Il Como travolge il Pisa 5-0 e accarezza il sogno Champions: Fabregas dedica la vittoria a Michael Hartono
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Redazione Sport
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La trentesima giornata di Serie A regala al Como una serata di quelle destinate a lasciare il segno, non solo per il risultato rotondo ma per il peso specifico di una prestazione che, nel suo dispiegarsi sul campo del Sinigaglia, ha assunto i contorni di una dichiarazione d’intenti. Il 5-0 inflitto al Pisa, un divario che fotografa senza appello la distanza tecnica e psicologica tra le due compagini, proietta i lariani al quarto posto in solitaria, a più tre dalla Juventus, consolidando un posizionamento che, da sogno coltivato con la discrezione di chi ha memoria delle difficoltà passate, si fa sempre più concreto, quasi tangibile. Per gli uomini di Cesc Fabregas si tratta della quinta vittoria consecutiva, un filotto che non accenna a interrompersi e che, al momento della sosta per le nazionali, consegna all’ambiente lariano la consapevolezza di un progetto che procede spedito lungo il binario tracciato.
La cronaca, nel suo svolgersi, racconta di una partita che ha smesso di essere tale dopo appena mezz’ora, quando l’errore di Moreo, che perde palla in una zona proibita, permette ad Assane Diao di sbloccare il punteggio con un diagonale sinistro che non lascia scampo a Nicolas. Il raddoppio, firmato Anastasios Douvikas, arriva poco dopo la mezz’ora e porta la firma dello stesso Diao, il cui tentativo – deviato – diventa un assist per il greco, abile nell’anticipo decisivo. Nella ripresa, la musica non cambia: il subentrato Martin Baturina sigla il terzo gol con una conclusione chirurgica dal limite, prima che Nico Paz e Maxi Perrone, entrambi a segno nei minuti finali, completino il pokerissimo. Il Pisa, dal canto suo, si vede annullare due reti per fuorigioco, una sorta di amaro riassunto di una stagione complicata che la classifica racconta senza troppi giri di parole: nove lunghezze dalla Cremonese, prima delle salve, e la sensazione che l’attuale distacco sia il riflesso di un cammino segnato da difficoltà strutturali.
Eppure, a valle di questo tripudio di gol e di gioco, Fabregas sceglie di guardare oltre il punteggio, consegnando alla notizia un elemento che trascende la dimensione meramente sportiva. Intervistato da Dazn, l’allenatore catalano ha voluto dedicare la vittoria a Michael Hartono, figura importante nell’orbita del club recentemente scomparsa. Una dedica che, nelle sue parole, ha assunto il tono di un tributo sentito, quasi una necessità per restituire idealmente alla proprietà un abbraccio collettivo, trasformando il risultato di campo in un gesto di vicinanza e riconoscenza. “Oggi era molto importante perché abbiamo perso una persona importante per il mondo Como”, ha dichiarato Fabregas, spostando il focus dall’aspetto numerico a quello valoriale, forse più intimo ma non per questo meno significativo per l’identità di un gruppo che sta dimostrando di avere spessore anche fuori dal rettangolo verde.
La riflessione del tecnico si è poi allargata al percorso, con un richiamo alle radici del club che aiuta a contestualizzare la portata di quanto sta accadendo. “Sei o sette anni fa eravamo una squadra provinciale in Serie D”, ha ricordato, sottolineando come il lavoro svolto, passo dopo passo, abbia gettato le basi per una crescita che oggi si manifesta in una classifica di vertice. La sua idea di “Champions”, ha aggiunto, non è legata a un traguardo meramente economico o di prestigio, ma risiede nel valore del lavoro, nella visione di una società seria che procede con umiltà e ambizione misurata. Una filosofia che sembra aver attecchito in uno spogliatoio giovane, dove l’entusiasmo si sposa con la consapevolezza di dover ancora crescere, ma dove la solidità del progetto appare ormai un dato acquisito, non più una promessa.
Le scelte di Hiljemark e il divario tecnico che ha deciso la sfida
Sul fronte opposto, il match del Sinigaglia ha evidenziato in maniera impietosa i limiti di un Pisa che, alla prova del confronto con una delle realtà più in forma del campionato, ha mostrato tutte le sue attuali fragilità. Le scelte dell’allenatore Hiljemark, che aveva sorpreso nella formazione iniziale con il ritorno di Albiol dal primo minuto e l’inedito ruolo di Caracciolo sul centrodestra, non hanno prodotto gli effetti sperati, vanificate dalla velocità di esecuzione e dalla qualità della manovra avversaria. La cerniera mediana, composta da Akinsanmiro, Loyola e Hojholt, ha faticato a contenere le incursioni lariane, apparendo spesso in ritardo nelle chiusure e incapace di garantire quel filtro indispensabile per arginare un possesso palla avversario tanto fluido quanto pericoloso. Il divario, evidente già nei primi minuti di gioco, si è poi trasformato in un abisso nella ripresa, quando il Como ha gestito il vantaggio con la sicurezza di chi sa di poter colpire in qualsiasi momento.
Un obiettivo concreto chiamato Champions: il quarto posto diventa realtà
Per il Como, invece, il presente è una dimensione fatta di numeri che iniziano a pesare in modo consistente. Il quarto posto, con 57 punti all’attivo, rappresenta il miglior piazzamento stagionale e la conferma di una continuità di risultati che sta assumendo i contorni di un’abitudine. La vittoria sul Pisa, per quanto ampia, non è stata episodica: si inserisce in un filotto di risultati utili consecutivi che testimoniano la maturità di un gruppo capace di gestire i momenti della partita con lucidità, trasformando ogni potenziale insidia in un’opportunità. Diao, Douvikas, Baturina, Paz e Perrone, i marcatori di giornata, rappresentano un ventaglio di soluzioni offensive che rende la squadra di Fabregas imprevedibile e difficile da arginare per novanta minuti. E se la strada è ancora lunga, la consapevolezza di poter competere per un obiettivo che fino a poco tempo fa appariva utopistico si fa strada nel gruppo e nell’ambiente, sorretta da quella “visione del futuro” di cui parla l’allenatore e che oggi, con questo 5-0, trova una delle sue espressioni più limpide e convincenti.




