Russia al voto per la Duma, un plebiscito senza opposizione e con le urne nei territori ucraini

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In Russia si è chiuso il terzo e ultimo giorno di votazioni per il rinnovo della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento federale. Si tratta del primo appuntamento elettorale parlamentare da quando, nel febbraio del 2022, è iniziata quella che Mosca continua a definire una «operazione militare speciale» in Ucraina. Gli oltre 90mila seggi distribuiti sugli undici fusi orari del Paese hanno aperto i battenti venerdì 18 settembre, per chiudere domenica sera alle 20:00 ora locale.

Il capo dello Stato, Vladimir Putin, ha votato online dal proprio ufficio, come mostrato in un video diffuso dal Cremlino, mentre nei giorni precedenti aveva presentato la consultazione come una prova di sostegno alle truppe impegnate al fronte.

Un'offerta politica blindata

Il ventaglio di opzioni a disposizione degli elettori appare, però, alquanto ristretto. A contendersi i 450 seggi della Duma, assegnati per metà con sistema proporzionale e per metà in collegi uninominali, sono dieci formazioni politiche. Nessuna di esse critica l'andamento del conflitto in Ucraina: tutte le principali sigle ammesse alla competizione, da Russia Unita al Partito Comunista, passando per l'ultranazionalista LDPR, hanno votato a favore dell'annessione dei territori ucraini e delle leggi restrittive approvate negli ultimi anni.

L'assenza di un'alternativa reale non è casuale: nelle settimane precedenti al voto è stato escluso il partito Yabloko, l'unica formazione che aveva pubblicamente preso posizione contro la guerra.

L'esclusione di Yabloko e le candidature cancellate

La Corte Suprema russa ha annullato a metà agosto la registrazione della lista federale di Yabloko, accogliendo un ricorso presentato dal presidente del partito Rodina, Aleksej Zhuravlev, che accusava la formazione liberale di violazioni finanziarie e di legami con organizzazioni considerate estremiste. La decisione è stata confermata in appello pochi giorni dopo, rendendo definitiva l'estromissione dalla competizione proporzionale, anche se non ha riguardato i candidati nei collegi uninominali.

A pesare, secondo diversi osservatori, sarebbe stato soprattutto il timore per una possibile crescita elettorale di Yabloko, accreditato dai sondaggi di un consenso attorno al 10%, in netta crescita rispetto al misero 1% ottenuto alle precedenti consultazioni. Il partito avrebbe potuto intercettare il voto di quella fascia di elettorato, in particolare giovanile, contraria al conflitto.

La repressione degli esponenti critici

L'esclusione dalla scheda elettorale è stata accompagnata da un'ondata di provvedimenti giudiziari contro esponenti di spicco della formazione. Il vicepresidente di Yabloko, Lev Shlosberg, è stato condannato a undici anni e un mese di reclusione con l'accusa di aver diffuso informazioni false sulle forze armate e di averne minato la reputazione; una pena che si aggiunge a quella inflitta in giugno al vicesegretario Maksim Kruglov, fermato e poi condannato a sette anni per un post pubblicato sui social contro la guerra.

Anche i candidati locali del partito hanno subito un vero e proprio stillicidio di ricorsi: nella sola regione di Chelyabinsk, tutti e cinque i rappresentanti di Yabloko nei collegi uninominali sono stati cancellati dalle schede dopo una serie di azioni legali promosse da candidati di altri partiti e tutte accolte dai tribunali.

Il voto nei territori annessi

Per la prima volta, alle urne sono stati chiamati anche i residenti delle quattro regioni ucraine che Mosca ha dichiarato annesse nel settembre del 2022, ovvero Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson, oltre alla Crimea, entrata a far parte della Federazione già nel 2014. Secondo le autorità russe, nelle quattro nuove regioni risulterebbero iscritti più di 3,5 milioni di elettori. Il voto in queste aree è iniziato con largo anticipo rispetto al resto del Paese, alla fine di agosto, con la motivazione ufficiale di garantire la sicurezza dei seggi.

Le autorità ucraine hanno definito la consultazione nei territori occupati una «farsa» e hanno invitato la comunità internazionale a non riconoscerne né lo svolgimento né i risultati.

Attacchi e tensione ai seggi

La giornata di domenica è stata segnata da episodi di violenza nelle zone di confine. Un seggio elettorale allestito in una scuola nel villaggio di Prishib, nel distretto di Mikhailovsky della regione di Zaporizhzhia, è stato colpito da un attacco attribuito alle forze ucraine. Il governatore filorusso della regione, Evgeny Balitsky, ha reso noto sui social media che l'ala sinistra dell'edificio, insieme ai vetri e al tetto, ha riportato gravi danni, ma che al momento dell'impatto non c'erano persone nei paraggi e non si registrano vittime.

Nel seggio, ha precisato Balitsky, si era svolto in precedenza il voto anticipato e le operazioni erano già concluse. Nelle settimane precedenti, secondo quanto riferito dalle autorità russe, un capo di una commissione elettorale distrettuale era rimasto ucciso e un altro ferito in attacchi nella stessa regione.

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