Sanremo, il trionfo di Nicolò Filippucci tra le Nuove Proposte: il suo brano “Laguna” convince pubblico e giurie

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La settantaseiesima edizione del Festival della canzone italiana, condotta e diretta da Carlo Conti affiancato per questa terza serata da Laura Pausini, ha emesso il suo primo verdetto irrevocabile. Tocca proprio all’ex allievo di Amici, quel Nicolò Filippucci che proprio nel 2025 aveva dovuto lasciare la scuola di Maria De Filippi in semifinale scatenando un vespaio di polemiche tra i fan, raccogliere il testimone lasciato idealmente dai vincitori delle passate edizioni. Il diciannovenne umbro, originario di una regione che vanta una solida tradizione musicale corale — e infatti lui stesso ha mosso i primi passi in un coro locale all’età di nove anni, prima di impugnare la chitarra e affinare la tecnica tra Conservatorio e lezioni private — ha convinto la platea dell’Ariston e chiunque lo stesse guardando da casa con “Laguna”, il brano con cui si è presentato in questa kermesse. Una canzone che lui stesso ha più volte descritto, nel corso delle interviste rilasciate nei giorni scorsi, come un attraversamento della malinconia, un racconto intimo che evoca paesaggi interiori più che descrivere luoghi fisici, e che evidentemente ha trovato una corrispondenza profonda nel meccanismo di voto misto che ha decretato il suo successo.

La finale a due e i riconoscimenti della critica per Angelica Bove con “Mattone”

Nella sfida finale che ha aperto la terza puntata del Festival, andata in onda nella serata di giovedì 26 febbraio, Filippucci ha avuto la meglio su Angelica Bove, l’altra giovane promessa arrivata all’atto conclusivo dopo aver superato nelle serate precedenti rispettivamente il trio Blind, El Ma & Soniko e Mazzariello. Per la Bove, che proponeva il brano dal Titolo evocativo “Mattone”, non è arrivata la vittoria assoluta, ma una doppia consolazione che pesa come un macigno in termini di prestigio. Il suo nome, infatti, è stato chiamato due volte a margine del verdetto finale: prima per ritirare il Premio della Critica intitolato a Mia Martini, un riconoscimento che negli anni ha spesso lanciato carriere parallele e più longeve rispetto a quelle dei vincitori effettivi, e subito dopo per il Premio della Sala Stampa Lucio Dalla, riservato alla categoria Nuove Proposte. La cantautrice, che ha ammesso di essersi formata in modo autodidatta e di voler raccontare con la sua musica frammenti autentici di sé, ha così incassato l’approvazione dei giornalisti presenti al Roof e delle radio, un termometro che potrebbe rivelarsi decisivo per il suo futuro discografico al di là della classifica dettata dal combinato disposto di televoto, giuria delle radio e sala stampa.

Il meccanismo di voto e il peso delle giurie nella competizione canora

A rendere definitiva l’affermazione di Filippucci, come da regolamento ampiamente pubblicizzato nei giorni precedenti, è stato il sistema di ponderazione che ha messo insieme i tre differenti umori del pubblico e degli addetti ai lavori. Il Televoto, espresso da casa, ha inciso per il 34% sulla sorte dei due finalisti, mentre il restante 66% è stato suddiviso equamente tra i pareri della Giuria della Sala Stampa Tv e Web e quelli della Giuria delle Radio. Un bilanciamento studiato per evitare che il solo consenso popolare potesse determinare l’esito, ma allo stesso tempo per non lasciare tutto il potere in mano agli esperti. Quando Laura Pausini, visibilmente emozionata nel ricondurre i due giovani proprio in quel punto del palco in cui lei stessa venne portata per mano da Pippo Baudo nel lontano 1993, anno della sua affermazione con "La solitudine", ha augurato a entrambi di portare la musica italiana nel mondo, la sensazione era che per entrambi gli artisti, seppur con destini diversi, il Festival avesse già aperto una strada. Per Filippucci, quella lastricata dal Leone d’Argento conquistato; per la Bove, quella più impervia ma talvolta più gratificante della critica, che guarda alla sostanza e alla profondità del messaggio racchiuso in un “Mattone” che ha evidentemente colpito nel segno.

La serata e gli ospiti sul palco tra musica e televisione

La cornice in cui si è inserita la proclamazione è stata quella di una terza serata ricca di ospiti e momenti di spettacolo variegati, a dimostrazione della natura composita del Festival. Accanto ai due conduttori principali, hanno calcato il palco dell’Ariston la top model russa Irina Shayk, che ha scherzato con Conti dichiarandosi lì per lui, e il comico Ubaldo Pantani, calatosi nuovamente nei panni di una delle sue imitazioni più celebri, Lapo Elkann. Ma il momento di maggiore intensità collettiva, al netto della competizione canora, è stato probabilmente il tributo a Mogol, il paroliere che a novant’anni (li compirà ad agosto) continua a rappresentare la spina dorsale della musica leggera italiana: l’intero Teatro Ariston si è alzato in piedi per rendere omaggio a chi ha scritto pagine indelebili del repertorio nazionale, mentre sul palco scorrevano le immagini di brani che appartengono all’immaginario di generazioni intere. Tra un omaggio e l’altro, la gara dei Campioni è proseguita con le esibizioni degli altri quindici Big in lizza, quelli che non si erano esibiti nella seconda serata, in attesa di decretare nei prossimi giorni il vincitore assoluto di questa settantaseiesima edizione.

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