Trump sospende il Project Freedom a Hormuz e apre al negoziato con l’Iran
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha disposto la sospensione temporanea del cosiddetto “Project Freedom”, l’operazione militare che garantiva il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il commercio petrolifero mondiale. La decisione, comunicata direttamente dal tycoon sul suo social network Truth, arriva a sorpresa, considerata la ferocia degli scontri navali delle ultime settimane; eppure, nelle sue dichiarazioni, Trump ha voluto sottolineare come il blocco navale resti “pienamente in vigore ed efficace” nonostante questa pausa. A giustificare la scelta, ha spiegato il presidente, sarebbe stata una duplice richiesta: da un lato quella del Pakistan e di altre nazioni alleate, dall’altro la necessità di verificare se i grandi progressi compiuti durante la campagna militare contro l’Iran possano tradursi in un accordo “completo e definitivo” con i rappresentanti di Teheran.
Colloqui nello Studio Ovale e l’ombra delle armi nucleari
Mercoledì, nel corso di una breve interazione con i giornalisti presenti nello Studio Ovale, Trump ha rivelato che Washington e l’Iran avrebbero avuto “ottimi colloqui” nelle precedenti ventiquattr’ore. Nessuna tempistica è stata fornita circa una possibile firma, ma il presidente ha insistito su un punto che gli sta particolarmente a cuore: “Vogliono fortemente fare un accordo. E vedremo se ci arriveremo. Se ci arriviamo, non possono avere armi nucleari”. Una frase, questa, che riaccende i riflettori sul dossier dell’arricchimento iraniano, mai definitivamente archiviato nonostante le aperture diplomatiche. Parallelamente, però, la tregua annunciata non ha fermato le operazioni belliche: fonti confermano che unità statunitensi hanno aperto il fuoco contro una petroliera battente bandiera iraniana, un incidente che molti osservatori, seppur esterni al perimetro di questo articolo, avrebbero letto come una contraddizione.
Il Vaticano e l’attacco a Papa Leone alla vigilia della visita di Rubio
Nelle stesse ore, il presidente ha rivolto una nuova, durissima critica a papa Leone, accusandolo di mettere “in pericolo molti cattolici”. L’affondo – consegnato ai media mentre si apprendeva della conferma della visita del segretario di Stato Marco Rubio in Vaticano, prevista per domani nonostante le evidenti tensioni – suona come un atto di accusa inequivocabile: “Per lui va benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare”. Leone, dal canto suo, ha replicato con una certa pacatezza, ribadendo che la missione della Chiesa resta quella di predicare il Vangelo e la pace; e ha aggiunto: “Se qualcuno vuole criticarmi per questo, lo faccia”. Un botta e risposta che, inseritosi in un contesto già infiammato dalla guerra in Medio Oriente, non ha trovato spazio nelle cronache principali della tregua, ma che rivela la crescente frizione tra la Casa Bianca e il pontefice.
Sospensione dopo un solo giorno di operazioni e la linea ferma su Israele
Curiosamente, la sospensione del Project Freedom è arrivata dopo appena ventiquattr’ore dall’avvio dell’operazione di scorta alle navi, un arco temporale così breve da far pensare più a una manovra tattica che a un ripensamento strategico. “Il Project Freedom – ha ribadito Trump – verrà sospeso per un breve periodo di tempo per vedere se l’accordo può essere finalizzato e firmato”. Nel frattempo, il conflitto non accenna a ridursi a una sola dimensione: sul fronte nord, resta in piedi l’attacco israeliano contro il Libano, un fronte parallelo che complica ulteriormente il quadro regionale. E mentre la diplomazia tenta faticosamente di trovare un varco, l’unico dato certo rimane che le armi, in quello Stretto di Hormuz, non hanno mai smesso di parlare.




