Crollo alla Torre dei Conti, le immagini del drone rivelano l'entità della devastazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un gigantesco, cupo baratro grigio di detriti, profondo oltre trenta metri, domina ciò che resta dei quattro piani interni, ormai polverizzati e inghiottiti dal nulla. Le prime immagini, che si possono definire delle autentiche radiografie del cuore del monumento, mostrano lo scheletro di travi in cemento fratturato in più punti e i pavimenti sventrati, mentre una carrucola e una scala, che un attimo prima erano tra le mani degli operai, rimangono in bilico sul precipizio. Sono le riprese realizzate da un drone, il cui scopo è quello di creare un modello tridimensionale della struttura, fondamentale per avviare le future e complesse operazioni di messa in sicurezza di un luogo che ha mostrato tutta la sua fragilità.

Le criticità già note da tempo

Le condizioni della Torre, le cui criticità erano emerse con chiarezza già in passato, vengono confermate da chi, anni addietro, aveva avuto modo di valutarne lo stato. “Già nel 2022 sapevamo che la Torre dei Conti era fragile”, ha dichiarato il presidente della commissione speciale Pnrr del comune di Roma, riferendo di una visita effettuata in quell'anno insieme al sovrintendente e a membri della giunta e del consiglio, durante la quale si era percepito un senso di timore nell'accedere all'edificio. Un'allerta, dunque, che precede di molto tempo il cedimento strutturale che ha portato alla tragedia, sebbene le indagini dovranno accertare, com'è ovvio, l'esatta sequenza delle cause.

La dinamica e la solitudine dell'operaio

Proprio gli accertamenti investigativi, volti a ricostruire l'esatta dinamica del crollo, stanno facendo emergere un particolare significativo sulla posizione delle undici persone che si trovavano all'interno della torre medievale al momento del cedimento. Octav Stroici, l'operaio romeno di 66 anni che ha perso la vita dopo essere rimasto per undici ore sotto le macerie, sarebbe stato lasciato da solo a lavorare fra il primo e il secondo piano, in un'area considerata tra le più critiche, mentre gli altri colleghi si trovavano in punti diversi della struttura. Le sue mansioni in quel preciso momento, stando a quanto si apprende, sono ancora oggetto di definizione da parte degli inquirenti.

L'ultimo viaggio di Octav Stroici

Il feretro di Octav Stroici ha intrapreso il suo ultimo viaggio verso la Romania, la sua terra d'origine, dove i funerali si sono tenuti lunedì. La camera ardente era stata allestita nella chiesa di Sant’Andrea di Burdujeni, a Suceava, la città dove l'uomo aveva vissuto fino a vent'anni prima e alla quale desiderava tornare, un sogno che purtroppo non si è realizzato. Aveva programmato, infatti, di fare ritorno tra appena un anno, quando avrebbe raggiunto l'età per andare in pensione, un traguardo che la tragedia di largo Corrado Ricci gli ha brutalmente negato.

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