La revisione delle norme sulle auto a combustione slitta, lasciando in sospeso le strategie industriali
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il cosiddetto "D-Day" per il futuro dell'auto europea, inizialmente fissato per il 10 dicembre, è stato di fatto rinviato. La Commissione europea, che avrebbe dovuto presentare la revisione del regolamento che vieta la vendita di nuove auto a motore termico dal 2035, ha infatti posticipato la pubblicazione del pacchetto di misure. Questo slittamento, quantificato in "alcune settimane" e che potrebbe portare parte dei dossier più spinati addirittura a gennaio, non rappresenta una semplice questione di agenda. Rivela, piuttosto, le profonde tensioni e i complessi negoziati in corso all'interno dell'Unione, dove la transizione ecologica si scontra con le esigenze competitive dell'industria.
Le pressioni dei governi per una rimodulazione dei tempi
A chiedere una pausa di riflessione sono stati, in modo sempre più esplicito, alcuni dei principali Stati membri. L'Italia e la Germania, quest'ultima tradizionalmente considerata un pilastro della green transition, hanno inviato appelli formali alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, sollecitando una revisione degli stringenti termini del phase-out. A loro si è unito, tramite una lettera congiunta, un fronte di sei leader nazionali, tra cui il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni e il primo ministro polacco Donald Tusk. La preoccupazione centrale, espressa senza mezzi termini, è quella di proteggere un comparto industriale strategico – l'automotive, appunto – da norme percepite come troppo rigide e potenzialmente dannose in un contesto globale di forte concorrenza.
L'immobilismo che frena gli investimenti delle case automobilistiche
Questa incertezza normativa, generata dal rinvio della decisione, ha un impatto immediato e concreto sulle strategie industriali. Colossi come Stellantis e Volkswagen, ma in realtà l'intera filiera europea del settore, si trovano in una condizione di stallo. Milioni, se non miliardi, di euro di investimenti per la riconversione produttiva e lo sviluppo di nuove tecnologie sono di fatto sospesi, in attesa di un quadro regolatorio chiaro e definitivo. La mancata pubblicazione del pacchetto, che include non solo la revisione dei limiti alle emissioni di CO2 ma anche misure sulla competitività, costringe le aziende a operare in una zona grigia, dove pianificare il lungo periodo diventa un'impresa ad alto rischio.
La complessa ricerca di un equilibrio tra ambiente e industria
Il nodo da sciogliere, come dimostra l'iter travagliato di questa revisione, non è di semplice soluzione. Da un lato permangono gli obiettivi climatici vincolanti dell'Unione, sanciti dal Green Deal e confermati dal voto del Parlamento europeo del 2022. Dall'altro, si fa sempre più pressante la necessità di adattare il percorso di transizione alla realtà economica e tecnologica, tenendo conto dello sviluppo dell'infrastruttura di ricarica, della disponibilità di materie prime e della posizione di svantaggio competitivo rispetto ad altri attori globali. La scelta della Commissione di prendersi più tempo, sebbene rallenti i processi, indica la volontà di trovare un testo che possa mediare tra queste istanze divergenti, cercando un punto di equilibrio che non sacrifichi né la sostenibilità ambientale né quella industriale.




