Lusso, Kering avanza sull’acquisizione di Raselli Franco group con una prima tranche del 20%
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Redazione Economia
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Non c’è solo la moda, nell’orizzonte del colosso francese del lusso, ma anche la gioielleria intesa come asset strategico di filiera: Kering ha messo a segno il primo passo nell’operazione che la porterà, entro il prossimo decennio, a controllare interamente il Raselli Franco group. La transazione, perfezionata in queste settimane, ha visto il conglomerato guidato da François-Henri Pinault acquisire una quota iniziale del 20% del produttore indipendente di gioielli di lusso con sede in Italia, uno dei più rilevanti nel panorama europeo per capacità artigianale e volumi. Il corrispettivo per questa prima tranche è stato di 115 milioni di euro, una cifra che già di per sé segnala il valore attribuito a un’azienda che, fino a ora, era rimasta saldamente nella mani della famiglia fondatrice.
La struttura dell’accordo e il percorso verso il controllo totale
L’intesa, che era stata anticipata già nello scorso mese di dicembre, prevede una tempistica articolata ma chiara: l’acquisizione della totalità del capitale del Raselli Franco group verrà completata entro il 2032. Si tratta di un arco temporale lungo, certo, ma funzionale a una progressiva integrazione operativa e finanziaria, nella quale Kering potrà gestire con gradualità il passaggio di consegne senza strappi rispetto all’assetto produttivo attuale. L’operazione, in tal senso, non è semplicemente finanziaria: la scelta di entrare con una partecipazione significativa già in questa fase consente al gruppo francese di sedersi al tavolo della governance con un peso specifico non trascurabile, pur lasciando alla famiglia Raselli la gestione corrente per gli anni a venire. È un meccanismo che Kering ha già sperimentato in altri segmenti del lusso, dove l’acquisizione scalare ha spesso dato migliori risultati rispetto a operazioni di buyout totali in tempi brevi.
Kering jewelry, il progetto industriale che guida la mossa
Dietro questa operazione c’è un disegno industriale preciso, che va sotto il nome di Kering Jewelry. Si tratta di una nuova entità interna, concepita per strutturare e dare accelerazione al comparto orafo del gruppo. E non è un dettaglio secondario, perché fino a oggi Kering, pur avendo in portafoglio marchi iconici come Boucheron e Pomellato, non possedeva al proprio interno una capacità produttiva diretta paragonabile a quella dei grandi competitor del settore, da Cartier a Van Cleef & Arpels. Con Raselli Franco group, invece, il gruppo si assicura una delle realtà europee più solide nella produzione conto terzi e in proprio per il lusso: un’azienda che negli ultimi anni ha saputo mantenere un equilibrio fra tradizione artigianale e capacità di rispondere alle esigenze di volumi dei grandi brand. La controllata nasce quindi per coordinare questa filiera, mettendo a fattor comune know-how, fornitori e competenze.
I movimenti sullo sfondo: il capitale italiano del lusso in fermento
Mentre Kering formalizza la prima fase dell’acquisizione di Raselli Franco group, un altro dossier di capitale segna le cronache del lusso italiano, con i riflettori puntati su Giorgio Armani. Il Sole 24 Ore ha riportato che la famiglia Armani, dopo l’avvio della seconda fase della Fondazione Giorgio Armani, starebbe valutando l’ipotesi di aprire il capitale a una cordata di investitori strategici. Il testamento del fondatore, scomparso nel 2025 all’età di 91 anni, avrebbe indicato EssilorLuxottica, L’Oréal e LVMH come acquirenti privilegiati per una quota iniziale del 15%, con la possibilità, in un secondo tempo, di salire fino al 54,9%. Le azioni di EssilorLuxottica e L’Oréal hanno registrato movimenti in borsa a seguito di queste indiscrezioni, sintomo di un interesse del mercato verso un possibile riassetto che potrebbe coinvolgere alcuni dei principali attori europei del lusso e dell’eyewear. In questo scenario, la famiglia Armani – descritta come compatta – sta accelerando sul riassetto del gruppo, valutando diverse soluzioni per gestire il futuro della maison dopo la scomparsa del fondatore. Il passaggio chiave individuato sarebbe la cessione del 15% del capitale, prevista tra il dodicesimo e il diciottesimo mese dalla successione.




