Gaza, prigionieri palestinesi rilasciati arrivano a Khan Younis
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Redazione Esteri
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Nella notte tra mercoledì e giovedì, alcuni dei 600 prigionieri palestinesi rilasciati da Israele hanno raggiunto l’ospedale di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. La liberazione, avvenuta nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco con Hamas, ha visto l’organizzazione restituire a Israele i corpi di quattro ostaggi, in un’operazione che ha segnato un nuovo capitolo nei fragili equilibri del conflitto. La maggior parte dei detenuti, arrestati dopo l’attacco del 7 ottobre 2023, è stata trasferita in condizioni che hanno richiesto immediata assistenza medica, secondo quanto riferito da fonti locali.
Intanto, Hamas ha rilasciato una nota su Telegram, sostenendo che Israele «non ha altra scelta» se non avviare i negoziati per la seconda fase dell’accordo. L’organizzazione, che controlla de facto la Striscia di Gaza, ha ribadito la necessità di proseguire con gli scambi, pur senza specificare ulteriori dettagli sulle prossime mosse.
Al Cairo, intanto, sono già in corso i colloqui per definire i termini della seconda fase del cessate il fuoco. Le delegazioni israeliana e qatariota, accompagnate da rappresentanti dell’amministrazione statunitense, hanno avviato i negoziati sotto la mediazione egiziana. L’obiettivo dichiarato è garantire l’attuazione delle intese già raggiunte e assicurare un flusso continuo di aiuti umanitari verso Gaza, territorio devastato da mesi di conflitto.
Nonostante l’apertura delle trattative, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha mantenuto le truppe ai confini della Striscia, segnale di una prudenza dettata da ragioni sia strategiche che politiche. Quattordici alti funzionari israeliani sono arrivati al Cairo per partecipare ai negoziati, che avrebbero dovuto iniziare due settimane fa ma sono stati ritardati da un prolungato silenzio da parte di Tel Aviv.
La prima fase dell’accordo, della durata di 42 giorni, si avvia alla conclusione, mentre le parti cercano di trovare un equilibrio tra le richieste di Hamas e le condizioni poste da Israele. La situazione rimane delicata, con il rischio che qualsiasi intoppo possa far deragliare un processo già fragile.




