La Lega dopo le amministrative: “Premiato il lavoro sul territorio”. E a Senigallia parte la corsa alle poltrone

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La macchina amministrativa, inesorabile come il moto degli astri che regolano i cicli politici locali, si è rimessa in moto a Senigallia con la proclamazione del sindaco Massimo Olivetti. La certificazione del verdetto popolare, avvenuta nella mattinata di martedì 26 maggio, ha sancito ufficialmente l'inizio del secondo mandato per il primo cittadino, il quale, dopo aver ringraziato elettori e familiari, ha subito virato il proprio discorso verso il futuro giudato della giunta.

Mentre la fascia tricolore tornava ad adornare il petto di Olivetti, nei palazzetti della politica si è scatenata una ridda silenziosa ma feroce di trattative, dossier e candidature, tutte finalizzate alla composizione della nuova squadra di governo cittadina.

L’assegnazione dei pesi massimi e i nodi delle quote rosa

La distribuzione delle deleghe, inevitabilmente, dovrà fare i conti con la fisica degli equilibri interni alla coalizione, dove le forze in campo misurano la propria influenza attraverso il calibro delle preferenze ottenute. A dettare legge, in questo frangente, è il dato politico più eclatante di questa tornata: gli oltre ottocento voti raccolti da Gabriele Cameruccio.

Il recordman di preferenze (ben 812), espressione della lista civica "Senigallia al Centro", si candida naturalmente al ruolo di vicesindaco, forte di un consenso personale che travolge persino quello del suo stesso leader. Accanto a lui, la stessa civica spinge per l’ingresso in giunta di Simona Romagnoli e Andrea Morsucci, quest’ultimo capace di racimolare 400 preferenze grazie al traino emotivo legato alla sua battaglia per gli alluvionati.

Tuttavia, il percorso verso l’esecutivo non è privo di ostacoli normativi: la legge impone il rispetto delle quote di genere, un vincolo che rischia di diventare un grattacapo per il sindaco. Secondo le indiscrezioni raccolte in aula, Fratelli d’Italia, pur potendo vantare i voti pesanti di Massimo Bello e Riccardo Pizzi, potrebbe essere costretto a virare su profili femminili come Lara Landi o Giulia Marinelli per evitare lo sbilanciamento dei generi.

Simile il rebus in casa Lega, dove l’ex assessore uscente Luca Santarelli (proveniente da una traversata politica che lo ha visto transitare dal Pd ai Verdi prima dell’approdo al Carroccio) potrebbe dover fare un passo indietro per lasciar spazio all’avvocato Elena Campagnolo.

L’opposizione prende forma tra conferme e sonore esclusioni

Mentre la maggioranza gioca a scacchi con le poltrone, l’emiciclo che siederà all’opposizione ha assunto una fisionomia chiara, seppur costellata da diverse vittime eccellenti dello spoglio. L’ex sfidante del centrosinistra, Dario Romano, tornerà a sedere tra i banchi che già lo avevano visto protagonista, questa volta come capo dell’opposizione, ereditando un gruppo composto da sette consiglieri. Tra questi figurano nomi pesanti come quello di Anna Paola Fabri e Alessandra Olivetti, ma l’elenco delle liste deluse è forse più lungo di quello degli eletti.

Il conteggio definitivo delle 17.366 preferenze espresse ha emesso sentenze inappellabili: per il Movimento 5 Stelle, così come per "Progetto Senigallia Riformista", non c’è spazio nella nuova aula. Ancora più amaro il boccone per alcuni volti noti del consiglio uscente che hanno visto sfumare la riconferma.

Gennaro Campanile e Rodolfo Piazzai, ad esempio, restano fuori dal Partito Democratico nonostante il lavoro svolto, mentre per la Lega devono salutare consiglieri uscenti del calibro di Adriano Argentati, Andrea Carletti e Simona Mariotti, travolti dalle preferenze accumulatesi sui candidati civici.

La Lega alza la voce: rivendicato il ruolo di secondo pilastro

In questo gioco di equilibri, la Lega di Senigallia ha scelto il giorno successivo alla vittoria per rivendicare ad alta voce il proprio peso specifico, consapevole che i riflettori mediatici tendono a illuminare quasi esclusivamente le grandi coalizioni nazionali. Il consigliere regionale Nicolò Pierini, che cura gli interessi del partito sul territorio, ha infatti tracciato un bilancio del voto volto a sottolineare come il Carroccio sia riuscito a consolidarsi stabilmente come la "seconda forza politica della coalizione".

Una dichiarazione, questa, che non è mai solo un atto dovuto, ma una precisa messa in guardia in vista della spartizione degli assessorati. "Premiato il lavoro sul territorio", ha commentato Pierini, attribuendo il merito del risultato alla presenza di "persone serie e competenti" che hanno saputo coltivare il consenso nel solco della continuità amministrativa.

L’affondo del leghista mira a cristallizzare un dato di fatto: se "Senigallia al Centro" ha monopolizzato il consenso popolare, spetta pur sempre ai partiti tradizionali, e in particolare alla Lega, garantire alla compagine di centrodestra quella "preziosa filiera istituzionale" che, come sottolineato durante la campagna elettorale, ha porto risorse e attenzioni alla città.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.