Dal maritozzo di Sal De Riso al Marrone di Cuneo: gli americani pazzi per i dolci italiani
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Redazione Interno
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La crisi si fa sentire, e i dazi continuano a rappresentare un’incognita non da poco, ma gli americani non sembrano disposti a rinunciare al Made in Italy agroalimentare. A confermarlo è la straordinaria partecipazione al Summer Fancy Food Show di New York, la più importante fiera del Nord America dedicata al settore specialty food & beverage, dove l’Italia si presenta con oltre 300 aziende e un padiglione che, come ogni anno, si conferma uno dei punti di riferimento dell’intera manifestazione.
Tra gli stand, a conquistare il pubblico a stelle e strisce non sono solo i grandi classici della tradizione, ma anche nuove proposte che riescono a interpretare il gusto americano senza tradire le radici; e se il legame tra l’Italia e gli Stati Uniti resta solido, lo dimostra anche la crescita dell’export agroalimentare, che nonostante le difficoltà continua ad aumentare, con un incremento di quasi il 4% nell’ultimo anno.
I dolci italiani conquistano New York, dal maritozzo alla cassata
Tra i protagonisti assoluti della kermesse newyorkese spicca Sal De Riso, il noto pastry chef di Minori, volto noto al grande pubblico televisivo, che da quattro anni distribuisce i suoi prodotti negli Stati Uniti rifornendo anche i sei punti vendita di Eataly a New York. La sua presenza alla fiera, racconta lo stesso De Riso, sta andando molto bene: gli americani amano il Made in Italy, soprattutto quando è riconosciuto e autentico, e cercano dolci preparati con ingredienti tipicamente italiani.
Tra i prodotti più richiesti ci sono i grandi classici della pasticceria, come sfogliatelle, babà, pasticciotto pugliese, ma anche bonet e gianduia piemontesi, molto apprezzati per la colazione. Il pubblico statunitense, tuttavia, si dimostra anche estremamente curioso verso le novità: quest'anno De Riso ha presentato il maritozzo al mascarpone, caffè e pistacchio, che ha riscosso un successo immediato, così come i gelati con gusti di stagione come albicocca, pesca e lampone.
Non mancano le richieste per nuove campionature ispirate ai grandi dolci della tradizione italiana, dalla cassata alla pastiera fino alla caprese, a testimonianza di un interesse che va ben oltre il semplice prodotto confezionato e abbraccia l'intera cultura dolciaria del nostro Paese.
Il Piemonte porta a New York le sue eccellenze: Marrone di Cuneo e cioccolato
Se i dolci campani e pugliesi fanno la parte del leone, il Piemonte non è certo da meno e si presenta a New York con un ventaglio di eccellenze che stanno conquistando il mercato americano. La regione, guidata dal presidente Alberto Cirio, punta in modo deciso sull’export oltreoceano, forte di un dato che parla chiaro: il comparto agroalimentare piemontese ha superato i 9,6 miliardi di euro di export nel 2025, con gli Stati Uniti che si confermano il primo sbocco extraeuropeo, per un valore che ha superato i 740 milioni di euro.
In vetrina, accanto al bonet e alla gianduia, trova spazio il Marrone di Cuneo Igp, protagonista di un evento dedicato presso il Consolato Generale d’Italia insieme alla storica Fiera del Marrone, ma anche confetti, caramelle, cioccolato e perle di tartufo. Come ha sottolineato l'assessore regionale Paolo Bongioanni, l'obiettivo è quello di far scoprire la ricchezza dell'agroalimentare piemontese attraverso l'esperienza sensoriale diretta della degustazione, che trasforma ogni visitatore in un testimonial capace di diffondere il messaggio della qualità italiana.
La sfida dell'Italian Sounding: un danno da 42 miliardi di euro
Il successo della cucina italiana nel mondo, con picchi di gradimento negli Stati Uniti dove viene apprezzata da sette persone su dieci, ha però un rovescio della medaglia.
Secondo un'indagine Coldiretti/Ixè presentata proprio in occasione del Summer Fancy Food Show, il fenomeno dell'Italian Sounding provoca un danno complessivo di 42 miliardi di euro, di cui 40 miliardi generati dai prodotti falsamente italiani realizzati negli Stati Uniti e altri 2 miliardi legati alle distorsioni del codice doganale che consentono di commercializzare come italiani prodotti ottenuti da materie prime straniere dopo una lavorazione minima.
Un problema che non è solo economico, ma rappresenta anche un rischio per la salute dei consumatori americani, spesso indotti ad acquistare prodotti che richiamano l'Italia senza rispettarne gli standard qualitativi e produttivi; la produzione di formaggi "Italian style" negli Stati Uniti sfiora i 2,7 miliardi di chili, concentrata soprattutto in Wisconsin, California e New York, con numeri che superano quelli di formaggi storici locali come il Cheddar.
Coldiretti, attraverso il proprio spazio espositivo al "Coldiretti Theatre", ha allestito una vera e propria denuncia delle contraffazioni, contrapponendo le eccellenze 100% italiane alle imitazioni, come il Parmesan o le mozzarelle prodotte con latte tedesco o polacco, per difendere il lavoro degli agricoltori italiani e la trasparenza nei confronti dei consumatori.
Filiera Italia e la dieta mediterranea come modello contro il cibo ultra-processato
A fare da contraltare alla minaccia dell'Italian Sounding e dei cibi ultra-processati c'è il modello della dieta mediterranea, promosso con forza da Filiera Italia durante la fiera. Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia, intervenendo all'incontro "Beyond Diets: the italian model for taste, health and sustainability", ha sottolineato come la divisione nel mondo non sia più tra chi ha accesso a un apporto calorico sufficiente e chi no, ma tra chi ha accesso a una dieta sana basata su ingredienti naturali e di alta qualità e chi no.
In questo contesto, gli Stati Uniti rappresentano un terreno di confronto particolarmente significativo, con il 60% delle calorie provenienti da alimenti ultra-processati; l'iniziativa "Make America Healthy Again", ha aggiunto Scordamaglia, riflette l'ambizione di una grande nazione di invertire questa tendenza, e per l'Italia rappresenta un'opportunità straordinaria non solo per esportare prodotti, ma per esportare valori, cultura e conoscenza.
A sostegno di questa tesi, anche l'intervento del medico e chef statunitense Robert Graham, fondatore di FRESH Medicine, che ha ricordato come il cibo non sia solo calorie, ma influenzi il metabolismo, il sistema immunitario e la salute mentale, e come dare priorità ad alimenti integrali e minimamente trasformati sia la strada per costruire salute a lungo termine.




