Biscotti senza zucchero, l’analisi di Altroconsumo che smonta l’effetto “salva-dieta”
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Redazione Salute
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Negli ultimi anni, complice una crescente attenzione al benessere alimentare, i biscotti senza zuccheri aggiunti hanno conquistato ampi spazi sugli scaffali della grande distribuzione. Si tratta di prodotti che si rivolgono a chi cerca di ridurre l’impatto glicemico della prima colazione o di uno spuntino pomeridiano, eppure una recente indagine condotta da Altroconsumo e pubblicata il 24 aprile 2026 suggerisce una verità meno accomodante: l’assenza di saccarosio o fruttosio nell’impasto non rappresenta un automatico lasciapassare per la leggerezza, né tantomeno trasforma questi biscotti in una categoria “dietetica” a tutti gli effetti. Analizzando i valori nutrizionali di sedici differenti referenze, l’associazione di consumatori ha cercato di fare chiarezza su una domanda che molti italiani, particolarmente attenti alla linea, si pongono fermandosi davallo scaffale, ovvero se il gioco valga la candela.
Ma cosa si cela dietro la dicitura “senza zuccheri aggiunti”? A differenza di quanto si possa pensare istintivamente, l’etichetta indica semplicemente che non sono stati inrati dolcificanti tradizionali come il miele o lo sciroppo di glucosio, ma non esclude la presenza di polioli – sostituti come il maltitolo o lo xilitolo – che vengono utilizzati per mantenere la dolcezza tipica del prodotto. Il paradosso, ahinoi, è di natura calorica: mentre lo zucchero classico fornisce circa 4 kilocalorie per grammo, i polioli si fermano a 2,4; tuttavia, per raggiungere la consistenza e la friabilità tipiche del biscotto, i grassi restano un ingrediente centrale. Il test lo dimostra chiaramente: mentre un frollino tradizionale si attesta mediamente sulle 470 kcal per cento grammi, i campioni analizzati nella categoria “senza zucchero” veleggiano comunque intorno alle 440 kcal, un risparmio energetico talmente esiguo – appena trenta calorie – da risultare del tutto irrilevante per chi segue una dieta ipocalorica.
La classifica (mediocre) dei promossi: Gullón e Balocco in testa
Nonostante l’assenza di picchi di eccellenza, la classifica stilata da Altroconsumo ha comunque individuato alcuni prodotti capaci di distinguersi dagli altri, sebbene con punteggi che non superano la sufficienza piena. In cima alla graduatoria troviamo i “Cuor di cereale integrale con fiocchi di avena” di Gullón, che raggiungono un punteggio di 52 su 100: il loro punto di forza risiede nell’alto contenuto di fibre – circa 14 grammi – che li rende tecnicamente più sazianti rispetto alla concorrenza, avvicinandosi molto all’idea di un alimento a ridotto indice glicemico. A pari merito, sebbene con caratteristiche diverse, si posizionano i “Zeropiù 7 cereali corn flakes” di Balocco e i frollini “Equilibrio” di Esselunga, entrambi fermi a 47 punti: nel primo caso il pregio è la croccantezza data dai fiocchi di mais, nel secondo l’aggiunta di inulina che arricchisce ulteriormente il profilo fibroso.
Seguono a ruota, sempre con 47 punti, i biscotti al gusto di cocco di Céréal, una scelta particolarmente indicata per chi soffre di intolleranze specifiche, dato che rappresentano l’alternativa più valida nella categoria “senza glutine”. La metodologia utilizzata dall’algoritmo di Altroconsumo, che incrocia la tabella nutrizionale con la lista degli ingredienti, penalizza però questi prodotti a causa della presenza di aromi aggiunti e della percentuale di grassi, che resta comunque elevata. Nessuna di queste opzioni, insomma, può essere considerata un alimento “libero” o a basso contenuto calorico, ma rappresentano al massimo un male minore per chi non vuole rinunciare al frollino.
Polioli, il lato nascosto dell’alternativa light
Un capitolo a parte meritano proprio i polioli, sui quali l’analisi del test si sofferma con una certa dovizia di particolari. Se da un lato questi edulcoranti hanno il vantaggio di non favorire la carie e di alzare meno la glicemia rispetto allo zucchero tradizionale, dall’altro lato – come spesso accade in ambito nutrizionale – presentano controindicazioni non trascurabili. I biscchi valutati, infatti, superano quasi tutti la soglia del 10% di polioli nella composizione totale; per questo motivo, sugli astucci compare obbligatoriamente la dicitura che avverte il consumatore circa i possibili effetti lassativi in caso di consumo eccessivo. Un genitore che offre questi prodotti ai propri figli, o anche un adulto che ne abusa durante la giornata lavorativa, potrebbe quindi incorrere in fastidi intestinali spiacevoli, un dettaglio spesso ignorato quando si sceglie un prodotto “dietetico” per la dispensa di famiglia.




