Il Board of Peace prende forma, ma le adesioni sono un rebus
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Redazione Esteri
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Pechino, attraverso il portavoce del suo ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha confermato di aver ricevuto l'invito a partecipare al "Board of Peace", il Consiglio di pace promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La dichiarazione, per quanto essenziale e priva di ulteriori dettagli, rappresenta un primo, significativo tassello nella composizione di un organismo che si prospetta come un attore di peso nello scacchiere geopolitico. Non è stato tuttavia specificato se la Cina, la cui risposta è attesa con interesse da molti osservatori, intenda accettare la proposta statunitense, lasciando dunque in sospeso una delle questioni più rilevanti.
Un club esclusivo dalle regole non scritte
Il Board of Peace, che alcuni commentatori hanno già paragonato a una sorta di "ONU parallelo" e a pagamento – con una quota di ingresso che si parla possa aggirarsi attorno al miliardo –, vedrebbe Trump stesso in una posizione di presidenza a vita. L’elenco dei potenziali membri, che gli Stati Uniti dovrebbero rendere noto ufficialmente nei prossimi giorni forse in occasione del Forum di Davos, include figure di primo piano come Vladimir Putin e Alexander Lukashenko, le cui eventuali adesioni, se confermate, imprimerebbero una direzione precisa all’intera iniziativa. Resta da chiarire, nel concreto, come questo Consiglio interagirà con la risoluzione 2803 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che ne aveva accolto la costituzione nell’ambito del Piano globale americano per Gaza, e quale sarà l’effettiva articolazione del suo organo esecutivo.
Il nodo Gaza e le prime defezioni
Proprio sul fronte di Gaza, dove il Board dovrebbe supervisionare l’operato del Comitato tecnico palestinese, le difficoltà non mancano. La Francia, ad esempio, ha già comunicato di non essere al momento "favorevole" a un'adesione, segnalando un primo, importante scetticismo da parte di un attore europeo chiave. Le tensioni, del resto, non si limitano alle relazioni internazionali più ampie, ma coinvolgono direttamente Israele, con cui permangono punti di attrito sulla gestione della Striscia. L’iniziativa di Trump, presentata con grande enfasi, ricorda per certi versi altre operazioni ad alto profilo mediatico i cui esiti sono stati poi più modesti delle premesse, come nel caso dell’annuncio relativo alla grazia per ottocento condannati a morte iraniani, successivamente derisa dal regime di Teheran.
Uno scenario in divenire tra diplomazia e deterrenza
Mentre la diplomazia prova a comporre il puzzle delle adesioni, lo scenario sul terreno mostra movimenti significativi. L’invio di quarantotto caccia F35 in Giordania e l’avvicinamento della portaerei Abraham Lincoln verso il Mediterraneo orientale disegnano un contesto in cui la dimensione politica del Board of Peace si intreccia inevitabilmente con quella militare. Tutto ciò avviene in un momento in cui molti dei Paesi chiamati a far parte del Gaza Executive Board, la complessa costellazione di organismi collegata al Consiglio, sembrano nutrire una certa fiducia nelle potenzialità del progetto, nonostante le incognite e le prime defezioni. La partita, dunque, è tutta da giocare e il prossimo annuncio della lista ufficiale dei membri rappresenterà un passaggio decisivo per comprenderne le reali ambizioni e la capacità di incidere su uno dei conflitti più intricati.




