Pasolini, la luna e il tempo che scorre: la poesia come specchio del mutamento

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La luna, immobile nel cielo da millenni, ha ispirato i lirici greci, Leopardi, García Lorca, e poi Pier Paolo Pasolini, che ne fece il simbolo di un paradosso: l’eternità del mondo contrapposta alla fugacità dell’esistenza umana. «Mi ritrovo in questa stanza col volto di ragazzo, e adolescente, e ora uomo», scriveva il poeta, sottolineando come tutto intorno a sé – il silenzio, il biancore dei muri, l’acqua – rimanesse identico, mentre il cuore, irrimediabilmente, cambiava. Quel che resta, nelle sue parole, è la consapevolezza di un tempo mai veramente «proprio», nonostante il ripetersi di «mille lune». Una riflessione che, oggi, il Ministero dell’Istruzione ha proposto ai maturandi come traccia d’esame, accostandola al tema del rispetto, parola scelta dalla Treccani per il 2024.

Se Pasolini interrogava l’immutabile, i Radicali portano invece in Corte costituzionale una battaglia per cambiare ciò che, nelle leggi, appare ancora fermo: il diritto all’eutanasia. Dopo lo stop al referendum sull’«omicidio del consenziente», l’associazione Luca Coscioni ha presentato un caso emblematico, quello di una donna che, pur avendo accesso al suicidio assistito, non può praticarlo autonomamente a causa della sua paralisi. «È la prima volta che la Consulta si confronta direttamente con la questione», osservano gli attivisti, tentando di aggirare così l’impasse politico.

Intanto, tra i banchi di scuola, un altro tema scuote le coscienze: quello dedicato a Paolo Borsellino, proposto ai ragazzi nell’anniversario della strage di via D’Amelio. I figli del magistrato hanno espresso commozione per la scelta, ricordando come il padre credesse fermamente nei giovani, visti come motore di un «cambiamento in meglio» per la società. Un messaggio che risuona, oggi più che mai, in un’epoca segnata da relazioni sempre più virtuali e da un linguaggio spesso ridotto a scontro.

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