Incendio sul monte Faeta, il sindaco di San Giuliano Terme chiede lo stato di calamità alla Regione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sulle pendici ancora annerite del monte Faeta, dove il fuoco ha divorato boschi e macchia mediterranea per quasi settecento ettari, il sindaco di San Giuliano Terme, Matteo Cecchelli, ha annunciato l’intenzione di presentare ufficialmente alla Regione Toscana la richiesta di dichiarazione dello stato di calamità naturale. L’annuncio, arrivato al termine di una giornata segnata dalla conta dei danni e dalle prime valutazioni tecniche sui versanti colpiti, pone al centro dell’attenzione non solo l’entità della superficie bruciata – un perimetro complessivo di venti chilometri – ma anche l’urgenza di intervenire con opere di rimboschimento e messa in sicurezza idrogeologica. Senza quelle, spiega il primo cittadino, il rischio di frane e smottamenti lungo le pendici del monte resterebbe concreto, specialmente in caso di piogge autunnali.

Il bilancio delle fiamme e il lavoro dei volontari

Il rogo, che ha interessato sia il versante lucchese, nei pressi di Santa Maria del Giudice, sia quello pisano ad Asciano, è ormai fermo da ieri: lo conferma l’Aib (Antincendio Boschivo della Regione Toscana), precisando che le operazioni sono entrate nella fase di bonifica. Diciassette squadre del volontariato antincendi boschivi, coordinate da un direttore delle operazioni del Comune di Firenze affiancato da tre direttori regionali e da un rappresentante dell’Unione dei Comuni della Media Valle del Serchio, lavorano senza sosta per domare i focolai residui. A emergere, in questo quadro di devastazione, c’è però anche l’altra faccia dell’emergenza: quella legata alla protezione degli animali coinvolti. L’associazione animalista Anpana Lucca, attraverso i propri volontari, ha messo in salvo numerosi esemplari tra gatti, polli, anatre e galline, prestando soccorso non solo agli esseri umani ma anche a quelle creature che, senza voce, si sono trovate intrappolate tra le fiamme.

Le dimensioni del disastro e la bonifica in corso

La superficie complessiva percorsa dal fuoco raggiunge i settecento ettari, un’estensione che restituisce la violenza di un incendio alimentato dal vento e dalla vegetazione secca. Il perimetro, lungo venti chilometri, abbraccia due province e ha richiesto un dispositivo di spegnimento massiccio, con mezzi aerei e terrestri impiegati per giorni. Adesso che il fronte è fermo – e il “forse” utilizzato dalla Regione nella sua nota lascia intendere la cautela di chi ha visto riaccendersi più volte braci apparentemente spente – si procede con la bonifica manuale e meccanica. I vigili del fuoco, presenti sul posto fin dalle prime ore del rogo, proseguono nel monitoraggio costante delle aree più impervie, dove le fiamme hanno intaccato zone di difficile accesso e dove il terreno, ormai privo di vegetazione, appare particolarmente esposto all’erosione.

La richiesta di calamità e la messa in sicurezza dei versanti

La decisione del comune di San Giuliano Terme di chiedere lo stato di calamità alla Regione Toscana, attesa nelle prossime ore, rappresenta lo strumento amministrativo per sbloccare risorse straordinarie destinate alla messa in sicurezza dei versanti. Senza di esse, spiegano fonti comunali, il rischio di dissesto idrogeologico rimarrebbe elevato: gli alberi bruciati non trattengono più il terreno, e le ceneri, impermeabilizzando in superficie la terra, favoriscono i ruscellamenti. L’auspicio degli amministratori è che la Regione accolga la richiesta con celerità, consentendo così l’avvio dei primi interventi di rimboschimento e la stabilizzazione dei pendii colpiti dal rogo. Intanto, il lavoro di bonifica prosegue senza sosta, e i volontari di Anpana continuano a perlustrare le aree periferiche del Monte Faeta, alla ricerca di eventuali altri animali rimasti feriti o dispersi.

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