Palio di Siena, Tittia vince con l’Aquila e dedica la dodicesima carriera alla Contrada: «È il più importante»
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Redazione Sport
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Il boato che ha travolto piazza del Campo, ieri sera, al termine della Carriera dedicata alla Madonna di Provenzano, aveva un sapore antico e insieme inedito: quello di una vittoria attesa per trentaquattro anni, che porta con sé il peso di un'intera generazione di contradaioli cresciuti senza vedere il proprio drappello trionfare.
A spezzare l'incantesimo ci ha pensato Giovanni Atzeni, detto Tittia, in sella a Diodoro, regalando all'Aquila un successo che non si ripeteva dal lontano 3 luglio 1992, quando fu Andrea De Gortes a far sventolare il palio tra le corsie della Contrada di piazza Postierla.
Il fantino originario di Nurri, classe 1985, al termine della corsa si è lasciato andare a un'effusione di sincerità davanti ai cronisti, tra i festeggiamenti che hanno invaso il cuore della città.
«In questi quattro giorni ho sentito tantissimo questo palio perché c'era solo un risultato da raggiungere», ha dichiarato Atzeni, il volto ancora segnato dall'emozione e dalla polvere della pista. «E penso sia il più importante della mia carriera»: una frase che, pronunciata da chi vanta già dodici affermazioni nella storia del Palio di Siena, assume un peso specifico notevole, perché non è retorica ma consapevolezza di un legame speciale con una Contrada che non ha mai smesso di credere in lui.
La cavalcata solitaria di Diodoro e il sogno che si avvera
La corsa di ieri sera, disputatasi venerdì 3 luglio 2026, ha avuto fin dalle battute iniziali un copione che pochi avevano previsto, eppure Tittia lo aveva annunciato a modo suo già nei giorni precedenti, parlando di "strada aperta" e di un "sogno" che covava dentro di sé dal momento della scelta del cavallo.
Diodoro, il baio che ha saputo rispondere con prontezza e reattività a ogni sollecitazione del suo fantino, si è rivelato determinante nel momento decisivo, quello della mossa: "Mossa molto giovane? Diodoro è svelto", ha commentato Atzeni, quasi a voler sottolineare come la rapidità del suo montone abbia fatto la differenza in una partenza che spesso riserva insidie e tradimenti. Ed è stata proprio quella partenza fulminea a proiettarlo in testa alla Carriera, consentendogli di gestire il vantaggio per tutti e tre i giri di pista con una padronanza che solo i grandi sanno esprimere.
La parola "sogno", pronunciata per la prima volta al Ceppo durante le operazioni che hanno preceduto la corsa, è diventata il filo conduttore di questo Palio, quasi un mantra ripetuto nei momenti di maggiore tensione. Ieri sera, dopo il brindisi rituale e l'abbraccio con lo staff tecnico e con la sua famiglia, Tittia l'ha ripetuta ancora, come a voler cristallizzare un istante che la cronaca consegnerà alla storia della Contrada.
Ma il sogno, per quanto potente, non basta a spiegare una carriera che lo porta a quota dodici vittorie: un numero che lo rende pari a Tabarre e che lo avvicina sempre più al record moderno di Andrea De Gortes, fermo a quattordici, una distanza che inizia a diventare ragionevolmente colmabile per un fantino che ha dimostrato, nel corso degli anni, una longevità e una costanza fuori dal comune.
Un rapporto quindicennale che paga i dividendi più alti
«Tutto è legato al rapporto con l’Aquila che viene da 15-16 anni», ha spiegato Atzeni, gettando luce su un'alleanza che non è stata episodica ma costruita mattoncino su mattoncino, stagione dopo stagione. «Penso che sia stata una delle Contrade più fedeli nei miei confronti», ha aggiunto, riconoscendo in quelle parole la reciprocità di un affetto che ha attraversato anni di tentativi andati a vuoto e di delusioni, fino al momento del riscatto più alto.
La fedeltà dell'Aquila nei suoi confronti si è tradotta in una continuità di chiamate e di fiducia che pochi altri fantini possono vantare, e Tittia ha saputo ripagare con gli interessi quella pazienza, trasformando in oro ciò che per molti sarebbe stato soltanto un'occasione persa.
La data del 3 luglio, da ieri, ha un significato doppio per l'Aquila: il 1992 e il 2026, due capitoli della stessa storia separati da un digiuno lungo trentaquattro anni, che ora si chiude con un epilogo da manuale. In mezzo, la cavalcata in solitario di Atzeni, capace di tenere a bada gli avversari con una gestione della corsa che impressiona per lucidità e per fiuto tattico.
Il fatto che il fantino sardo-tedesco, come talvolta viene definito per le sue origini familiari, sia riuscito a imporre il proprio ritmo sin dalle prime battute, senza mai cedere alla tentazione di strafare, è il segno di una maturità agonistica che pochi altri protagonisti del panorama ippico senese possono eguagliare.
I voti ai protagonisti e il verdetto della piazza
Nel dopo-gara, la consueta sfilata di giudizi e valutazioni ha assegnato ad Atzeni il punteggio di 10 e lode, un riconoscimento che sottolinea l'eccezionalità di una prestazione iniziata con la scelta oculata di Diodoro e culminata con una corsa di testa degna dei migliori manuali di stile. Non è solo la vittoria in sé a colpire, ma il modo in cui è stata costruita: passo dopo passo, curva dopo curva, con una sicurezza che ha contagiato l'intera Contrada e che si è riverberata sugli spalti gremiti, trasformando la piazza in un tripudio di colori e di suoni.
Gli altri nove fantini in gara hanno dovuto inchinarsi di fronte a una superiorità che, in questa specifica edizione della Carriera, è apparsa schiacciante e inappellabile.
La storia del Palio è fatta di numeri e di date, e questa del 3 luglio 2026 si aggiunge al pantheon delle edizioni memorabili. Il fatto che l'Aquila abbia dovuto attendere così a lungo per tornare al successo rende ancor più dolce il sapore di questa vittoria, mentre Tittia, con la sua dodicesima affermazione, si avvicina in modo pericolosamente concreto al primato di De Gortes, allungando l'ombra di un possibile sorpasso nelle prossime stagioni.
Per ora, però, c'è spazio soltanto per la gioia incontenibile dei contradaioli, per le lacrime e per gli abbracci che hanno invaso le strade del terzo di città, in una notte che Siena difficilmente dimenticherà.




