Incendio a Settimo, le fiamme partono dalla casa di un accumulatore seriale: venti famiglie sfollate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La densa colonna di fumo nero, visibile fin dai comuni limitrofi di Volpiano e Leini, ha spezzato la quiete della domenica mattina a Settimo Torinese. È successo tutto in via Ceres, dove intorno alle sette del 10 maggio 2026 un rogo di vaste proporzioni ha costretto all’evacuazione una ventina di nuclei familiari. A innescare il bilancio, ancora provvisorio, di ingenti danni materiali – nessuna vittima, per fortuna – sarebbe stato l’alloggio di un anziano vedovo, che gli inquirenti e i vigili del fuoco conoscono già come un «accumulatore seriale» di rifiuti e masserizie. Proprio quelle montagne di oggetti accatastati, dentro e subito fuori dall’abitazione, si sono trasformate in una miccia capace di innescare un incendio dalle proporzioni preoccupanti in un’area ad alta densità abitativa.

L’inferno di rottami e polimeri

Le fiamme, alimentate da plastica, legno e inerti di vario genere, non hanno risparmiato neppure un magazzino adiacente alla casa del pensionato; da lì il fronte del calore ha lambito il cortile di una carrozzeria, dove erano stoccati altri cumuli di scarti. In pratica, il fuoco ha trovato un carburante quasi inesauribile, liberando nell’aria una miscela densa di composti organici volatili. Il personale tecnico di Arpa Piemonte, accorso immediatamente sul posto con strumentazione portatile, ha rilevato valori variabili – alti a tratti, in lieve calo in altri punti – senza però ancora emettere un bollettino definitivo sulla qualità dell’aria. Nel frattempo, i vigili del fuoco hanno lavorato per ore con diverse squadre, riuscendo infine a domare completamente le lingue di fuoco solo a metà giornata.

Lo sfollamento e le operazioni di messa in sicurezza

La paura, inevitabilmente, si è diffusa tra i residenti della palazzina situata di fronte al cortile bruciato. Una dozzina di famiglie – in realtà, secondo altre stime si arriverebbe a una ventina di unità abitative – ha dovuto lasciare le proprie case con pochi minuti di preavviso. Nessuna concitazione violenta, ma il silenzio carico di tensione di chi osserva i pompieri mentre smontano pezzo dopo pezzo l’accumulo di rifiuti che per anni era rimasto indisturbato. L’anziano proprietario dell’alloggio da cui tutto sarebbe partito, benché noto alle cronache locali per la sua sindrome da accumulo, è rimasto fortunatamente illeso; non risultano al momento altri feriti. Le operazioni di spegnimento, complesse a causa della densità dei materiali in combustione, hanno richiesto l’impiego di autoscale e idranti pesanti, con i pompieri costretti a lavorare in tuta termica per evitare intossicazioni.

I rilievi tecnici e il contesto abitativo

L’intervento dell’Arpa si è reso necessario non solo per i fumi tossici, ma anche per la posizione del rogo: via Ceres, nel tratto tra i numeri 11 e 19, sorge in un quartiere dove le case popolari e i piccoli capannoni artigianali convivono a pochi metri di distanza. Una simile promiscuità, se gestita male, può trasformare un gesto incauto – o una semplice negligenza domestica – in una emergenza collettiva. I tecnici ambientali hanno prelevato campioni dell’aria e delle superfici esterne, mentre i vigili del fuoco hanno provveduto a mettere in sicurezza l’area, sgombrando i detriti ancora incandescenti. Le famiglie sfollate, per lo più giovani coppie e anziani, sono state assistite dai servizi sociali del comune; alcune hanno trovato riparo da parenti, altre in soluzioni temporanee messe a disposizione dalla protezione civile. Il rogo di Settimo, insomma, riaccende i riflettori sul fenomeno degli accumuli seriali, una patologia che non è solo una questione di decoro urbano ma – come dimostrano queste fiamme – un vero e proprio rischio per la sicurezza collettiva.

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