Omicidio a Massa, il pugile 17enne e la “testata” come movente: la ricostruzione dei secondi fatali in piazza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’eco dei pugni che hanno spezzato la vita di Giacomo Bongiorni, 47 anni, continua a rimbalzare tra le mura del tribunale e quelle, spoglie, delle camere di sicurezza. A cinque giorni dall’aggressione avvenuta in piazza Palma, il quadro indiziario si arricchisce di un dettaglio tecnico che aggiunge una cruda concretezza alla furia omicida: uno dei tre minorenni fermati, un ragazzo di 17 anni, è una promessa della boxe toscana, un peso piuma (52 chili) abituato a trasformare la potenza in punteggio sul ring, ma che nella notte di sabato avrebbe invece scaricato tutta la sua preparazione atletica addosso a un carpentiere che li aveva appena rimproverati per il lancio di bottiglie. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, coordinate dal procuratore Piero Capizzoto, sarebbe stato proprio il colpo di questo giovanissimo pugile a far accasciare la vittima al suolo, scatenando poi la furia del resto del gruppo.

La difesa del ragazzo, assistito dalla procura minorile di Genova che ne ha disposto la detenzione in una comunità, si gioca tutta su un istante precedente la scarica di violenza. Il 17enne, ascoltato dagli inquirenti, ha infatti fornito una versione che cerca di ribaltare l’inizio della contesa: “Mi ha dato una testata”, avrebbe detto, sostenendo di aver reagito a un presunto colpo ricevuto al naso proprio da Bongiorni. Una versione, quella della “legittima difesa” provocata da un gesto della vittima, che trova un’eco parziale anche nel racconto di uno dei maggiorenni finiti in carcere, il 23enne Ionut Alexandru Miron, il quale avrebbe confermato la dinamica della testata ai carabinieri. Tuttavia, questa ricostruzione si scontra violentemente con la realtà oggettiva impressa nei frame delle telecamere di sorveglianza e con la testimonianza del cognato dell’uomo, Gabriele Tognocchi, rimasto ferito anche lui nel tentativo di difendere il parente.

La dinamica dei quindici secondi: un accerchiamento letale

I filmati, custoditi gelosamente dai carabinieri del comando provinciale di Massa, raccontano una storia diversa, molto più vicina al linciaggio che a una rissa. L’aggressione è durata tra i quindici e i trenta secondi, una manciata di tempo sufficiente però a cancellare una vita. Ciò che emerge con chiarezza dalle immagini – come spiegato dal colonnello Alessandro Dominici – è che l’azione violenta non si è affatto esaurita con la caduta di Bongiorni. Anzi, una volta che l’uomo era già a terra, forse già privo di sensi, “prosegue l’azione energica” del branco. La vittima, accerchiata da cinque giovani (i due maggiorenni Eduard Alin Carutasu, 19 anni, e Ionut Alexandru Miron, 23, insieme ai tre minori), è stata colpita ripetutamente, tanto da riportare la frattura di un osso del collo secondo quanto riferito dai familiari.

È in questo contesto di accanimento che la versione della “testata” fornita dai fermati perde, agli occhi degli investigatori, gran parte della sua credibilità. Gabriele Tognocchi, che si trovava sul posto assieme alla compagna Sara e al figlio di 11 anni della vittima, ha infatti smentito seccamente questa ricostruzione: “Non l’ho vista. Quando sono intervenuto la discussione era già iniziata. Ho visto Giacomo in ginocchio che veniva colpito. L’hanno buttato a terra, lo hanno picchiato e gli hanno rotto l’osso del collo”. La procura, in attesa dell’esito dell’autopsia che verrà eseguita all’ospedale di Genova per determinare con esattezza quale colpo sia stato letale, ha intanto formalizzato l’ipotesi del “dolo d’impeto”. Un termine tecnico, quest’ultimo, che descrive un omicidio non premeditato ma scaturito all’istante per motivi futili: il rimprovero per il lancio di bicchieri contro un kebab.

Le indagini e il silenzio del branco

Mentre la città si prepara a stringersi attorno alla famiglia nella fiaccolata promossa da Comune e Diocesi, l’inchiesta procede su due binari distinti ma paralleli. Da un lato, i due maggiorenni (Carutasu e Miron) sono rinchiusi nel carcere di Massa in attesa dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip; il 19enne si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre il 23enne ha rilasciato dichiarazioni spontanee che verranno ora valutate. Dall’altro, la procura minorile di Genova segue la posizione dei tre giovanissimi (il 17enne pugile e due sedicenni indagati a piede libero), cercando di districare le singole responsabilità nella furia collettiva.

I carabinieri hanno già sequestrato gli abiti indossati dai sospettati durante l’aggressione, e la comparazione con le tracce biologiche e i rilievi delle telecamere sarà decisiva per capire chi abbia sferrato i colpi mentre Bongiorni era ormai in ginocchio, impossibilitato a difendersi sotto lo sguardo del figlio dodicenne. Nessuno dei cinque, al momento dell’arresto, presentava segni evidenti di ubriachezza o alterazione da sostanze, il che esclude la scusante dello “stato di incapacità” dovuto all’alcol. La Procura di Massa, nelle more dell’autopsia, mantiene l’accusa di concorso in omicidio volontario aggravato dai futili motivi, una cornice edittale che non lascia spazio a attenuanti generiche, in attesa che la scienza – quella dell’anatomopatologo e quella dei pixel dei video – sveli l’esatta gerarchia della violenza.

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