Dazi, la partita tra Ue e Usa su digitale e acciaio
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Redazione Esteri
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Gli Stati Uniti, nell'ambito delle complesse trattative commerciali con l'Unione europea, hanno avanzato una proposta di scambio inedita, che lega due settori apparentemente distanti come il digitale e la siderurgia. Il segretario al Commercio americano, Howard Lutnick, ha dichiarato, al termine di un incontro bilaterale con i rappresentanti dell'Ue, che una revisione delle norme europee sul digitale da parte di Bruxelles potrebbe spalancare le porte a investimenti statunitensi nell'ordine dei mille miliardi di dollari, un fiume di capitali che, secondo le sue stime, potrebbe incrementare la crescita del Pil continentale di mezzo punto percentuale. Lutnick, il quale ha definito il regolamento digitale comunitario un'opportunità mancata, ha quindi lasciato intendere che, da parte americana, vi sarebbe una concreta disponibilità a venire incontro alle richieste europee riguardanti il commercio dell'acciaio, un dossier spinoso che da mesi tiene banco nei negoziati.
La risposta di Bruxelles sul diritto sovrano
La Commissione europea, da parte sua, ha replicato alle sollecitazioni americane con un messaggio che unisce l'apertura al dialogo a una ferma difesa della propria autonomia. Un portavoce dell'Esecutivo comunitario, pur affermando che l'Ue è sempre pronta a discutere con partner affini su qualsiasi argomento e su qualsiasi potenziale preoccupazione, ha tenuto a ribadire con forza il "diritto sovrano" dell'Europa di legiferare in materia. Le norme Ue, ha specificato, si applicano esclusivamente all'interno del mercato unico e in maniera del tutto paritetica per tutte le aziende, a prescindere dal loro paese di origine, cercando in questo modo di smontare l'idea che si tratti di un protezionismo normativo.
I prodotti sul tavolo della trattativa
Parallelamente a questa delicata trattativa strategica, prosegue il negoziato più tradizionale, quello che ha per oggetto le liste di prodotti colpiti dai dazi. Sul tavolo dei colloqui, che hanno visto impegnati il commissario europeo al Commercio Maroš Šefčovič e la delegazione statunitense di cui fanno parte, oltre a Lutnick, anche il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer, figurano alcune eccellenze del made in Italy. La lista di possibili ritorsioni preparata da Bruxelles include, tra gli altri, la pasta e i formaggi, i vini e i liquori, senza dimenticare l'olio d'oliva e persino gli occhiali da sole. Una gamma di beni, molti dei quali di largo consumo, scelti evidentemente per il loro forte impatto simbolico e commerciale.
Il contesto più ampio e le pressioni esterne
Questo intenso scambio di proposte e posizioni si inserisce in un contesto internazionale reso ancor più complesso dalla minaccia, più volte evocata dalle autorità europee, di un dumping cinese nel settore siderurgico. La possibilità che un'ondata di acciaio a basso costo dalla Cina possa invadere i mercati, infatti, costituisce un ulteriore elemento di pressione che spinge Bruxelles a cercare una soluzione rapida e strutturata con gli Stati Uniti, i quali, a loro volta, sembrano voler sfruttare la leva degli investimenti digitali per ammorbidire le resistenze comunitarie su un capitolo, quello della regolamentazione tech, che tocca interessi economici colossali.




