Il padre di God of War definisce 'spazzatura completa' il nuovo Sons of Sparta, spinosa questione sulla cooperativa
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Non capita tutti i giorni che il creatore di una delle saghe più iconiche dei videogiochi stronchi senza appello l’ultima fatica del franchise a cui deve la propria fama. Eppure, David Jaffe, mente indiscussa del primo capitolo e della direzione originale della serie, non le ha mandate a dire riguardo God of War: Sons of Sparta, il Titolo a sorpresa rilasciato da Sony al termine dello State of Play di febbraio -2. In un intervento video, Jaffe ha letteralmente definito il gioco, un prequel in due dimensioni che riporta Kratos nell’Antica Grecia, come “spazzatura completa”, basando il suo giudizio su un’esperienza di gioco di circa un’ora, un lasso di tempo che per molti potrebbe essere considerato troppo esiguo per una disamina così tranchant, ma che per lui è stato sufficiente per maturare una convinzione ferrea -6.
Le sue critiche, come riportato da diverse testate specializzate, non si sono limitate a una generica insofferenza, ma hanno toccato il cuore pulsante dell’operazione: la caratterizzazione del protagonista. Jaffe si è detto profondamente insoddisfatto della rappresentazione di un Kratos giovane, descritto come un “ragazzo generico”, privo di quella furia e di quella presenza scenica che avevano reso il Fantasma di Sparta un’icona senza tempo, trasformandolo in un personaggio che, a suo dire, non avrebbe alcuna possibilità di imporsi se non portasse il nome della celebre IP -6. Egli ha ironizzato sulla scrittura e sul doppiaggio, chiedendosi retoricamente chi abbia potuto dare il via libera a un progetto che, pur avendo un comparto tecnico di base funzionante, tradisce lo spirito originale della serie, avvicinandosi più a un banale platform qualsiasi che a un’epopea mitologica -6. È interessante notare, come emerge da alcune analisi, che il suo disappunto si estenda anche al prezzo di trenta euro, ritenuto eccessivo per un prodotto che, nella sua visione, non regge il confronto qualitativo con altri esponenti del genere 2D e 2.5D, da Blasphemous a Ninja Gaiden: Ragebound -2.
La genesi del progetto e il ritorno alle origini greche
Mentre le parole di Jaffe infiammavano il dibattito online, la macchina comunicativa di Sony e Santa Monica Studio procedeva nel raccontare i dettagli di questa produzione atipica. Sviluppato in collaborazione con Mega Cat Studios, Sons of Sparta si presenta come un metroidvania a scorrimento orizzontale in pixel art, una scelta stilistica volutamente minimalista e distante dai kolossal cinematografici degli ultimi due capitoli norreni -8. La trama, che è canonica e si inserisce cronologicamente prima di qualsiasi altro episodio, segue un giovanissimo Kratos e suo fratello Deimos durante il loro addestramento nell'Agoghé spartana, esplorando la regione della Laconia e il loro legame fraterno -5. Il director Zack Manko, in un video pubblicato da IGN, ha rivelato che il progetto è nato da un approccio quasi speranzoso quanto inaspettato: una semplice e-mail inviata da Mega Cat Studios a Santa Monica, un tentativo fatto senza crederci troppo e che, invece, ha gettato le basi per una collaborazione ufficiale.
Nonostante l’assenza del suo creatore storico, il team ha voluto comunque omaggiare il passato, riportando dietro al microfono due voci amate dai fan: TC Carson, storico doppiatore di Kratos nei primi tre capitoli, che qui funge da narratore, e Antony Del Rio, che riprende il ruolo del giovane Kratos già interpretato in Ghost of Sparta su PSP -5. Questi elementi, che per molti appassionati rappresentano un prezioso filo diretto con la trilogia classica, non hanno però trovato grazia agli occhi di Jaffe, il quale sembra considerare l’intera operazione come priva di mordente e di quella necessaria carica eversiva che dovrebbe contraddistinguere un’opera legata al brand -9.
Il mistero della cooperativa e la precisazione degli sviluppatori
A complicare il lancio del gioco, già oggetto delle polemiche innescate dal suo stesso padre fondatore, si è aggiunta una questione pratica che ha generato non poca confusione tra i giocatori. La pagina del PlayStation Store, fin dalle prime ore successive al rilascio, indicava il supporto per 1-2 giocatori, facendo presagire la presenza di una modalità cooperativa -3. Una possibilità che sembrava peraltro trovare conferma nelle immagini promozionali, dove Kratos e Deimos apparivano spesso affiancati nel corso dell’azione. I fan, entusiasti all’idea di poter vivere l’avventura in coppia, si sono però scontrati con la dura realtà una volta avviato il gioco: nessuna traccia di una qualsiasi opzione cooperativa, né tantomeno la possibilità di innestare un secondo controller per attivare un ipotetico drop-in, portando molti a chiedere il rimborso e a sollevare un polverone sui social network -3.
Di fronte alle crescenti proteste e alle richieste di chiarimento, Santa Monica Studio è stata costretta a intervenire per spegnere le polemiche. A quasi ventiquattr'ore dall'annuncio, via social, la software house ha fornito la spiegazione ufficiale: God of War: Sons of Sparta dispone effettivamente di una modalità per due giocatori, ma questa non è altro che una challenge mode, una serie di sfide aggiuntive e opzionali, che viene sbloccata esclusivamente dopo aver completato l’intera campagna principale in singolo -7. Si tratta quindi di un’aggiunta post-game, una ricompensa per chi porta a termine l'avventura, e non di una modalità per vivere l'intera storia in compagnia, una distinzione sottile ma fondamentale che non era stata resa chiara nei materiali di lancio e che ha inevitabilmente deluso le aspettative di quanti avevano effettuato l'acquisto proprio con l'intenzione di giocare in cooperativa sin dalle prime battute -10.




