Rogo alla Delca Energy di Vicopisano, l’Arpat rassicura: “Nessun rischio per l’aria”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nelle prime fasi dell’incendio che l’8 giugno ha devastato la Delca Energy – l’azienda specializzata nello stoccaggio e trattamento di rifiuti plastici nella zona industriale di Lugnano – la densa colonna di fumo nero, visibile a chilometri di distanza, presentava un accentuato sviluppo verticale; e se è vero che piegava verso Pisa solo a notevole altezza grazie a deboli venti da est, durante la mattinata queste correnti si sono mantenute deboli da est-sud est, cambiando direzione soltanto nel periodo centrale della giornata, per poi mantenersi comunque con caratteristiche di brezza.
Lo ha spiegato l’Arpat, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, nel fare il punto della situazione sull’impatto del rogo che ha mandato in fumo circa 2.500 tonnellate di materiale plastico, accumulato in balle pronte per il riciclo.
A tre giorni di distanza dall’evento, mentre i vigili del fuoco lavorano incessantemente per domare gli ultimi focolai e rimuovere il materiale ancora accumulato, le autorità hanno così potuto tracciare un primo bilancio tecnico sulla qualità dell’aria e le ricadute ambientali, circoscrivendo l’emergenza a un’area ben precisa e ridimensionando i timori di una contaminazione diffusa.
Le analisi delle centraline e il monitoraggio del particolato
Per quanto riguarda la qualità dell’aria, i tecnici hanno analizzato i dati provenienti dalle due centraline di rilevazione più prossime al sito dell’incendio, posizionate rispettivamente a Pisa (circa 10 km a ovest) e a Santa Croce sull’Arno (circa 15 km a est). I parametri presi in esame, in particolare il biossido di azoto (NO2) e il particolato (PM10 e PM2,5), hanno mostrato oscillazioni direttamente imputabili all’evento, ma sempre mantenendosi entro limiti largamente inferiori a quelli previsti dalla normativa vigente.
L’NO2 ha registrato un lieve incremento fino a un massimo di 25 µg/m³, una soglia che resta abbondantemente al di sotto del limite di legge fissato a 200 µg/m³. Analogamente, le polveri – rappresentative del particolato veicolato dalla nube tossica – hanno evidenziato un innalzamento considerato dagli esperti “scarsamente significativo”: le PM10 hanno sfiorato i 20 µg/m³ e le PM2,5 hanno raggiunto i 14 µg/m³, valori che non impensieriscono gli addetti ai lavori se paragonati ai picchi di 50 e 25 µg/m³ consentiti dalla legge.
Nonostante le immagini satellitari mostrassero la nube ben distribuita sopra la città di Pisa nel giorno dell’incendio, gli effetti di ricaduta al suolo sono risultati assenti, grazie proprio alla dinamica dei venti che hanno disperso i fumi in alta quota senza farli depositare.
I campionamenti a terra e il lavoro della procura
Oltre ai rilevatori atmosferici, l’Arpat ha proseguito con una serie di campionamenti mirati sulla vegetazione, al fine di valutare l’effettiva deposizione di sostanze potenzialmente tossiche come idrocarburi policiclici aromatici (IPA), policlorobifenili (PCB), diossine e furani.
Nel pomeriggio del 9 giugno, il personale specializzato ha prelevato foglie di insalata, foglie di zucchine e campioni da un albero da frutto in quattro punti situati a ovest del rogo; il giorno successivo, il 10 giugno, i prelievi si sono spostati nell’area a est, dove sono state raccolte anche foglie di vite selvatica e meloni, mentre un campione di riferimento è stato prelevato a nord di Cascine di Buti per fungere da termine di paragone.
Tutti i vegetali sono stati sigillati in doppi sacchetti di plastica e consegnati al laboratorio dell’Arpat di Livorno, dove sono in corso le analisi per accertare l’eventuale presenza di contaminanti. Sul fronte giudiziario, la procuratrice di Pisa ha chiarito che al momento non è stato formalmente aperto alcun procedimento penale: la magistratura è stata informata dell’accaduto, ma mancano ancora elementi concreti per formulare ipotesi di reato, e i rilievi di polizia giudiziaria potranno essere completati soltanto quando l’area sarà completamente bonificata e messa in sicurezza.
La gestione dell’emergenza e le disposizioni del sindaco
A coordinare le operazioni di protezione civile e il rapporto con la cittadinanza è il sindaco di Vicopisano, Matteo Ferrucci, il quale in un video informativo diffuso sui social ha confermato che l’incendio è ormai “in fase di spegnimento”.
Dopo giorni di apprensione, durante i quali era stata raccomandata la chiusura di finestre e lo spegnimento dei condizionatori per evitare l’inalazione di fumi potenzialmente nocivi, la situazione è progressivamente migliorata al punto che le attività produttive adiacenti all’impianto hanno potuto riaprire i battenti già nella mattinata del 10 giugno.
Tuttavia, il primo cittadino ha invitato alla prudenza, sottolineando che la rimozione del materiale ammassato e la bonifica completa richiederanno ancora tempo; ha inoltre rivolto un appello ai privati cittadini – qualora intendano effettuare analisi autonome – di rivolgersi esclusivamente a enti qualificati e competenti, evitando di dare credito a informazioni non verificate che circolano sui social network.
Restano ancora da definire la data di riapertura di nidi e scuole dell’infanzia (unici istituti ancora in attesa di aggiornamenti, visto che per gli studenti più grandi l’anno scolastico si è concluso proprio il 10 giugno), mentre sono previsti nei prossimi giorni un incontro pubblico per illustrare nel dettaglio i risultati completi delle analisi ambientali e ulteriori approfondimenti da parte dell’agenzia regionale.




