Stellantis sotto la lente dei rating, dopo il venerdì nero un rimbalzo in Borsa
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Redazione Economia
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Il vento pare girare in Borsa per Stellantis, con il Titolo che tenta un timido recupero dopo il crollo del 25% subìto lo scorso venerdì, giornata in cui il gruppo annunciò svalutazioni per oltre 22 miliardi di euro. Quel giorno nero per gli azionisti, che ha scosso la piazza finanziaria milanese, trova però una sua eco fredda e analitica nelle valutazioni delle due principali agenzie internazionali, Moody's e Standard & Poor's, le quali – pur seguendo percorsi interpretativi non del tutto identici – hanno deciso di tagliare il rating del colosso automobilistico, guidato dall'amministratore delegato Antonio Filosa e controllato dalla famiglia Agnelli attraverso Exor. Le decisioni, come è prassi, arrivano a seguito della pubblicazione dei risultati preliminari del 2025, che hanno reso evidente la necessità di una pesante revisione contabile degli asset, e delineano un panorama futuro denso di sfide da superare per il costruttore italo-francese.
Una doppia bocciatura ai confini dell'investment grade
Il responso delle due sorelle del giudizio finanziario è stato netto e, per molti versi, allarmante. Standard & Poor's ha infatti abbassato il giudizio da BBB a BBB-, l'ultimo gradino utile prima della categoria cosiddetta "speculativa" o "junk", mantenendo al contempo un outlook negativo. Moody's ha compiuto una mossa analoga, declassando il rating da Baa2 a Baa3, che corrisponde allo stesso livello più basso dell'investment grade, optando però per un outlook stabile. Entrambe le agenzie, ciò nonostante, collocano di fatto il gigante dell'auto a un passo dalla soglia che nessuna grande azienda industriale desidera varcare, perché comporterebbe un aumento significativo del costo del denaro e una fuga di molti investitori istituzionali, vincolati a politiche che escludono gli asset rischiosi.
Le ragioni strutturali dietro il declassamento
Le motivazioni addotte dagli analisti, che vanno ben al di là del singolo evento straordinario delle svalutazioni, gettano luce sulle preoccupazioni per la sostenibilità a medio termine del modello di business. Standard & Poor's, in particolare, giustifica l'outlook negativo citando il rischio che "la forte concorrenza, l'aumento della quota di veicoli elettrici a batteria in Europa — che riducono i margini — e una ripresa dei volumi più lenta del previsto o costi più elevati in Nord America" possano impedire a Stellantis di centrare due obiettivi finanziari cruciali entro la fine del 2027. Si tratta del raggiungimento di un margine di Ebitda rettificato intorno al 7% e di un rapporto tra Free Operating Cash Flow e vendite ben superiore all'1%, parametri che appaiono oggi più lontani e incerti. Moody's, pur stemperando il giudizio con uno stabile, condivide sostanzialmente l'analisi di queste pressioni di mercato.
La transizione elettrica e le incognite sui mercati chiave
Il cuore del problema, come evidenziato dai report, risiede dunque nella difficile transizione verso l'elettrico, settore in cui i margini di guadagno sono notoriamente più compressi rispetto a quelli dei veicoli termici, e in un contesto nordamericano che potrebbe riservare sorprese sul fronte dei costi. L'Europa, dove il gruppo è storicamente forte, si trasforma in un campo di battaglia sempre più saturo e competitivo, mentre l'America – che dovrebbe essere l'altro pilastro della redditività – presenta il rischio concreto di una domanda che fatica a riprendere il passo sperato. Sono queste, in definitiva, le sfide che l'amministrazione Filosa dovrà gestire nei prossimi trimestri, sotto lo sguardo vigile degli investitori e dei mercati del credito, i quali hanno ora fissato un nuovo e più severo parametro di valutazione per la salute finanziaria della casa automobilistica.




