Aggredito a Torino per uno zaino arcobaleno: il giurato del Lovers film festival racconta gli schiaffi e gli insulti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È bastato un particolare cromatico, quello di uno zaino che sfoggiava i colori dell’arcobaleno, per scatenare la furia improvvisa di un gruppetto di ragazzi, probabilmente minorenni, nel cuore di Torino. L’episodio, avvenuto a poca distanza dalla Mole Antonelliana e dal Cinema Massimo, ha visto come vittima un attivista trans, componente della giuria del Torino Pride per il Lovers Film Festival, che stava facendo ritorno a casa dopo una serata dedicata alla rassegna. La dinamica, ricostruita attraverso i canali social del coordinamento Torino Pride, racconta di un’aggressione lampo: insulti a sfondo omofobo – del tipo “ma che sei gay?” – hanno preceduto spinte e alcuni schiaffi, inflitti con una violenza tanto improvvisa quanto gratuita.

La denuncia social e la voce della vittima

La notizia ha trovato ampia diffusione grazie al post del Torino Pride, che ha riportato per filo e per segno la testimonianza diretta del volontario. Lui, che ha voluto mantenere un profilo riservato pur partecipando attivamente alla giuria del festival, ha raccontato di essersi sentito paralizzato dall’incredulità: “Sono rimasto immobile, come se fosse un incubo”, ha dichiarato, descrivendo l’attimo in cui il gruppetto di adolescenti ha cominciato a inveire contro di lui. L’attivista, che oggi si definisce “turbato” più che ferito fisicamente, ha comunque voluto dare visibilità all’accaduto, sottolineando come l’aggressione sia avvenuta a pochi passi dal luogo che celebra proprio il cinema e le culture Lgbtq+.

La cornice del Lovers film festival e la direzione artistica

Il contesto in cui si inserisce l’aggressione è quello della kermesse cinematografica attualmente in corso, il Lovers Film Festival, che vanta la direzione artistica di Luxuria, nota attivista e volto televisivo. La vittima, in qualità di giurato, aveva appena preso parte agli eventi della serata quando, allontanandosi, si è trovata faccia a faccia con i suoi aggressori. Nessuna conseguenza fisica rilevante è stata riportata – gli schiaffi, per quanto umilianti, non hanno causato lesioni – ma l’eco della violenza simbolica è parsa immediatamente più devastante di quella materiale, tanto che il coordinamento Pride ha deciso di rendere pubblico l’accaduto per smascherare l’ennesimo episodio di intolleranza.

La dinamica dell’aggressione e l’identikit degli autori

Secondo quanto filtrato dalla denuncia, il gruppetto era composto soprattutto da ragazzi giovanissimi, probabilmente adolescenti, che hanno agito in branco. L’intera sequenza è durata pochi secondi: dopo aver notato lo zainetto arcobaleno – un simbolo ormai riconosciuto a livello globale delle rivendicazioni Lgbtq+ – hanno cominciato a urlare frasi offensive, per poi passare ai fatti con spintoni e schiaffi. La vittima, colta di sorpresa, non ha avuto nemmeno il tempo di reagire o di chiedere aiuto. Poi il gruppo si è dileguato, lasciandolo sul marciapiede con addosso tutta la pesantezza di un atto gratuito e vile. La polizia non risulta essere stata allertata nell’immediatezza, o almeno non ve n’è traccia nelle comunicazioni ufficiali dei soggetti coinvolti: la scelta del Torino Pride è caduta invece sulla denuncia pubblica, per mettere in guardia la cittadinanza e per raccogliere solidarietà attorno alla persona offesa.

Il clima in città e la risposta del coordinamento

Non è la prima volta che Torino, città tradizionalmente considerata aperta e tollerante, si trova a fare i conti con episodi di questo genere; tuttavia la specificità dell’aggressione – che ha preso di mira un membro attivo della giuria di un festival dedicato al tema – ha sollevato un’ondata di sconcerto negli ambienti culturali e associativi. L’attivista, che ora cerca di elaborare quanto accaduto, ha restituito attraverso la sua voce un frammento di cronaca nera che parla più di pregiudizio che di violenza effettiva: gli schiaffi, in fondo, hanno fatto meno male dell’insulto. E il fatto che gli aggressori fossero così giovani aggiunge un ulteriore strato di inquietudine a una vicenda già di per sé squallida.

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