West Nile in Italia: casi, prevenzione e l’allarme nel Lazio dopo la morte di un’anziana

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La morte di una donna anziana a Fondi, in provincia di Latina, riaccende i riflettori sul virus West Nile, un’infezione trasmessa dalle zanzare che, pur non essendo nuova nel panorama italiano, continua a destare preoccupazione soprattutto nei mesi estivi. Quello della paziente ricoverata all’ospedale San Giovanni di Dio non è un caso isolato: nella stessa zona sono stati registrati altri sei contagi, tutti circoscritti al territorio pontino, ma la vicinanza con Roma ha spinto le autorità sanitarie a intensificare i controlli.

Enrico Di Rosa, direttore del servizio Igiene e Sanità pubblica della Asl Roma 1, ha confermato il potenziamento della sorveglianza, sottolineando come le ampie aree verdi della capitale – comprese quelle entro il raccordo anulare – rappresentino un possibile focolaio. «L’obiettivo è individuare tempestivamente nuovi casi e analizzare i contesti a rischio», ha spiegato, senza nascondere che l’attenzione resta alta nonostante al momento i contagi si concentrino soprattutto nell’agro pontino.

Il West Nile, noto anche come “febbre del Nilo”, si trasmette attraverso la puntura di zanzare infette, in particolare del genere Culex, e può causare sintomi che vanno da lievi disturbi simil-influenzali a complicazioni neurologiche gravi, soprattutto in soggetti fragili come anziani o immunodepressi. Non esiste ancora un vaccino, sebbene la ricerca stia facendo progressi, e l’unica arma efficace rimane la prevenzione, come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità: repellenti, abiti coprenti e l’eliminazione di acqua stagnante – terreno ideale per la riproduzione delle zanzare – sono le misure più raccomandate.

Marinoni, esperto di malattie infettive, ha ribadito che «la lotta alle zanzare è fondamentale», un concetto semplice ma spesso trascurato, soprattutto in zone rurali o periurbane dove i ristagni d’acqua sono più frequenti. I dati degli ultimi anni mostrano una diffusione disomogenea del virus, con focolai che si accendono soprattutto al Nord e al Centro, ma il 2025 sembra confermare una tendenza già osservata: il Lazio, insieme ad altre regioni come Veneto ed Emilia-Romagna, resta tra le aree più colpite.

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