Mercato auto Europa, primo semestre 2026 in crescita: Bev al 20,7%, crollano benzina e diesel
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Redazione Economia
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Il primo semestre del 2026 si chiude con un bilancio decisamente positivo per il mercato automobilistico europeo, che dimostra una capacità di tenuta e di crescita nonostante un contesto internazionale ancora segnato da tensioni e incertezze. Secondo il consueto rapporto diffuso dall'Acea, l'associazione che riunisce i costruttori di automobili del Vecchio Continente, le immatricolazioni di nuove auto nei Paesi dell'Unione Europea hanno raggiunto quota 5.896.683 unità, registrando un incremento del 5,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; se si allarga lo sguardo per includere anche il Regno Unito e i Paesi Efta (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera), il totale sale a 7.232.066 vetture immatricolate, con una crescita che tocca il 6,1%.
Un mese di giugno da record per le immatricolazioni
A trainare questo risultato positivo è stato in larga parte il mese di giugno, che ha letteralmente messo il turbo alle vendite. Nel sesto mese dell'anno, le immatricolazioni nell'area Ue più Regno Unito ed Efta sono state 1.407.332, con un balzo del 13,1% rispetto a giugno 2025; se ci si limita al solo perimetro dell'Unione Europea, il rialzo è stato addirittura del 13,6%, un dato che ha contribuito in maniera determinante a consolidare il bilancio del semestre e a compensare eventuali flessioni registrate nei mesi precedenti.
Si tratta di una performance di rilievo, che arriva in un momento in cui il comparto automobilistico deve fare i conti con quella che l'Acea stessa definisce come una fase caratterizzata da "persistenti fattori geopolitici sfavorevoli", fattori che continuano a pesare sulle prospettive future del settore e sulla fiducia di operatori e consumatori.
L'elettrico avanza: Bev al 20,7%, volano le ibride
Guardando alla composizione del mercato, emerge con chiarezza un dato che segna una svolta epocale per l'industria europea: nel corso del primo semestre del 2026, una nuova auto su cinque venduta all'interno dell'Unione Europea è risultata essere a batteria, ovvero completamente elettrica a zero emissioni allo scarico (Bev).
La quota di mercato delle auto elettriche pure ha infatti raggiunto il 20,7%, un traguardo che solo pochi anni fa appariva lontano e che invece oggi rappresenta una realtà consolidata, frutto di politiche incentivanti, dell'ampliamento dell'offerta da parte dei costruttori e di una progressiva maturazione della domanda da parte del pubblico.
Parallelamente, le auto ibride tradizionali (non plug-in) hanno continuato a registrare un'impennata nelle vendite, confermandosi come una soluzione di transizione sempre più gradita da chi cerca un compromesso tra efficienza e autonomia; le ibride plug-in, dal canto loro, mantengono una posizione di nicchia ma in crescita, contribuendo a quel mix di tecnologie che sta progressivamente spiazzando i tradizionali motori a combustione interna.
Benzina e diesel in caduta libera, il caso Stellantis
In questo scenario di profonda trasformazione, a rimetterci sono inevitabilmente le alimentazioni più tradizionali. Le auto a benzina e a diesel continuano a perdere quota in modo costante e inesorabile, erose su tutti i fronti dall'avanzata dell'elettrificazione e dal mutare delle abitudini di acquisto dei consumatori europei, sempre più sensibili alle tematiche ambientali e ai costi di gestione nel lungo periodo.
I dati diffusi dall'Acea non lasciano spazio a interpretazioni: il declino delle motorizzazioni termiche è strutturale e non sembra destinato a invertire la rotta, nonostante le resistenze e le polemiche che ancora accompagnano il percorso verso la mobilità sostenibile. In questo contesto, Stellantis ha visto crescere i propri volumi di vendita del 5,3% su base annua, pur perdendo tuttavia qualche punto percentuale di quota di mercato, un aspetto che il gruppo guidato da Carlos Tavares dovrà monitorare con attenzione nei prossimi mesi.
Il gruppo italo-francese, come del resto l'intero settore, si trova a navigare in acque agitate, tra la necessità di investire massicciamente sull'elettrico e quella di gestire un portafoglio prodotti ancora fortemente legato alle alimentazioni tradizionali, in un mercato che cambia a velocità sostenuta.
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