Lavitola, la ex compagna dice no ai domiciliari: «Non voglio più vederlo in casa»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il faccendiere Valter Lavitola, attualmente detenuto nel carcere romano di Rebibbia, si trova a dover fare i conti con un ostacolo imprevisto e di natura prettamente personale che rischia di complicare ulteriormente la sua posizione processuale e la strategia difensiva in vista dell'udienza del tribunale del Riesame, fissata per lunedì 7 settembre.

La sua ex compagna, Natalia Potenza, quarantenne italo-argentina, ha infatti formalmente revocato la propria disponibilità ad accoglierlo presso l'abitazione di famiglia, situata nel quartiere Monteverde Vecchio, precludendogli di fatto la possibilità di ottenere gli arresti domiciliari o, in prospettiva, l'affidamento in prova al servizio sociale, qualora il tribunale dovesse concedergli una misura alternativa alla detenzione.

La revoca ai carabinieri e le motivazioni personali

La decisione, che assume ora un peso determinante per le sorti giudiziarie di Lavitola, è maturata il 26 agosto scorso, quando Potenza si è recata presso la stazione dei carabinieri Gianicolense per ufficializzare il suo netto rifiuto. La scelta, come rivelato da fonti vicine all'indagine e anticipate dal Giornale, sarebbe stata innescata dalla scoperta, da parte della donna, di un tradimento da parte dell'imprenditore, emerso proprio nel corso degli sviluppi dell'inchiesta che lo ha portato dietro le sbarre.

Natalia Potenza, che con Lavitola ha avuto due figli piccoli e per anni ha gestito il Cefalù Bistrot, avrebbe quindi deciso di interrompere ogni legame e di tutelare la propria sfera privata, dichiarando senza mezzi termini alle forze dell'ordine la sua contrarietà a qualsiasi forma di riavvicinamento fisico dell'uomo alla loro abitazione.

La posizione della ex compagna e il possibile dialogo con i pm

Le conseguenze di questa presa di posizione per Valter Lavitola potrebbero rivelarsi ben più ampie di una semplice difficoltà logistica. L'ex compagna, che in queste ore è rimasta in casa con i figli lontano dal locale e ha confidato al suo amico, lo scrittore Fulvio Abbate, il suo stato d'animo di profonda estraneità («È come se avessi avuto accanto per quasi dieci anni uno sconosciuto»), non si è limitata a chiudergli la porta di casa.

Secondo quanto si apprende, Natalia Potenza avrebbe manifestato la sua piena disponibilità a collaborare con gli inquirenti, che sono pronti a sentirla in qualità di testimone. Questa eventuale audizione rappresenta un potenziale ulteriore elemento di preoccupazione per la difesa di Lavitola, in quanto la donna potrebbe fornire dettagli rilevanti sulla vita privata e, forse, sugli affari dell'imprenditore, andando ad alimentare il già corposo fascicolo dell'inchiesta.

La strategia difensiva e le prospettive giudiziarie

Mentre il fronte personale si deteriora in modo irrimediabile, i legali di Lavitola hanno preparato una corposa memoria difensiva di 71 pagine da presentare al tribunale del Riesame per l'udienza di lunedì, nel tentativo di ottenere una revisione della misura cautelare e un ritorno in libertà. La revoca della disponibilità della casa coniugale, però, complica notevolmente il quadro, poiché per poter aspirare ai domiciliari è necessario disporre di un domicilio certo e idoneo, requisito che attualmente viene a mancare.

La stessa possibilità di un affidamento in prova o di un eventuale lavoro all'esterno per la società Baires, ipotesi già di per sé complessa, risulta adesso sostanzialmente preclusa, costringendo gli avvocati a ricalibrare la loro strategia in un clima di crescente incertezza giudiziaria e personale per il loro assistito.

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