Spadino e il caso degli anziani morti in ambulanza: giudizio immediato. “Ha ucciso Deanna iniettando aria nel catetere”
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Redazione Interno
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Sarà la Corte d’assise di Forlì a giudicare Luca Spada, l’ex autista soccorritore della Croce Rossa finito al centro di un’inchiesta che ha scosso la provincia romagnola. Il giudizio immediato, richiesto dalla Procura e notificato nelle scorse ore, è stato fissato per il 15 ottobre prossimo, con l’udienza che prenderà il via alle nove del mattino. Una decisione che accorcia i tempi del rito e che porta direttamente in aula un caso destinato a tenere banco per le sue implicazioni giudiziarie e per la figura del presunto serial killer dei trasporti sanitari.
L’accusa e il provvedimento del giudice
A firmare il decreto che ha disposto il rito immediato è stata la giudice Ilaria Rosati, sulla base degli elementi raccolti dal pubblico ministero e ritenuti, a quanto si apprende, di consistenza tale da non rendere necessaria l’udienza preliminare. L’imputato, che si trova attualmente in carcere con misura cautelare dall’11 aprile scorso, dovrà rispondere dell’omicidio volontario di Deanna Mambelli, un’ottantacinquenne originaria del forlivese deceduta il 25 novembre 2025.
Secondo la ricostruzione accusatoria, la morte sarebbe stata provocata dall’ex autista durante un trasferimento in ambulanza dall’ospedale di Vecchiazzano alla clinica privata Villa Igea, strutture che distano tra loro meno di due chilometri. Un tragitto brevissimo, nel corso del quale la donna avrebbe subito un’iniezione di aria nel catetere, causandole un’embolia fatale.
Le aggravanti e il ruolo di “Spadino”
Per la Procura di Forlì, che coordina le indagini, non si tratterebbe di un episodio isolato quanto piuttosto della punta di un iceberg inquietante. L’ipotesi di reato formulata nei confronti di Spada, soprannominato “Spadino” negli ambienti della Croce Rossa, è quella di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dalla minorata difesa della vittima e dalla violazione dei doveri inerenti a un pubblico servizio.
L’anziana, infatti, si trovava in una condizione di particolare fragilità e vulnerabilità, impossibilitata a difendersi da un gesto che gli inquirenti definiscono deliberato. La premeditazione, in particolare, è stata contestata in ragione della modalità dell’azione, che avrebbe richiesto una precisa volontà e una preparazione tecnica non compatibili con un errore o una negligenza.
Il quadro delle indagini e le altre vittime
Pur essendo stato richiesto il giudizio immediato solo per il decesso della Mambelli, il fascicolo d’indagine rimane aperto per altri cinque casi di morte sospetta verificatisi in circostanze analoghe. Si tratta di anziani pazienti trasportati dallo stesso autista, le cui famiglie hanno sporto denuncia o sono state sentite dagli inquirenti nel corso delle indagini.
La figura di Luca Spada, descritta da alcuni come quella di un “angelo della morte”, è emersa progressivamente attraverso le consulenze medico-legali e le dichiarazioni raccolte tra il personale sanitario e i colleghi di lavoro, molti dei quali hanno riferito di comportamenti anomali o di episodi che, rivisti alla luce delle accuse, avrebbero assunto un peso diverso. Le morti, rimaste a lungo senza una spiegazione univoca, sono state ricondotte dagli esperti alla probabile iniezione di aria nei cateteri, una pratica difficile da individuare se non attraverso autopsie mirate e approfondite.
La posizione dell’imputato e il ruolo dei familiari
Luca Spada, che si è sempre professato innocente sin dai primi interrogatori, ha respinto con forza le accuse, sostenendo di aver sempre operato nel rispetto delle procedure e di non aver mai avuto intenzioni dolose nei confronti dei pazienti affidati alle sue cure. La sua difesa, che dovrà ora prepararsi al contraddittorio in Corte d’assise, avrà la possibilità di confutare le prove raccolte dalla Procura, tra cui spiccano i rilievi autoptici che avrebbero accertato la causa dell’embolia fatale alla Mambelli.
I familiari dell’ottantacinquenne, assistiti dagli avvocati Max Starni e Massimo Mambelli, si costituiranno parte civile nel processo, con l’obiettivo di ottenere giustizia per una morte che, a distanza di mesi, continua a sollevare interrogativi sulla sicurezza dei trasporti sanitari e sull’affidabilità del personale impiegato in servizi di emergenza e urgenza.
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