Il volto di Eva Henger usato come esca: la “romance scam” e il crollo delle difese emotive
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’era un uomo, convinto fino al midollo di essere il fidanzato segreto di Eva Henger, che ogni giorno, come un rituale ineluttabile, prelevava dal proprio conto tra i 50 e gli 80 euro per inviarli a quella che credeva essere la showgirl; in realtà, dall’altra parte dello schermo, agiva una struttura organizzata che, per mesi, ha utilizzato l’identità dell’attrice – manipolando foto e persino creando video con l’intelligenza artificiale – per prosciugare le sue risparmi. La vicenda, emersa durante la puntata del programma “La Volta Buona” condotto da Caterina Balivo, ha messo in luce un meccanismo perverso: la vittima, un uomo di mezza età, aveva sviluppato una vera e propria relazione epistolare con i truffatori, tanto da raccontare alla Henger reale (quando l’ha contattata sul suo profilo ufficiale Instagram) dettagli intimi di un fidanzamento mai esistito, compresi litigi e presunte separazioni.
L’inganno costruito sulle fragilità
La rivelazione è avvenuta quasi per caso, quando l’uomo ha scritto all’account verificato dell’attrice chiedendo perché fosse stato “bloccato” su un profilo privato e su Telegram, piattaforme che la Henger ha subito chiarito di non utilizzare affatto; la stessa showgirl, visibilmente scossa, ha spiegato in trasmissione come il malvivente avesse costruito una narrazione così coerente – parlando di problemi economici e di impossibilità a incontrarsi di persona – da annullare qualsiasi sospetto nella mente della vittima. Non si tratta, tuttavia, di un caso isolato: si inserisce in quella che gli investigatori definiscono “romance scam”, una truffa sentimentale dove il carnefice non mira direttamente al conto corrente, ma prima conquista la fiducia e il cuore della preda, e solo quando il legame emotivo è saldo comincia a chiedere denaro. Nel frattempo, Caterina Balivo ha ricordato come episodi analoghi coinvolgano altri personaggi pubblici, citando il caso di una fan che avrebbe regalato 17mila euro a un finto Umberto Tozzi, convinta di salvare la carriera del cantante.
La paura come arma: il caso Laura Efrikian
Mentre il volto di Eva Henger veniva sfruttato per simulare un amore, nelle stesse ore un’altra celebrità, l’attrice Laura Efrikian, subiva un raggiro di segno opposto ma altrettanto devastante, dove l’inganno non giocava sulla speranza di un amore, ma sul terrore per un familiare. Il figlio Marco Morandi, ospite a sua volta del programma, ha ricostruito la dinamica: ignoti hanno telefonato alla madre fingendosi suo nipote Jacopo – e utilizzando una voce modificata inquietantemente simile – per comunicarle un’emergenza improvvisa che richiedeva denaro contante. “Per salvare me si è fidata”, ha commentato Morandi, spiegando che l’anziana donna, andata “in tilt” emotivamente, ha consegnato circa 5mila euro a un giovane presentatosi alla porta di casa, una somma che aveva raccolto per devolvere in beneficenza ai bambini del Kenya.
Un’organizzazione che calcola ogni dettaglio
Quello che emerge dalle testimonianze raccolte – inclusa la denuncia presentata dalla Henger alle autorità – è il ritratto di criminali che sfruttano con precisione chirurgica le vulnerabilità umane, che si tratti della solitudine o dell’istinto di protezione. Nel caso Efrikian, i malviventi hanno occupato le linee telefoniche per impedire verifiche, hanno messo fretta alla vittima e hanno azzerato la sua capacità di ragionare lucidamente; Marco Morandi ha sottolineato come la madre sia rimasta “ferita nell’orgoglio” più che nel portafoglio, una volta compreso l’inganno. La stessa Henger, dal canto suo, ha ammesso di aver denunciato i fatti non solo per tutelare la propria immagine, ma perché intuisce che dietro quel singolo uomo ce ne potrebbero essere molti altri, raggirati con lo stesso identico copione. La trasmissione “La Volta Buona” ha così acceso i riflettori su un’emergenza silenziosa, dove la tecnologia (dalla clonazione della voce ai video falsi) diventa complice di una violenza psicologica che lascia ferite ben più profonde del semplice ammanco finanziario.




