L’ultimo richiamo in piazza Palma e quel blackout emotivo di fronte al quale la legge tenta di fare chiarezza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   MASSA – Erano poco più delle ventuno e trenta di un sabato sera qualunque, quando un gruppo di ragazzi ha iniziato a lanciare bottiglie di vetro contro la saracinesca abbassata di un negozio in piazza Felice Palma. I passanti, come spesso accade in queste circostanze, affrettavano il passo per scansare possibili guai; ma Giacomo Bongiorni, un carpentiere di 47 anni, non si è voltato dall’altra parte. Quel gesto, un semplice e doveroso richiamo al rispetto di uno spazio pubblico, è costato la vita a un padre che quella sera era in piazza con la compagna, il figlio di undici anni e alcuni parenti. Secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti e parzialmente emersa dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, una volta degenerata la discussione verbale, il 47enne sarebbe stato raggiunto da un pugno sferrato da un minorenne che lo ha fatto cadere a terra; e proprio mentre era ormai privo di difese, l’aggressione sarebbe proseguita con calci e pugni inferti da altri componenti del gruppo. La Procura della Repubblica di Massa, coordinando le indagini con la Procura per i Minorenni di Genova, ha iscritto nel registro degli indagati cinque giovani per concorso in omicidio volontario e rissa aggravata: due maggiorenni e tre minorenni, di cui uno – un diciassettenne descritto come una promessa del pugilato toscano – attualmente sottoposto a fermo e trasferito in una struttura di prima accoglienza.

L’analisi dei video e le versioni difensive che si scontrano con la dinamica degli impatti

Il lavoro degli investigatori si concentra ora sull’incrocio tra i fotogrammi muti delle telecamere – che hanno permesso di identificare rapidamente i sospettati – e gli esiti dell’autopsia, affidata al fine di stabilire con esattezza quale sia stato il colpo mortale o se a uccidere Bongiorni sia stata la pluralità di traumi cranici riportati. Se da un lato le immagini mostrerebbero una chiara prosecuzione dell’azione violenta anche a uomo già a terra, dall’altro le difese dei fermati hanno iniziato a costruire narrative alternative: il diciassettenne, in particolare, ha dichiarato ai magistrati di aver subito una testata dalla vittima, sostenendo di aver reagito solo dopo quell’impatto. Una versione, questa, che trova parziale eco nelle parole dei familiari dei due giovani di origine rumena (Eduard Alin Caratasu, 19 anni, e Ionut Alexandru Miron, 23 anni), i quali hanno respinto l’accusa di omicidio volontario definendo quanto accaduto una rissa degenerata e parlando di un gesto di reazione piuttosto che di un'aggressione premeditata. Tuttavia, la presenza del figlio undicenne della vittima – che ha assistito all’intera scena implorando il padre di rialzarsi – rappresenta un elemento che rende particolarmente complessa la valutazione del cosiddetto "dolo d'impeto" ipotizzato dalla Procura, laddove la legge richiede di verificare se i giovani abbiano volontariamente accettato il rischio di cagionare la morte pur di non interrompere l’azione violenta.

Il rito funebre e il lutto cittadino in una cattedrale gremita per l’addio a un "uomo buono"

Nel pomeriggio di sabato 18 aprile, il duomo di Massa si è rivelato troppo piccolo per contenere la folla accorsa per l’ultimo saluto a Giacomo Bongiorni: migliaia di persone hanno riempito via Dante quasi fino a piazza degli Aranci, partecipando a una cerimonia concelebrata dal vescovo della diocesi apuana, monsignor Mario Vaccari, insieme a numerosi altri sacerdoti e diaconi. La bara, accolta dal rintocco a lutto delle campane e da un lungo applauso, è stata omaggiata con striscioni, disegni e sciarpe del cuore, in una giornata in cui l’amministrazione comunale aveva proclamato ufficialmente il lutto cittadino. Durante l’omelia, monsignor Vaccari ha voluto rivolgersi direttamente al figlio dell’uomo ucciso, definendo Giacomo "un uomo buono" e ribadendo che il suo gesto – quel richiamo ai ragazzi che lanciavano bottiglie – era "la cosa giusta" da fare. A spezzare il silenzio della processione, prima della funzione, erano state le note di Vasco Rossi, a suggellare il ricordo di un uomo descritto dai parenti come un lavoratore e un padre presente, la cui scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile nella frazione di Mirteto, dove l’uomo risiedeva e dove è stato poi tumulato.

Le indagini senza sosta e l’incognita dell’autopsia per attribuire le singole responsabilità

Mentre la città si stringeva nel dolore, il fronte giudiziario non ha conosciuto soste: gli inquirenti continuano a vagliare ogni fotogramma delle videoriprese per attribuire a ciascuno dei cinque indagati il peso specifico delle proprie condotte, in particolare nella fase finale del pestaggio. La Procura per i Minorenni di Genova, competente per i tre minori coinvolti, ha chiesto massima riservatezza sulle operazioni per tutelare l’equilibrio psicologico dei giovanissimi indagati, uno dei quali è stato sottoposto a fermo mentre gli altri due risultano al momento solo iscritti nel registro. Un passaggio chiave sarà rappresentato dal deposito della consulenza medico-legale disposta dal professor Francesco Ventura, chiamato a chiarire se le lesioni riportate da Bongiorni siano compatibili con una caduta accidentale o se, invece, dimostrino inequivocabilmente l’intenzionalità letale dei colpi. L’esito di questi accertamenti, che potrebbero richiedere settimane, influenzerà inevitabilmente la richiesta di rinvio a giudizio o la definizione di eventuali patteggiamenti. Di certo, al netto delle versioni contrastanti fornite dagli indagati (alcuni dei quali hanno minimizzato il proprio ruolo sostenendo di aver sferrato calci "modesti" a un uomo già a terra), le immagini parlano di un accanimento prolungato, avvenuto sotto gli occhi di un bambino che continuava a chiedere al padre di alzarsi e che, da quel sabato notte, ha smesso per sempre di essere un semplice spettatore.

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