"Chi l’ha visto?" torna sul caso Garlasco: l’impronta 33 divide la procura e i difensori di Sempio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nell’ultima puntata di Chi l’ha visto?, andata in onda mercoledì 2 luglio, Federica Sciarelli ha riportato l’attenzione sul caso Garlasco, un giallo che da mesi tiene banco tra polemiche, contraddizioni e nuove ipotesi investigative. Al centro del dibattito, l’impronta catalogata come "33", rinvenuta nella casa di Chiara Poggi, la giovane uccisa nel 2007 a Garlasco. Secondo la procura, quella traccia appartiene ad Andrea Sempio, recentemente indagato per il delitto, mentre per i consulenti della difesa – e per la stessa famiglia Poggi – non solo non sarebbe attribuibile, ma risulterebbe addirittura inutilizzabile.

A sostenere questa tesi, durante la trasmissione, sono intervenuti l’avvocato De Rensis, difensore di Alberto Stasi – già condannato in primo grado per l’omicidio e poi assolto in appello – e l’avvocato Lovati, che rappresenta Sempio. Entrambi hanno ribadito come l’impronta, già analizzata nel 2007 dai Ris di Parma, fosse stata giudicata priva di valore probatorio per l’assenza di creste papillari sufficienti a un confronto certo. «Solo cinque punti di corrispondenza», hanno sottolineato i legali, «mentre la scienza richiede un numero ben più elevato per considerare una traccia decisiva».

La procura, però, insiste: quindici «minuzie» – i dettagli microscopici delle impronte – sarebbero invece compatibili con quelle di Sempio, aprendo la strada a un possibile nuovo capitolo giudiziario. Una divergenza che rischia di riaccendere il caso, soprattutto dopo le recenti perizie presentate dalla difesa di Stasi, impegnata a dimostrare che l’impronta era impressa nel sangue e quindi risalente alla notte del delitto.

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