, intervenuto sulle indiscrezioni che collegano nomi come Byd e Dongfeng al futuro dell’impianto. Per il sindacato il tema non riguarda tanto quale marchio possa entrare, quanto le conseguenze concrete sul territorio, in una fabbrica descritta da tempo come ferma e con livelli produttivi ridotti. Il rischio indicato è quello di un impatto pesante sull’occupazione diretta e soprattutto sull’indotto locale, nel caso in cui venisse privilegiata una filiera asiatica più conveniente rispetto alla componentistica prodotta sul territorio.
La Fiom non chiude quindi alla presenza cinese nell’automotive italiano, ma chiede un piano definito e trasparente che eviti ricadute industriali negative. L’attenzione si concentra sulla necessità di mantenere attiva la rete produttiva collegata allo stabilimento di Cassino, evitando che il ricorso a fornitori esterni possa svuotare progressivamente la filiera locale. Sindacati e istituzioni seguono gli sviluppi senza bocciare a priori l’interesse del Dragone per il Lazio, ma pongono una serie di condizioni considerate indispensabili per garantire continuità produttiva e livelli occupazionali adeguati.
Byd, Maserati e le ipotesi sull’industria europea
Tra le ipotesi che continuano a circolare c’è anche quella di un possibile legame tra Byd e Maserati. Non esiste alcuna trattativa ufficiale e Stellantis ha già raffreddato più volte le voci su una possibile vendita del marchio del Tridente, ma l’accostamento tra il costruttore cinese e il brand italiano viene letto come un segnale dei nuovi equilibri dell’industria automobilistica internazionale. Maserati resta per ora una suggestione che accompagna la strategia europea di Byd, interessata a rafforzare la propria presenza nel continente anche attraverso stabilimenti produttivi già esistenti.
Secondo diverse ricostruzioni, il gruppo cinese starebbe osservando con attenzione alcune fabbriche europee sottoutilizzate, comprese realtà italiane. In questo scenario il nome di Cassino torna al centro del dibattito insieme a quello di altri impianti che potrebbero diventare strategici per i produttori asiatici intenzionati a consolidarsi nel mercato europeo. L’interesse verso strutture già operative consentirebbe infatti di accelerare i tempi industriali in una fase di forte trasformazione del settore automotive.
La Spagna e la corsa delle case cinesi agli stabilimenti europei
La Spagna viene indicata come uno dei principali punti di riferimento per l’espansione cinese nel settore auto europeo. Il Paese iberico, secondo produttore di automobili in Europa dopo la Germania, sta attirando l’interesse di diversi marchi orientali intenzionati a produrre direttamente nel continente. Lungo la penisola si stanno sviluppando collaborazioni e coabitazioni industriali tra gruppi occidentali e asiatici, come quelle che coinvolgono Stellantis e Leapmotor oppure Ford e Geely. Anche Saic, proprietaria di Mg, guarda alla Galizia come possibile area strategica.
Il movimento dei costruttori cinesi verso la Spagna viene letto anche come una risposta ai dazi europei, con l’obiettivo di rafforzare la produzione locale e consolidare la presenza sul mercato continentale. In questo contesto si inseriscono le valutazioni sugli impianti italiani e sulle fabbriche considerate sottoutilizzate. Per il sindacato il nodo centrale resta però quello delle garanzie industriali: senza un piano capace di tutelare lavoro, produzione e componentistica, l’ingresso di nuovi soggetti nell’automotive rischierebbe di avere effetti pesanti sull’intera filiera collegata a Cassino.




