Incendio a Vicopisano, Arpat taglia corto: “Inquinanti in aria sotto i limiti”
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Redazione Interno
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L’incendio che l’8 giugno ha divorato il capannone di stoccaggio della Delca Energy a Vicopisano, in zona Lugnano, non ha prodotto – almeno stando ai primi dati ufficiali – il disastro ambientale che molti temevano. Le centraline Arpat posizionate a Pisa e a Santa Croce sull’Arno, rispettivamente a circa dieci e quindici chilometri dal rogo, hanno restituito valori ampiamente entro i limiti di legge, nonostante la colonna di fumo nero – generata dalla combustione di oltre duemila tonnellate di materiale plastico – fosse visibile per decine di chilometri.
I tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana hanno rilevato un lieve incremento degli ossidi di azoto e del particolato, con i PM10 che hanno sfiorato i 20 microgrammi per metro cubo e i PM2,5 che si sono fermati a 14, una frazione, questi valori, della soglia di allarme fissata per legge.
Lo spegnimento e la bonifica dell’area
Mentre i vigili del fuoco lavorano senza sosta per domare gli ultimi focolai – un’operazione complessa a causa del cedimento della tettoia e della pericolosità della struttura – e rimuovere l’enorme massa di rifiuti ancora accumulata, il sindaco Matteo Ferrucci ha confermato la prosecuzione della fase finale di messa in sicurezza del sito.
La sua raccomandazione, in un video diffuso sui social, è stata chiara: se i privati vogliono fare analisi autonome, le facciano pure, ma si affidino esclusivamente a laboratori competenti ed enti qualificati, evitando quelle che lui stesso ha definito “castronerie” diffuse dai cittadini attraverso i canali social.
Nessun fascicolo d’indagine è stato ancora formalmente aperto dalla procura della Repubblica di Pisa, che attende gli accertamenti dei vigili del fuoco per valutare eventuali ipotesi di reato legate all'origine del rogo, mentre le scuole dell’infanzia e le piscine comunali restano chiuse in via precauzionale.
I campionamenti su foglie e ortaggi
L’attenzione degli investigatori e dei residenti, però, non si concentra solo su ciò che è volato in alto, ma anche su ciò che è caduto al suolo. Nel pomeriggio del 9 giugno, i tecnici Arpat hanno setacciato il territorio prelevando campioni di vegetazione – specificamente foglie di insalata, zucchine e alberi da frutto – in quattro punti critici posizionati a ovest del rogo.
Il giorno successivo, il campionamento è stato esteso alla zona est, dove sono stati raccolti anche foglie di vite selvatica e meloni, un’opera certosina consegnata ai laboratori dell’Area Vasta Costa di Livorno per la ricerca di sostanze subdole e persistenti come Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), Policlorobifenili (PCB), diossine e furani.
Questi controlli, come spiegato dai responsabili della protezione civile durante le riunioni al Centro di coordinamento dei soccorsi, si basano su un modello meteo diffusionale preciso: le aree più a rischio di ricaduta sono state individuate in un raggio di 300 metri attorno al capannone (zona rossa) e in settori circolari fino a 800 metri verso nord-ovest ed est (zone gialle), lasciando intendere che fuori da questi perimetri il rischio di contaminazione da ricaduta pesante sia statisticamente irrilevante.




