Carburanti, benzina giù sulla rete stradale e diesel su in autostrada: i prezzi del 18 ottobre
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Redazione Economia
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La domenica alla pompa si apre con un lieve movimento per la benzina e una sostanziale stabilità per il gasolio, almeno lungo la viabilità ordinaria. Stando all'ultima rilevazione dell'Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio in modalità self service sulla rete stradale nazionale si attesta a 2,029 euro al litro per la verde, con una limatura di un millesimo rispetto alla giornata precedente, mentre il diesel resta fermo a 2,257 euro al litro.
Si tratta di variazioni minime, eppure sufficienti a fotografare un quadro in cui il gasolio continua a viaggiare su valori più alti rispetto alla benzina, un'inversione che pesa soprattutto su chi per lavoro macina chilometri.
Il divario tra rete ordinaria e autostrada
Chi imbocca l'autostrada trova invece un quadro leggermente diverso, con la benzina self che si ferma a 2,049 euro al litro dopo un ritocco verso il basso di un millesimo, e il gasolio che sale a 2,298 euro, due millesimi in più rispetto alla rilevazione precedente. Il diesel autostradale sfiora così la soglia psicologica dei 2,3 euro, un livello che nelle scorse settimane aveva già alimentato più di una preoccupazione tra gli automobilisti.
La forbice tra la rete ordinaria e quella autostradale resta contenuta per la benzina, nell'ordine di due centesimi, mentre per il gasolio si allarga fino a superare i quattro centesimi al litro.
La geografia dei prezzi e le differenze regionali
A pesare sul bilancio delle famiglie non è soltanto la media nazionale, ma la distribuzione territoriale dei listini. Un'analisi condotta sui dati ministeriali ha evidenziato come appena un distributore su quattro, escludendo la rete autostradale, riesca a mantenere il prezzo del gasolio sotto la soglia di 2,2 euro al litro, mentre per la benzina la quota di impianti sotto i 2 euro supera di poco la metà del campione esaminato.
Le differenze tra regioni sono marcate: nelle Marche il 38% degli impianti analizzati vende diesel sotto i 2,2 euro, seguite dall'Abruzzo con il 36%, mentre in Campania la percentuale scende al 14%, in Basilicata al 16% e in Calabria al 19%. Per la verde, la Valle d'Aosta guida la classifica con il 62% dei distributori sotto i 2 euro, mentre le regioni meridionali restano nelle posizioni di coda.
Le proteste nel Mezzogiorno e il nodo di Taranto
Il quadro dei prezzi si intreccia con le mobilitazioni che nelle ultime settimane hanno attraversato il Sud Italia. Autotrasportatori, agricoltori e pescatori hanno dato vita a blocchi spontanei in diverse regioni, con tir e trattori che presidiano strade statali, autostrade e porti, causando chiusure di svincoli e rallentamenti alla circolazione.
A Taranto la protesta dei lavoratori dell'ex Ilva aveva portato al blocco dei varchi della raffineria Eni, con ripercussioni sui rifornimenti di carburante in Puglia e Calabria; la situazione si è sbloccata nei giorni scorsi con la rimozione dei presidi e la convocazione di un tavolo a Palazzo Chigi per il 27 ottobre.
Le associazioni di categoria del trasporto merci continuano a chiedere un confronto strutturale con il governo, mentre il presidente di Confartigianato autotrasportatori del Veneto, Michele Varotto, ha parlato di accordi disattesi e crediti d'imposta non arrivati, definendo la situazione «pesante» per le imprese.
Le rilevazioni e il metodo del monitoraggio
I dati diffusi dal Mimit fanno riferimento esclusivamente alla modalità self service, ovvero al rifornimento effettuato direttamente dall'automobilista senza l'intervento dell'addetto, una modalità che in genere presenta prezzi differenti rispetto al cosiddetto servito. Le medie vengono calcolate sulle comunicazioni obbligatorie che i gestori degli impianti trasmettono al ministero, e proprio per questo fotografano una situazione che può variare sensibilmente da una pompa all'altra anche nell'ambito della stessa provincia.
La rilevazione di domenica 18 ottobre conferma una sostanziale tenuta dei listini rispetto alla giornata precedente, con variazioni contenute nell'ordine dei millesimi che non modificano in modo significativo il quadro delle ultime settimane.
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