Garlasco, il caso infinito: nuove indagini su Sempio e la stanchezza dei Poggi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda giudiziaria del delitto di Garlasco è diventata un distillato quotidiano di nozioni, retroscena e giravolte da assumere con misura. La sensazione del “troppo” è quella che avvertono anche gli addetti ai lavori nel seguire i fili di una matassa che tornano indietro, a quel tragico 13 agosto 2007 quando fu uccisa Chiara Poggi, e ricompaiono diversi ogni volta.

La posizione di Sempio dopo la chiusura delle indagini

Andrea Sempio, unico indagato per l'omicidio di Chiara Poggi, ha rilasciato un'intervista a “Quarto Grado” dopo la seconda chiusura delle indagini preliminari da parte della Procura di Pavia. Il 38enne ha respinto gli elementi raccolti, sostenendo che non vi siano argomenti tali da giustificare un processo a suo carico. “Se capiterà di dover andare a giudizio, lo affronteremo”, ha dichiarato, aggiungendo di ritenere che la vicenda potrebbe risolversi già in udienza preliminare.

Sull'impronta 33, la traccia palmare trovata sul muro delle scale che conducono alla cantina della villetta di via Pascoli e attribuita dagli inquirenti a lui, Sempio ha replicato: “C'era la traccia sul muro? Sì. È stata analizzata? Sì. C'era del sangue? No”. Ha poi contestato la consulenza antropometrica che, nonostante lui calzi il numero 44, ha giudicato compatibile il suo piede con l'impronta di una scarpa numero 42 lasciata sulla scena del crimine. “Se tu avessi trovato a casa di Andrea Sempio una scarpa riconducibile a quella, magari sporca del sangue di Chiara, è un conto.

Ma finché dici 'è compatibile', non hai un elemento vero che ti collega a quello”.

La reazione della famiglia Poggi

I genitori di Chiara, Giuseppe Poggi e Rita Preda, sono intervenuti a “Verissimo” per commentare gli sviluppi dell'inchiesta. “Ci sono stati cinque processi, ci sono stati ricorsi: fino a quando la giustizia non dirà un altro nome, per noi il colpevole è Stasi”, ha affermato la madre. Giuseppe Poggi ha precisato: “Non è che ci intestardiamo. Se la giustizia ci darà un nuovo colpevole, ne prenderemo atto. Ma non è che perché una procura fa un'indagine, allora si accende la lampadina e uno cambia idea”.

La coppia ha anche affrontato il tema del risarcimento versato da Alberto Stasi, precisando che le somme sono ancora su un conto corrente condiviso con il figlio Marco. “Se la giustizia lo disporrà, restituiremo il risarcimento”, ha detto Giuseppe, spiegando che Stasi versa i due quinti di quanto guadagna.

Le contraddizioni sulle analisi dei pedali

Uno degli sviluppi più significativi degli ultimi mesi riguarda i pedali della bicicletta di Alberto Stasi, sequestrata nel settembre 2007. Durante gli accertamenti dell'epoca, dal materiale prelevato era stato ottenuto un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi. Tuttavia, sarebbero emerse due ulteriori analisi effettuate il giorno successivo, il 20 settembre 2007, che avevano restituito esiti completamente negativi, senza ottenere alcun profilo genetico.

Secondo quanto comunicato dalla Procura di Pavia, delle due analisi negative non è stata trovata traccia negli atti del procedimento celebrato contro Stasi. I consulenti della difesa dell'ex studente della Bocconi hanno individuato l'esistenza di questi controesami attraverso l'esame dei dati grezzi degli accertamenti originali. La questione scientifica riguarda la coesistenza di risultati differenti, mentre quella processuale investe le modalità di documentazione degli accertamenti e la possibilità delle parti di esaminarli.

La pressione mediatica e le dichiarazioni di Mentana

Enrico Mentana, direttore del TgLa7, è intervenuto sulla vicenda dopo il ricovero d'urgenza della madre di Andrea Sempio, che secondo i legali della famiglia ha tentato di togliersi la vita. “Stiamo parlando di una persona che è stata sottoposta per un anno a una continua pressione mediatica e a un dibattito incessante attorno alla vicenda di Garlasco, quasi fosse un gioco di società”, ha dichiarato. “Non serve a nulla dire 'l'ha fatto perché...' o cercare ulteriori spiegazioni. Non continuiamo, almeno di fronte a un fatto del genere, con quel gioco di società”.

Rita Poggi ha raccontato di seguire sempre meno i programmi dedicati al caso: “In uno di questi ultimi giorni ho contato sette trasmissioni televisive che parlavano di questo caso. Mio marito segue di più, io meno: non ce la faccio, sono stanca”. La pressione mediatica si è fatta sentire anche attorno alla casa della famiglia, al punto che il Comune ha vietato l'ingresso dei non residenti nella strada per evitare l'assedio dei giornalisti.

Il quadro investigativo e le prospettive processuali

La Procura di Pavia, dopo aver chiuso l'inchiesta su Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi con la notifica dell'avviso di conclusione indagini, trasmetterà alla Procura generale di Milano le carte degli accertamenti effettuati in poco più di un anno per sollecitare una richiesta di revisione del processo che si è chiuso nel 2015 con la condanna a 16 anni per Alberto Stasi. Secondo i pm, il movente sarebbe legato al rifiuto a un'avance da parte del ragazzo che, probabilmente con un martello, l'ha poi colpita almeno dodici volte.

Alberto Stasi, che ha sempre respinto le accuse, sta scontando la condanna in semilibertà. L'impianto accusatorio nei confronti di Sempio resta invariato rispetto all'invito a comparire notificato nei mesi scorsi, con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abbietti.

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