L'Abruzzo negli occhi di Berengo Gardin, che denunciò i ritardi della ricostruzione dopo il sisma del 2009

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Si è spento a Genova, all’età di 94 anni, Gianni Berengo Gardin, maestro della fotografia italiana, la cui carriera – costellata da riconoscimenti internazionali – ha lasciato un’impronta indelebile nel racconto visivo del Paese. Tra i suoi lavori più significativi, quelli realizzati in Abruzzo, dove immortalò con il suo inconfondibile bianco e nero non solo la bellezza di Scanno, ma anche le ferite aperte del terremoto che nel 2009 sconvolse L’Aquila.

Le sue immagini, che documentavano i ritardi della ricostruzione, diventarono testimonianza cruda di un’emergenza trasformata in cronicità. Non si limitò a catturare paesaggi o volti, ma scelse di essere, come amava definirsi, «un testimone». Lo dimostra anche il reportage sulle grandi navi a Venezia, realizzato nel 2013 mentre allestiva una mostra alla Casa dei Tre Oci. «Spariva ogni giorno alle 17», ricorda Denis Curti, curatore della mostra, «per poi riapparire con scatti che denunciavano l’impatto dei colossi del mare sul fragile ecosistema lagunare».

Oltre due milioni di negativi, più di 260 libri pubblicati e 360 mostre personali in tutto il mondo raccontano una vita dedicata all’osservazione. Tra le esposizioni ancora visitabili, quella a Perugia, dove le sue foto ritraggono lo studio di Giorgio Morandi, restituendo l’essenza degli spazi in cui il pittore emiliano diede forma alla sua poetica.

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