Donzelli attacca sullo scandalo mascherine: “M5s e Pd chiariscano” e in aula volano accuse pesanti
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Redazione Interno
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La bufera giudiziaria e politica legata all’emergenza pandemica, nonostante il passare degli anni e il cambio di guardia al governo, continua a investire in pieno l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Nel corso di un punto stampa tenutosi in piazza Montecitorio, il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli ha rilanciato con forza le accuse legate al cosiddetto “mascherine-gate”, incentrando il proprio attacco sui presunti conflitti d’interesse e sugli affari che ruoterebbero attorno allo Studio Alpa. “È emerso chiaramente – ha dichiarato Donzelli – che c’erano degli imprenditori dello Studio Alpa, studio in cui comunque lavorava Conte mentre era Presidente del Consiglio, a cui venivano chieste dallo stesso Studio Alpa delle percentuali per essere agevolati nell’appalto delle mascherine”. Un sistema, quello descritto dall’esponente di maggioranza, che assumerebbe contorni tanto lucrativi quanto indecenti, se contestualizzato nel dramma sanitario di quei mesi: “Nel frattempo, i medici e gli infermieri morivano negli ospedali e nelle corsie perché mancavano le mascherine; sono arrivate mascherine 'farlocche', abbiamo buttato via milioni di euro, e lo studio dove lavorava il Presidente del Consiglio si arricchiva chiedendo percentuali”.
Le rivelazioni sui contratti e il metodo dei procuratori
A corroborare la linea dura tenuta da Fratelli d’Italia non ci sono solo le dichiarazioni politiche, ma anche un documento e una testimonianza diretta che proverebbero l’esistenza di un meccanismo ben oliato. Secondo quanto emerso e rilanciato dalle opposizioni di allora, oggi al governo, alcuni avvocati vicini all’ex premier – nello specifico i professionisti legati allo studio legale di Guido Alpa – avrebbero agito da facilitatori nei rapporti con Invitalia e la struttura del Commissario straordinario. L’accusa, che riecheggia pesantemente i contorni del malaffare, è che venissero chieste sostanziose provvigioni in cambio di un canale preferenziale per accedere ai finanziamenti pubblici destinati all’acquisto di dispositivi di protezione. Si profila, nelle intenzioni degli inquirenti politici di FdI, un sistema di tangenti mascherato da consulenze, dove il 5% (o percentuali similari) diventava il prezzo da pagare per non restare esclusi dagli appalti durante il collasso delle forniture sanitarie.
L’assalto in aula: “Conte è un mentitore seriale”
Se Donzelli ha aperto le danze davanti ai cronisti, è stata l’aula della Camera a registrare il culmine dello scontro diretto. Con i deputati di Fratelli d’Italia che hanno indossato le mascherine in segno di protesta provocatoria, la capogruppo in commissione Covid Alice Buonguerrieri ha sferrato l’attacco frontale al leader pentastellato, definendolo senza mezzi termini un “mentitore seriale, inaffidabile e inattendibile”. “Se Conte ha mentito su questo – si è chiesta retoricamente la Buonguerrieri – su cosa dobbiamo attenderci che abbia mentito ancora? Di cosa ha paura?”. Un’escalation verbale che ha spinto la parlamentare a chiedere le dimissioni immediate dell’ex capo del governo dalla Commissione di inchiesta sul Covid, organo che secondo la maggioranza Conte utilizzerebbe come uno “scudo” per sottrarsi al contraddittorio e per blindare la propria immunità.
La replica di Conte e la sfida in tribunale
La risposta di Giuseppe Conte non si è fatta attendere ed è stata all’altezza della tensione palpabile a Montecitorio. Respinte al mittente le accuse di malversazione e di presunti giri di affari legati al suo studio legale, Conte ha rivendicato la totale trasparenza della sua azione di governo durante l’emergenza e ha rovesciato l’accusa contro i parlamentari di FdI. Con un intervento carico di sfida, l’attuale presidente del Movimento 5 Stelle ha invitato i suoi accusatori a fare un passo indietro sulle prerogative parlamentari: “Se avete tanto coraggio – ha tuonato Conte rivolgendosi alla Buonguerrieri – rinunciate all’immunità e ci vediamo in Tribunale”. Una bordata che trasforma la contesa politica in una potenziale querela giudiziaria, spostando il piano dello scontro dalla commissione d’inchiesta alle aule di giustizia. L’ex premier ha inoltre ribadito di essersi messo a disposizione della commissione già nel 2024 per fornire il proprio contributo, lamentando di non aver mai ricevuto una convocazione ufficiale nonostante le sue ripetute richieste.




