Ricatti e massoneria, la procura di Prato acquisisce l'elenco degli affiliati della loggia del Sagittario
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Redazione Interno
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La procura di Prato, coordinata dal procuratore capo Luca Tescaroli, sta conducendo indagini serrate sul caso del ricatto a luci rosse ai danni di Tommaso Cocci, l’avvocato trentaquattrenne che è stato capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio comunale e candidato alle scorse regionali. Gli accertamenti, che vertono sui reati di diffusione di materiale sessualmente esplicito senza consenso e diffamazione, si stanno concentrando in particolare sulle dinamiche che hanno portato alla circolazione di quelle accuse anonime, le quali – oltre a ipotizzare “festini” e “uso di droga”, fermamente respinti dall’interessato – menzionavano la sua affiliazione alla massoneria.
Proprio su questo punto, Cocci ha confermato la sua appartenenza alla loggia del Sagittario di Prato-Valle del Bisenzio, una realtà che fa capo alla Gran Loggia Alam (Antichi liberi accettati muratori). Quest’ultima, non nuova alle cronache giudiziarie, era già emersa nell’inchiesta per corruzione che coinvolse l’ex sindaca pd Ilaria Bugetti e l’imprenditore Riccardo Matteini Bresci, il quale – è bene ricordarlo – fu maestro della loggia fino al 2020. La procura, in questo contesto, ha acquisito l’elenco completo degli affiliati al sodalizio, un passaggio cruciale per comprendere i legami e le eventuali pressioni sull’esponente politico.
All’interno di Fratelli d’Italia, la linea adottata è stata quella del massimo riserbo. Dallo scorso sabato, quando la notizia del ricatto è diventata di dominio pubblico, i referenti locali del partito hanno azzerato qualsiasi commento sui social network e nelle dichiarazioni pubbliche, estendendo questa sorta di coprifuoco mediatico anche agli altri candidati regionali, Claudio Belgiorno e Gianluca Banchelli. Una scelta dettata dalla volontà di “stare vicino a Tommaso”, vivendo il partito “intensamente, come una grande famiglia”.




