L’autopsia su Bongiorni: “Gravissima emorragia, la mandibola spostata per i colpi”. Il padre di uno dei ragazzi: “Doveva farsi i fatti suoi”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
È un referto che lascia pochi dubbi sulla natura brutale dell’aggressione, quello emerso dall’autopsia condotta sul di Giacomo Bongiorni, il 47enne ucciso a Massa nella notte tra sabato 11 e domenica 12 aprile. Il direttore dell’istituto di Medicina legale di Genova, Francesco Ventura, incaricato dell’esame, si è preso trenta giorni per la consegna della relazione definitiva, ma le indiscrezioni che filtrano parlano di una “gravissima emorragia cranica” e dello “spostamento della mandibola” a seguito dei colpi ricevuti. Una violenza, quella subita dall’uomo, che sarebbe stata tale da provocare lesioni incompatibili con la vita, corroborando la tesi della famiglia, ovvero che il decesso non sia stato causato da una banale caduta, bensì dall’accanimento del gruppo.
Se da un lato la medicina legale tenta di fissare su carta l’esatta entità dei traumi, dall’altro l’inchiesta giudiziaria – che vede indagati due maggiorenni e tre minorenni per concorso in omicidio volontario – cerca di ricostruire i frammenti di quella notte in piazza Felice Palma, sotto gli occhi del figlio undicenne della vittima. Le immagini delle telecamere di sorveglianza, prive di audio ma cruciali, mostrano una rissa degenerata in pochi secondi: un pugno, la caduta a terra dell’uomo, e poi quella che gli inquirenti definiscono una “azione energica” proseguita nonostante la vittima fosse ormai a terra.
In questo contesto di dolore e ricostruzioni processuali, fa effetto l’intervista rilasciata dal padre di uno dei ragazzi fermati, trasmessa durante la trasmissione “Diritto e Rovescio”. Contattato dal giornalista Valerio Toma, l’uomo ha espresso un concetto tanto crudo quanto rivelatore dello stato d’animo di chi difende un figlio accusato di omicidio: “Avrebbe dovuto farsi i fatti suoi, sarebbe ancora vivo”. Una frase che, seppur accompagnata da un generico “mi dispiace che un bimbo ora sia senza il suo papà”, scarica di fatto la responsabilità sulla vittima, colpevole – a suo dire – di aver rimproverato un gruppetto di ragazzi che danneggiava la vetrina di un locale.
La dinamica e le versioni contrastanti
La difesa dei cinque indagati, che hanno tra i 17 e i 23 anni, sembra volersi appoggiare sulla tesi della reazione a una presunta provocazione. Stando a quanto riferito dai legali e da alcune dichiarazioni rilasciate agli inquirenti – in particolare dal 23enne Alexandru Miron e dal 19enne Eduard Alin Carutasu – sarebbe stato proprio Bongiorni a colpire per primo con una testata uno dei minorenni. Il padre del ragazzo, difendendo il figlio definendolo “un bravo ragazzo”, ha insinuato persino che la vittima potesse non essere lucida (“Se un bimbo di 16 anni ti dà un pugno, cado se sono ubriaco o drogato”), sollevando un polverone mediatico che però, al momento, non trova riscontri negli atti ufficiali.
Tuttavia, la ricostruzione degli inquirenti, supportata dalle immagini, sembra delineare un quadro differente. Il cognato della vittima, rimasto ferito e ricoverato in ospedale con alcune fratture, ha raccontato di un’aggressione fulminea e sproporzionata. Sarebbe stato proprio il 47enne a intervenire per difendere il parente, finendo immediatamente sopraffatto dal numero e dalla violenza dei colpi. Le lesioni riscontrate dal professor Ventura – ovvero l’emorragia e lo spostamento della mandibola – sono lesioni tipiche di un impatto violento e ripetuto, difficilmente riconducibili a un singolo pugno sferrato in un alterco.
Le misure cautelari e il prosieguo delle indagini
Per quanto riguarda l’aspetto giudiziario, il tribunale per i minorenni di Genova ha convalidato il fermo del 17enne, ritenendo concreto il rischio di reiterazione del reato e respingendo la richiesta degli arresti domiciliari. Il ragazzo, descritto come una promessa della boxe toscana, si trova attualmente in un centro di prima accoglienza. Per i due maggiorenni, invece, il gip di Massa ha disposto la custodia in carcere, pur ravvisando la mancanza del pericolo di fuga.
Il nodo centrale che gli investigatori dei carabinieri dovranno sciogliere nei prossimi giorni – oltre all’analisi frame by frame dei video – riguarda l’esatta attribuzione dei colpi mortali. Le parole del padre di uno degli indagati, sebbene abbiano acceso il dibattito pubblico, rappresentano solo un frammento emotivo di una vicenda che la magistratura sta gestendo con il massimo riserbo, in attesa della perizia definitiva che, tra un mese, dovrebbe consegnare alla giustizia la verità scientifica su come Giacomo Bongiorni abbia perso la vita.




