La Camera approva gli aiuti a Kiev, Crosetto: «Nessuno scappa, la fiducia chiarisce le posizioni». Mosca tenta il blocco di WhatsApp e colpisce Odessa: 300mila senz‘acqua
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Redazione Interno
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Il Parlamento italiano, con il voto di fiducia posto dal governo sul decreto Ucraina, ha ribadito la continuità del sostegno a Kiev, un impegno che – come ha tenuto a precisare il ministro della Difesa Guido Crosetto dinanzi all’Aula di Montecitorio – non rappresenta affatto una fuga dal confronto parlamentare, bensì un atto di trasparenza politica volto a cristallizzare le singole responsabilità di chi appoggia l’esecutivo e di chi invece, magari cercando una comoda ambiguità, preferirebbe sottrarsi alla chiarezza -1 -8. La risoluzione di maggioranza, approvata nelle stesse ore in cui l’esercito russo intensificava la sua offensiva invernale sulle infrastrutture energetiche ucraine, impegna l’Italia a proseguire nell‘invio di mezzi e sistemi difensivi in coordinamento con gli alleati Nato e del G7; e lo fa, secondo le parole del titolare della Difesa, senza alcuna vergogna per le armi spedite, dal momento che queste – nella sua ricostruzione – non sarebbero strumenti di offesa bensì l’unica barra in grado di scongiurare l’abbattimento di un ospedale o di una centrale elettrica -1.
Dai raid notturni su Kiev e Odessa al tentativo di isolamento digitale
Mentre a Roma si consumavano le dinamiche parlamentari, con le opposizioni – in particolare Angelo Bonelli di Avs – che denunciavano una maggioranza «deflagrata» e allargata a figure considerate ingombranti come quelle del generale Vannacci, la notte ucraina veniva squarciata da ventiquattro missili balistici e duecentodiciannove droni, un‘ondata offensiva che ha concentrato i propri effetti letali soprattutto sugli impianti di generazione e sulle sottostazioni di distribuzione -2 -7. L’aviazione ucraina, pur abbattendo duecentotredici bersagli aerei, non ha potuto evitare che diciannove droni e nove missili centrassero tredici obiettivi sul territorio, causando danni ingenti alla rete elettrica e, per effetto a catena, all’approvvigionamento idrico: a Odessa, infatti, circa trecentomila persone si sono ritrovate senza acqua corrente, mentre nella sola capitale Kiev si contavano quasi duemilaseicento edifici residenziali privati del riscaldamento in pieno inverno, con temperature rigidissime che aggravano ulteriormente la condizione di vulnerabilità della popolazione -4 -5.
Lo spostamento del tavolo negoziale da Abu Dhabi alla Florida
Parallelamente all’escalation militare, che ha provocato almeno due vittime civili nell’insediamento di Lozova, nella regione di Kharkiv, e numerosi feriti tra cui un bambino di quattro anni colpito a Dnipro, il fronte diplomatico registrava movimenti significativi: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che i negoziati, sinora condotti nella capitale emiratina di Abu Dhabi in formato trilaterale con gli Stati Uniti nel ruolo di mediatori, si trasferiranno negli Stati Uniti, verosimilmente a Miami, entro i prossimi sette giorni -2 -9. La Casa Bianca, secondo quanto riferito dallo stesso leader ucraino, avrebbe fissato una deadline implicita ma stringente – la fine della primavera, giugno – per giungere a una sospensione delle ostilità; ciò nonostante, il nodo territoriale del Donbass rimane del tutto irrisolto, poiché Mosca continua a subordinare qualsiasi intesa al ritiro delle forze di Kiev dall’intera regione di Donetsk, mentre l’Ucraina replica che il modello «siamo dove siamo» rappresenta l’unica base realistica per un congelamento del fronte -2.
Il blocco di WhatsApp e la spinta russa verso l’app di Stato
Sul versante interno alla Federazione, il Cremlino ha contestualmente intensificato la propria offensiva cibernetica e normativa: dopo mesi di pressioni e di ripetuti avvertimenti da parte del regolatore Roskomnadzor, la Russia ha infatti proceduto al blocco totale di WhatsApp, piattaforma di messaggistica istantanea controllata da Meta, costringendo di fatto oltre cento milioni di utenti a migrare forzatamente verso Max, un’applicazione nazionale che i critici definiscono senza mezzi termini uno strumento di sorveglianza statale e che il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, invece, presenta come una valida alternativa domestica in grado di semplificare la vita quotidiana dei cittadini -3 -10. Il tentativo, ha stigmatizzato la stessa società californiana attraverso un comunicato pubblicato sul proprio profilo X, isola decine di milioni di persone dalla possibilità di comunicare in modo cifrato e sicuro; e lo fa in un contesto in cui la stessa app Telegram, già oggetto di restrizioni, subisce da tempo una erosione progressiva della propria accessibilità, in favore di un ecosistema digitale interamente governato e privo di crittografia end‑to‑end -3.




