Al Bano, la figlia Jasmine rompe il silenzio: «Non l’ho mai visto così, ha fatto bene a difenderci»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il polverone sollevato dalle recenti dichiarazioni di Romina Power, che nel salotto di “Belve” aveva rievocato il dolore per la scomparsa di Ylenia accusando l’ex marito di essere venuto meno al suo ruolo di pilastro, non accenna a depositarsi. Anzi, a distanza di poche ore dall’intervento indignato di Al Bano a “Domenica In” – quello in cui il cantante pugliese, tra le lacrime, chiedeva conto all’ex moglie di quelle che lui stesso ha definito “pugnalate alle spalle” –, a gettare ulteriore carne sul fuoco ci ha pensato la figlia Jasmine. La giovane, nata dalla relazione tra Al Bano e Loredana Lecciso, ha scelto il set de “La volta buona” per offrire una testimonianza diretta e inedita dello stato d’animo paterno, rompendo un silenzio che in famiglia durava da anni su questi delicatissimi capitoli privati.
Uno sguardo inedito sulla fragilità del “Leone”
Jasmine Carrisi – ascoltata con attenzione da Caterina Balivo – ha descritto un padre ferito nell’orgoglio ma, soprattutto, nel profondo del cuore. Secondo il suo racconto, Al Bano sarebbe apparso vulnerabile come non mai, una crepa notevole nell’armatura di quell’uomo solido e fiero che il pubblico è abituato a vedere. “Questa è stata la prima volta che ho visto mio padre così vulnerabile – ha rivelato la ragazza, sottolineando come la difesa messa in atto dal cantante non fosse solo un atto dovuto, ma una necessità impellente –, ho percepito tutto il suo dolore”. Jasmine ha voluto rimarcare con forza la legittimità di quella reazione pubblica, respingendo al mittente l’idea che potesse trattarsi di una sterile polemica mediatica; anzi, ha descritto lo sfogo a “Domenica In” come un momento liberatorio per l’artista, necessario a ristabilire una verità dei fatti che lei ritiene essere stata distorta da una narrazione poco chiara dominante in questi giorni.
La frattura generazionale e il peso dei social
Mentre Jasmine si schierava apertamente dalla parte del padre, definendolo un “uomo di cuore” e chiedendosi retoricamente come si possa non trovare un sostegno in una figura del genere, dall’altra parte della barricata – quella mediatica – arrivavano segnali opposti. I figli maggiori della coppia originaria, Yari e Cristel, hanno infatti rotto il loro tradizionale riserbo con messaggi social criptici ma inequivocabili. Quest’ultima, in particolare, ha pubblicato un post che suona come una stilettata diretta al genitore: “E comunque nessuno si arrabbia di più di un narcisista che si sente accusato di qualcosa che ha assolutamente commesso”. Jasmine, interpellata anche su questo, ha preferito mantenere una linea morbida dichiarando di non sapere se il tweet fosse effettivamente indirizzato al padre, limitandosi a esprimere dispiacere per la possibilità che lo fosse; una reazione, la sua, che evidenzia la complessità di un albero genealogico in cui i figli delle diverse unioni faticano a trovare un terreno comune, dividendosi di fatto tra il sostegno incondizionato al padre e la vicinanza alla sofferenza della madre Romina.
Il dramma irrisolto di Ylenia come sfondo
A rendere il tutto più grave, e a distinguere questa faida da un normale battibecco da rotocalco, rimane sullo sfondo l’ombra lunga e mai sopita della scomparsa della primogenita. Il libero di Ylenia Carrisi, disperso a New Orleans ormai da anni, continua a rappresentare il fronte su cui le versioni degli ex coniugi divergono in modo traumatico. Se Romina Power ha lamentato di essersi trovata improvvisamente senza un appoggio, Al Bano ha rivendicato la propria versione dei fatti – quella di un padre che girava nei quartieri a rischio con la polizia per cercare la figlia – definendo “ingiuste” le accuse ricevute. Jasmine, nel suo intervento, ha tentato di mediare anche su questo punto delicatissimo, suggerendo che forse, se Romina non ha trovato un pilastro in Al Bano, è perché anche lui in quel momento stava attraversando lo stesso identico dolore devastante, annullandosi di fatto a vicenda nella reciproca incomprensione. Parole che, se da un lato cercano di gettare un ponte, dall’altro finiscono per cristallizzare una spaccatura che appare ormai strutturale e forse, vista la cronaca di questi giorni, destinata a restare tale ancora a lungo.




