Trattamento accessorio dipendenti PA, l'Agenzia delle Entrate fissa le regole per la flat tax al 15%
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Con la risposta a interpello n. 173 del 15 settembre 2026, l'Agenzia delle Entrate ha sciolto i nodi operativi legati all'imposta sostitutiva del 15 per cento sul trattamento economico accessorio dei dipendenti pubblici non dirigenti. La misura, introdotta dall'articolo 1, comma 237, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, rappresenta un intervento mirato per il solo periodo d'imposta 2026, ma la sua applicazione pratica richiede ai datori di lavoro pubblici una gestione accorta delle soglie e delle tempistiche di verifica.
Il perimetro oggettivo dell'agevolazione
Il chiarimento principale riguarda l'ambito di applicazione dell'imposta sostitutiva. I compensi agevolabili sono quelli riconducibili al trattamento economico accessorio, una definizione che la norma specifica comprendere anche le indennità di natura fissa e continuativa. La valutazione su quali voci stipendiali rientrino effettivamente in questo perimetro è rimessa al datore di lavoro, come precisato nella stessa risposta: l'Agenzia delle Entrate non ha competenza in sede di interpello per qualificare i singoli emolumenti.
Ne consegue che le amministrazioni devono operare una ricognizione interna delle voci retributive, distinguendo ciò che costituisce accessorio "puro" da ciò che appartiene alla retribuzione ordinaria. Il tetto massimo agevolabile è fissato a 800 euro complessivi annui per ciascun lavoratore, calcolati con esclusivo riferimento al 2026. L'eventuale eccedenza rispetto a questa soglia resta assoggettata al regime ordinario Irpef e addizionali.
Il requisito reddituale e la finestra temporale
Un secondo profilo di rilievo concerne il limite di reddito di lavoro dipendente, fissato a 50.000 euro. La disposizione legislativa non specificava a quale periodo d'imposta riferire questa soglia, generando incertezza tra i sostituti d'imposta. L'Agenzia ha chiarito che il parametro va verificato esclusivamente sul 2026. Questo significa che il datore di lavoro, nel corso dell'anno, può applicare l'imposta sostitutiva sulla base di una stima del reddito annuo del dipendente.
Sarà poi in sede di conguaglio che si procederà alla verifica effettiva: qualora il reddito complessivo del 2026 superi i 50.000 euro, il beneficio viene meno e occorre rideterminare l'imposizione secondo le regole ordinarie.
Le esclusioni e le cumulabilità
La norma prevede alcune esclusioni esplicite. Restano fuori dal regime sostitutivo il personale delle Forze di polizia e delle Forze armate che già usufruisce delle agevolazioni fiscali previste dall'articolo 45, comma 2, del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95. Per il personale dipendente delle aziende e degli enti del Servizio sanitario nazionale, destinatario delle misure di cui all'articolo 7, comma 2, del decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73, e all'articolo 1, comma 354, della legge 30 dicembre 2024, n. 207, il beneficio del 15 per cento si aggiunge senza preclusioni.
È inoltre prevista la facoltà di rinuncia scritta da parte del lavoratore, opzione che può risultare conveniente in presenza di detrazioni fiscali che renderebbero l'imposta sostitutiva meno vantaggiosa rispetto alla tassazione ordinaria.
L'impatto operativo sui cedolini
Sul piano pratico, l'applicazione della flat tax richiede ai datori di lavoro pubblici di gestire con attenzione la stima del reddito annuo. Il rischio di uno scostamento significativo rispetto alla soglia dei 50.000 euro è concreto in un anno caratterizzato dai rinnovi contrattuali, che possono comportare arretrati e aumenti non preventivabili con esattezza. La verifica in tempo reale del reddito, come sottolineato, espone al rischio di un conguaglio pesante a fine anno qualora il dipendente percepisca somme straordinarie.
Le amministrazioni stanno adottando approcci prudenziali: alcune hanno già comunicato l'applicazione del beneficio a partire dalle elaborazioni stipendiali di metà anno, con conguaglio, riservandosi di escludere i dipendenti per i quali la tassazione agevolata produrrebbe un netto inferiore a causa delle detrazioni in godimento. La corretta imputazione delle voci nel cedolino e il monitoraggio del plafond annuo diventano dunque passaggi obbligati per evitare errori e contestazioni future.
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