L’altra domenica, quella volta che Arbore e Porcelli riscrissero le regole della tv
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Era il 28 marzo del 1976, un'altra epoca, un'altra storia, quando sulla Rete 2 – che poi sarebbe diventata l’odierna Rai 2 – irruppe un programma destinato a cambiare per sempre il modo di fare televisione nel paese. “L’altra domenica” di Renzo Arbore e Ugo Porcelli, di cui oggi si celebrano i cinquant’anni, non fu semplicemente un programma: fu una vera e propria fucina di primogeniture televisive, un cantiere sperimentale dove l’impegno e il disimpegno, la cultura alta e la comicità surreale si mescolavano senza soluzione di continuità. A raccontarlo, con la verve di chi c’era, è lo stesso Arbore che ha rivendicato più volte come quella trasmissione rappresenti “la culla della tv moderna”, un’operazione nostalgia che in questi giorni torna prepotentemente alla ribalta grazie anche alla “stoccata” bonaria arrivata da Fiorello nella puntata de “La Pennicanza” – un omaggio che ha riacceso i riflettori su quello show che, nelle intenzioni, voleva essere l’alternativa al più tradizionale contenitore di “Domenica In”.
Per comprendere la portata di quel fenomeno, occorre ricordare il contesto: tre stagioni, dal ’76 al ’79, in cui Arbore e Porcelli portarono in scena un’idea di televisione totalmente inedita. Lontana dal rigido schema del varietà classico, la trasmissione si reggeva su un’impalcatura di corrispondenze surreali da ogni parte del mondo, quiz telefonici che per la prima volta coinvolgevano direttamente i telespettatori da casa – una scommessa non da poco, dato che lasciare la linea aperta in diretta era considerato un rischio enorme – e una galleria di personaggi destinati a diventare icone. Tra questi, c’era il debutto di una giovanissima Milly Carlucci, le “ragazze parlanti” come Silvia Annichiarico, le scandalose (per l’epoca) Sorelle Bandiera che chiudevano le puntate con il tormentone “Fatti più in là”, e poi un esordiente Roberto Benigni, stravaccato in poltrona nei panni di un improbabile critico cinematografico.
Era una tv che si permetteva di osare. La forza del programma, come spiegato dallo stesso ideatore, risiedeva nella capacità di trasferire sul video lo spiritaccio della radio, quella stessa libertà sperimentata con Gianni Boncompagni in “Alto Gradimento”. Non c’erano solo i collegamenti con Mario Marenco (che interpretava “Mister Ramengo”), ma anche le corrispondenze di Isabella Rossellini da New York, le incursioni di Andy Luotto (il famoso “cugino americano”) e i cartoni animati di Maurizio Nichetti firmati GASAD. In un’Italia che ancora scopriva il colore, con la prima edizione parzialmente in bianco e nero, “L’altra domenica” riuscì a ritagliarsi un ruolo di nicchia che presto divenne di massa, arrivando a raccogliere milioni di telespettatori e a rappresentare un modello per l’intrattenimento futuro.
A cinquant’anni di distanza, il dibattito sull’eredità di quel format è tornato di attualità, come dimostra la recente puntata di “Domenica In” in cui Fiorello ha voluto sottolineare come quell’esperienza abbia rappresentato una svolta epocale, “l’alternativa” a ciò che c’era prima. Arbore, che in queste ore ha ricordato come il programma fosse nato grazie alla neonata concorrenza tra le reti Rai voluta dal direttore Massimo Fichera, ha avuto modo di ribadire che “L’altra domenica” non fu solo un programma di intrattenimento, ma un vero e proprio rotocalco sullo spettacolo, capace di ospitare da David Bowie a Paolo Villaggio, da Vasco Rossi a Pino Daniele, contribuendo a formare il gusto di un pubblico che, fino a quel momento, aveva avuto poche occasioni di vedere una simile mescolanza di generi.
Il ricco cast di quella stagione irripetibile – che comprendeva anche Giorgio Ariani, Giorgio Bracardi, e la regia di Salvatore Baldazzi – dimostrò che la televisione poteva essere al contempo colta e irriverente, popolare e sperimentale. Le rubriche, i giochi come “Indovina indovinello dove sta la Caramello?” e l’uso sapiente del sarcasmo costruirono un linguaggio nuovo, fatto di citazioni, nonsense e una rara libertà creativa. Se oggi si parla di “tv moderna”, molti dei meccanismi utilizzati da Arbore e Porcelli in quel lontano 1976 rappresentano ancora un punto di riferimento imprescindibile, un’eredità che va ben oltre la semplice nostalgia e che, come spesso accade con le vere rivoluzioni, continua a far discutere.
L’eredità di un format e la sua attualità
Quella trasmissione, definita dal suo creatore “la culla di tantissime primogeniture”, non solo lanciò personaggi destinati a dominare la scena per decenni, ma introdusse anche un metodo di lavoro che rompeva con la tradizione. La capacità di mescolare in diretta musica, satira, inchieste giornalistiche e puro divertimento creò un modello che negli anni successivi sarebbe stato ripreso e declinato in mille modi, ma mai del tutto eguagliato. La risposta della concorrenza, con la nascita di “Domenica In” pochi mesi dopo, non fece altro che certificare l’impatto di quel fenomeno: il pubblico aveva scoperto che la domenica poteva essere anche “un’altra” cosa, più libera, più vicina ai fermenti culturali che attraversavano il paese.
Il peso della memoria nella tv di oggi
Nel celebrare questo anniversario, l’attenzione si concentra su come quel laboratorio creativo abbia influenzato generazioni di autori e conduttori. Dalle sperimentazioni musicali alle incursioni nel cinema, con il successivo film “Il Pap’occhio” che vide la stessa squadra riunita, il percorso di Arbore e della sua banda rappresenta un caso unico di longevità artistica legata a un preciso momento storico. La “stoccata” di Fiorello, pur nella leggerezza del contesto, ha riportato alla luce un concetto fondamentale: in un’epoca di palinsesti standardizzati, l’idea di un’alternativa reale, di una tv che non ha paura di sbagliare pur di essere innovativa, è forse il lascito più importante di quelle tre stagioni passate alla storia.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
