Crisi di chip e RAM, il mercato si rivolge alla Cina tra carenze e rincari

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L'inarrestabile corsa dei data center per l'intelligenza artificiale, che assorbe quantità industriali di moduli di memoria, sta creando un vero e proprio collo di bottiglia a monte della catena di fornitura, lasciando scoperti altri settori che di quelle RAM hanno un bisogno altrettanto vitale. Si tratta di un fenomeno che, se da un lato sta orientando la produzione verso gli ordini più cospicui e redditizi, dall'altro sta costringendo i grandi nomi dell'hardware a guardare a fornitori alternativi, persino a quelli che fino a ieri erano considerati di seconda scelta. Secondo quanto appreso da fonti di settore, colossi come HP, Dell, Acer e Asus starebbero infatti esaminando, per la prima volta in maniera così concreta, la possibilità di rifornirsi di chip di memoria da produttori cinesi: una mossa dettata dalla necessità, che potrebbe ridisegnare gli equilibri consolidati da anni.

L'effetto domino sulle CPU server

Questa penuria di memorie, d'altronde, ha innescato un pericoloso effetto domino, che non risparmia neppure il mercato dei processori per server. Intel e AMD, i due protagonisti indiscussi di questo segmento, hanno infatti cominciato a comunicare ai loro clienti in Cina ritardi sostanziali nelle consegne, i quali si traducono in attese record e, inevitabilmente, in rincari per gli acquirenti finali. Le tempistiche, come riportato da agenzie di stampa internazionali, mostrano un quadro preoccupante: da una parte AMD segnala lead time che vanno dalle otto alle dieci settimane per alcuni dei suoi modelli più ricercati; dall'altra, Intel avverte di ritardi che possono protrarsi fino a sei mesi, un lasso di tempo che mette in seria difficoltà la pianificazione aziendale di chi quei server li deve installare e mettere in produzione.

La corsa agli acquisti anticipati

All'origine di questa congestione, oltre alla già citata domanda dei data center AI, c'è una strategia di acquisto divenuta quasi difensiva da parte di molte aziende. La paura di incorrere in nuovi, ulteriori aumenti dei prezzi delle memorie, infatti, ha spinto molti a voler acquistare in anticipo interi lotti di server, con l'obiettivo di smarcare quei rincari annunciati e garantirsi la disponibilità del prodotto. Questa corsa agli acquisti, però, ha finito per saturare ancor di più le linee di fornitura, mettendo in difficoltà proprio Intel e AMD che si trovano a dover gestire un volume d'ordini anomalo e concentrato in uno spazio temporale ristretto, con tutto ciò che ne consegue in termini di logistica e produzione.

Le ricadute sul mercato consumer

Le conseguenze di questa tempesta perfetta non si limitano certo all'ambito server o professionale, ma si stanno già riverberando sul mercato consumer, toccando direttamente il portafoglio degli utenti finali. La carenza di memorie RAM, unita ai problemi di approvvigionamento delle CPU, sta infatti producendo un impatto negativo e tangibile sui prezzi di notebook e PC desktop, i quali subiscono rincari che i produttori sono costretti a trasferire, almeno in parte, sul prezzo di vendita. È in questo scenario, caratterizzato da forniture sempre più esigue e costi in salita, che l'ipotesi di rivolgersi alla filiera produttiva cinese per i componenti diventa una concreta opzione di sopravvivenza commerciale, destinata a far discutere non poco sul futuro dell'elettronica di consumo globale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.